Una serie di possibili soluzioni alle varie criticità riscontrate nella fornitura di ausili e presìdi per le persone con disabilità sono state presentate dalla Federazione FISH, nel corso di un’audizione presso la Sottocommissione costituita nell’ambito della Commissione Nazionale per l’aggiornamento dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio Sanitario Nazionale
Come anticipato nei giorni scorsi, la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) è stata audita presso la Sottocommissione costituita nell’ambito della Commissione Nazionale per l’aggiornamento dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio Sanitario Nazionale, occasione durante la quale – rappresentata dal proprio consigliere Michele Adamo, segretario nazionale della UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) e da Giovanni Merlo, direttore della LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità), componente lombarda della Federazione – la stessa FISH ha presentato i risultati di un questionario somministrato alla propria rete associativa, riguardante le criticità riscontrate nella fornitura di ausili e presìdi per le persone con disabilità.
A proposito di tali strumenti, «la fornitura di essi – come si legge in una nota della FISH – rientra appunto tra i LEA, ossia l’insieme di prestazioni e servizi che il Servizio Sanitario Nazionale ha il dovere di garantire a tutti i cittadini. Nonostante ciò, però, i dati a nostra disposizione svelano inefficienze sistemiche e oneri importanti a carico di cittadini e cittadine. Secondo un’indagine di Confindustria Dispositivi Medici dell’ottobre 2023, ad esempio, il 50% dei pazienti attende oltre tre mesi per ricevere un ausilio e a questo si aggiunge un’inadeguata valutazione di adattabilità al domicilio, che viene effettuata solo nel 19% dei casi. Sono criticità che si traducono altresì in un impoverimento per le famiglie, se è vero che il 43,3% delle persone con disabilità sostiene spese aggiuntive superiori al 10% del costo del dispositivo, superando talvolta la tariffa ufficiale. L’incidenza della spesa privata raggiunge, dunque, il 74,98% rispetto a quella pubblica, un chiaro indicatore dell’eccessivo carico finanziario sulle persone con disabilità e le loro famiglie».
Durante la citata audizione, dunque, la FISH ha proposto una serie di soluzioni, ritenendo innanzitutto «fondamentale estendere gli strumenti di valutazione previsti per i LEA anche al settore degli ausili e aumentare in modo strutturale gli investimenti pubblici, ciò che dev’essere accompagnato da azioni concrete per migliorare il sistema, armonizzando i tariffari regionali, eliminando le disparità territoriali e snellendo le procedure burocratiche (prescrizione, autorizzazione ed erogazione) per i presìdi monouso, come cateteri o ausili per stomia. È necessario, inoltre, reintrodurre i codici di ISO di standardizzazione dei prodotti (ISO), nel Nomenclatore Tariffario, indispensabili per la rapida sostituzione e riparazione dei diversi componenti (come batterie e ruote)».
La Federazione, infine, non ha mancato di sottolineare la necessità di «un supporto e coinvolgimento costante delle famiglie e delle Associazioni di rappresentanza nella definizione delle politiche sanitarie, per assicurare che le decisioni rispondano alle reali esigenze delle persone con disabilità». (S.B.)
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