“Inclusion Job Day”, un luogo virtuale che rende concreta l’inclusione lavorativa

di Stefania Delendati*
Un evento online che mette in comunicazione la domanda e l’offerta di lavoro, dedicato alle persone con disabilità che vogliano dare una svolta al loro futuro professionale e alle aziende che cerchino nuovi profili qualificati: è questo, in estrema sintesi, Inclusion Job Day e a pochi giorni del terzo e ultimo appuntamento di quest’anno, in programma per il 24 ottobre, che vede Superando come media partner, ne parliamo con Sebastiano Scarlata e Roberta Barba dell’agenzia Hidoly

Persona con disabilità in carrozzina al computerUn evento online che mette in comunicazione la domanda e l’offerta di lavoro, dedicato alle persone con disabilità che vogliano dare una svolta al loro futuro professionale e alle aziende che cerchino nuovi profili qualificati da inserire nell’organico. È questo, in estrema sintesi, Inclusion Job Day (IJD), un’opportunità concreta di inclusione lavorativa per diplomati, laureati e laureandi voluta, progettata e organizzata dalla digital agency Hidoly, che ha realizzato l’infrastruttura tecnologica e che fornisce l’assistenza prima, durante e dopo l’evento, e da Cesop HR Consulting Company, che cura la presenza delle aziende partecipanti.
A pochi giorni dal terzo e ultimo appuntamento di quest’anno, il 24 ottobre, che per la prima volta vedrà Superando come media partner, come abbiamo già segnalato in altra parte del giornale, abbiamo intervistato Sebastiano Scarlata e Roberta Barba dell’agenzia Hidoly, per farci raccontare passato, presente e futuro di questa iniziativa innovativa che, cinque anni dopo il suo lancio, conta oggi su oltre 5.000 iscritti e circa 300 aziende tra medie imprese e multinazionali impegnate in diversi settori che insieme supportano la condivisione di buone prassi inclusive.

Come e quando è nata l’idea dell’evento Inclusion Job Day?
«Inclusion Job day è il nome dell’evento e della piattaforma che è stata creata nel 2020 da due giovani ingegneri: uno ero io – racconta Sebastiano Scarlata, oggi Chief Tecnology Officer di Hidoly – l’altro era Vittorio Fidotta, che dalla Sicilia ho ritrovato al Politecnico di Torino ed è poi diventato business partner. Insieme abbiamo avviato una start up che negli anni è cresciuta e oggi è diventata l’agenzia Hidoly, una realtà con una ventina di collaboratori che coniuga creatività e tecnologie innovative. L’idea dell’Inclusion Job Day è nata nel 2020, quando l’Italia è stata colpita dalla pandemia, costringendo le persone a non spostarsi. Insieme a Cesop HR Consulting Company abbiamo pensato di creare un vero e proprio Career Day online dedicato esclusivamente alle persone con disabilità e appartenenti alle cosiddette “categorie protette” che, più di altre, avrebbero potuto avere difficoltà negli spostamenti, e non solo ai tempi del Covid.
La piattaforma è stata progettata secondo le linee guida internazionali WCAG 2.0 ed è prevista l’interprete LIS per tradurre le presentazioni delle aziende. Anche grazie a queste caratteristiche l’iniziativa ha avuto successo e abbiamo deciso di continuare anche dopo l’emergenza Covid. Oggi come allora la partecipazione è completamente gratuita e offre opportunità di lavoro davvero concrete».

