“Caregiver, donatori di attenzioni”: una bussola di sopravvivenza emotiva

Il libro di Cinzia Tocci “Caregiver, donatori di attenzioni” nasce da un’esperienza personale, ma si apre a una riflessione universale: quella del prendersi cura. Scritto infatti mentre l’Autrice assisteva la madre, è un diario intimo e una bussola di sopravvivenza emotiva, ma anche un prezioso spunto di riflessione su cosa voglia dire essere caregiver oggi in Italia, un “esercito silenzioso” di persone che spesso si muovono in solitudine, tra burocrazia e carenze di servizi

Cinzia Tocci, "Caregiver: donatori di attenzioni", 2024Uscito lo scorso anno, il libro Caregiver, donatori di attenzioni di Cinzia Tocci (C1V Edizioni, 2024) nasce da un’esperienza personale, ma si apre a una riflessione universale: quella del prendersi cura. Scritto infatti mentre l’Autrice assisteva la madre, colpita da demenza e successivamente da ictus, il volume è insieme un diario intimo e una bussola di sopravvivenza emotiva. «Non mi sono accorta subito di essere diventata caregiver – racconta Tocci –. Scrivere mi ha aiutata a riconoscermi in quel ruolo e a dare senso a un viaggio che non avevo scelto, ma che mi ha trasformata».
Dopo la morte della madre, nel novembre dello scorso anno, il libro è diventato anche un sostegno nel lutto.

Il racconto si snoda tra ricordi, emozioni e riflessioni che toccano chiunque si trovi a vivere situazioni di fragilità familiare. Cinzia Tocci è conosciuta come editrice e divulgatrice, ma in questo libro, come detto, ha scelto di raccontarsi in prima persona, rendendo nota l’esperienza di chi ha vissuto sulla propria pelle la fatica e la bellezza del prendersi cura. Non solo figlia, ma “genitore della propria madre”, un ribaltamento di ruoli che segna profondamente e che ogni caregiver conosce bene.
La sua testimonianza è tanto più preziosa perché non si limita al piano emotivo, ma diventa spunto di riflessione su ciò che significa essere caregiver oggi in Italia, un “esercito silenzioso”, come è stato scritto in varie occasioni, di oltre 8 milioni e mezzo di persone che spesso si muovono in solitudine, tra burocrazia, carenze di servizi e fragilità proprie e dei propri cari.

Uno degli aspetti più significativi del libro è forse l’attenzione al “trasferimento di competenze”: le abilità che un caregiver sviluppa, infatti (resilienza, capacità organizzative, gestione delle emergenze, empatia) diventano risorse preziose anche nei contesti professionali e sociali. Il caregiving, dunque, può essere considerato un percorso, secondo Tocci, che, pur lasciando cicatrici, arricchisce chi lo vive e può diventare patrimonio collettivo.

Caregiver, donatori di attenzioni non è un manuale né un saggio tecnico, ma una testimonianza che si fa invito alla comunità: riconoscere il valore della cura come bene comune. Ogni lettore e lettrice, caregiver o meno, può ritrovarvi un riflesso del proprio vissuto, presente o futuro.
Ed è proprio qui che la narrazione diventa anche impegno civile: la cura non può restare confinata nelle mura domestiche. Ha bisogno di essere sostenuta come diritto e valorizzata come competenza, perché chi si prende cura non resti invisibile. In questo senso, il libro di Tocci è più di un memoir: è una voce che unisce, un appello a costruire una società più giusta e inclusiva. (Redazione di Superando)

Cinzia Tocci, Caregiver, donatori di attenzioni, Roma, C1V Edizioni, 2024, 130 pagine.
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