Tagliare i fondi a studenti e studentesse con disabilità è una violazione dei loro diritti umani

di Giampiero Griffo*
«Tagliare i fondi che permettono di realizzare i PEI (Piani Educativi Individualizzati) degli studenti e studentesse con disabilità – scrive Giampiero Griffo – è una palese discriminazione e una violazione dei diritti umani di quegli studenti e studentesse, come ha stabilito con chiarezza anche una Sentenza di condanna del nostro Paese, prodotta qualche anno fa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo»

Ragazzo isolato a scuolaRiceviamo e ben volentieri pubblichiamo il seguente contributo, a proposito di una situazione da noi denunciata nei giorni scorsi, riguardante la Provincia di Savona e gli studenti e le studentesse con disabilità di quel territorio. Con un’unica precisazione: che purtroppo situazioni analoghe si stanno con tutta probabilità verificando anche in altre parti d’Italia e pertanto quel che scrive qui di seguito Giampiero Griffo è applicabile pure altrove.

La vicenda della Provincia di Savona che ha deciso di tagliare i fondi che permettevano di realizzare i PEI (Piani Educativi Individualizzati), in particolare per coinvolgere gli educatori, nei processi di inclusione scolastica, come denunciato su queste stesse pagine dal professor Luca Malvicini, si configura come una palese discriminazione nei riguardi degli alunni e delle alunne delle classi frequentanti gli istituti secondari di secondo grado. Infatti in questo caso quegli alunni e alunne si troverebbero a non avere eguaglianza di opportunità rispetto ai compagni di quelle scuole, violando i loro diritti umani.

Lo si evince dalla Sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 10 settembre 2020 (Ricorso n. 59751/15 – Causa G.L. contro l’Italia), che ha condannato il nostro Paese, interpretando il caso di una bambina autistica che non aveva ricevuto adeguati sostegni per la frequenza scolastica, dal momento che il Comune di Eboli (Salerno) aveva dichiarato di non avere fondi.
Alla luce, dunque, della legislazione inclusiva italiana, della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali, e della Carta Sociale Europea, la Corte dei Diritti dell’Uomo aveva condannato l’Italia per la «mancata determinazione delle reali necessità dell’alunna con disabilità ricorrente, nel mettere in campo le soluzioni atte a soddisfare quelle esigenze che le avrebbero consentito di frequentare la scuola in condizioni per quanto possibile equivalenti a quelle degli altri bambini, senza imporre un onere sproporzionato o eccessivo all’Amministrazione Scolastica». In particolare il caso aveva fatto riferimento alla mancata fornitura di servizi educativi specializzati.
La Sentenza, quindi, aveva sottolineato la grave discriminazione, vista l’importanza dell’istruzione e condannato appunto l’Italia al rimborso delle spese processuali e materiali sostenute dalla famiglia per garantire alla bimba gli adeguati sostegni, oltre a 10.000 euro per danno morale.

Nel caso specifico, pertanto, chi scrive propone senz’altro di inviare una lettera alla Provincia di Savona, firmata dai familiari degli alunni colpiti dai tagli, sottolineando la possibilità di essere denunciati per discriminazione e violazione dei diritti umani.

*Membro del Consiglio Mondiale di DPI (Disabled Peoples’ International).

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