Come viene recepita l’iniziativa dalle aziende che aderiscono?
«Dal 2020 ad oggi circa 300 aziende hanno preso parte alle edizioni dell’Inclusion Job Day, in programma tre volte l’anno a marzo, giugno e ottobre – spiega Roberta Barba che segue il progetto -. Abbiamo imprese molto diverse tra loro sia per dimensioni (dalla piccola media realtà alla multinazionale) sia per settore merceologico. Passiamo dalla grande distribuzione al mondo fashion, dall’industria farmaceutica ai servizi, dall’energia all’automotive. Le aziende che aderiscono sono già molto sensibili e aperte ai temi della DE&I [Diversità, Equità e Inclusione, acronimo con cui si intende un indirizzo gestionale strategico nell’àmbito della gestione delle risorse umane, adottato da organizzazioni pubbliche e private per valorizzare e promuovere un ambiente di lavoro eterogeneo, equo e inclusivo, N.d.R]: non vivono l’inserimento di persone con disabilità al loro interno come un obbligo a cui adempiere, ma come un arricchimento e un fattore di vera competitività.
Ad ogni edizione notiamo sempre nuove aziende di brand molto noti, anche di alto livello, e questo per noi è un segnale assolutamente positivo».

Quali sono i profili professionali più richiesti?
«Guardando alle varie edizioni, le posizioni più richieste riguardano le aree relative a ingegneria e IT [acronimo di Information Technology, ovvero l’insieme delle tecnologie e dei metodi che forniscono l’accesso alle informazioni attraverso le telecomunicazioni, N.d.R], amministrazione, finanza e commerciale, produzione, ma in generale sono coperte le varie famiglie professionali che si possono trovare in un’azienda. C’è quindi un’ampia scelta e la possibilità di trovare una corrispondenza tra i ruoli richiesti e i curricula caricati dagli utenti».

Quante persone con disabilità finora hanno trovato un impiego grazie agli Inclusion Job Day?
«Non abbiamo il numero preciso perché, una volta entrate in contatto con i candidati sulla nostra piattaforma, le aziende concludono i colloqui nei giorni successivi – spiega Barba -. Direi che il solo fatto di vedere nomi di imprese che ogni anno partecipano con nuove posizioni, è per noi un dato significativo dell’efficacia della piattaforma. Inoltre, sul nostro magazine inserito nel portale di Inclusion Job Day, pubblichiamo periodicamente le storie di successo che invito a leggere. Ne scelgo una su tutte: la storia di Federico Mancarella che da candidato, dopo essere stato assunto da una delle aziende partecipanti, è oggi uno dei suoi “reclutatori” (recruiter) che accoglie gli utenti in piattaforma».

Quali sono le maggiori criticità segnalate dalle aziende e dalle persone con disabilità per quanto riguarda l’inclusione lavorativa?
«In generale non abbiamo ricevuto critiche rilevanti da nessuno dei due target – commenta Scarlata -. Può capitare che nelle diverse edizioni, a seconda dei profili offerti e delle sedi di lavoro proposte, ci possa essere una corrispondenza più o meno ampia tra aziende e candidati. Ma parliamo sempre di numeri interessanti: ogni azienda, a ciascun evento, riceve in media ben 200 curricula. E un dato molto positivo riguarda il livello di scolarità degli utenti: il 56% è rappresentato da laureati soprattutto in Economia, Ingegneria, Giurisprudenza e Scienze Umanistiche, che provengono soprattutto da Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia e Campania».

Oltre alle tre giornate annuali dedicate al collocamento, vengono proposte altre iniziative durante l’anno, ad esempio in tema di formazione professionale e/o delle aziende affinché vedano l’inclusione lavorativa come un valore aggiunto e non come un’imposizione legislativa?
«Fin dagli inizi ci siamo posti un obiettivo: non soltanto mettere a servizio delle persone con disabilità una piattaforma efficace, ma anche farci promotori di una cultura dell’inclusione in ogni suo aspetto. Per questo abbiamo dato vita all’Inclusion Job Talk – spiega Scarlata – una tavola rotonda “virtuale” che ospita rappresentanti del mondo accademico, imprenditoriale, istituzionale. In ogni edizione, il talk precede l’evento Inclusion Job Day, portando esperienze positive di aziende, persone e realtà diverse che hanno fatto della diversità e dell’inclusione un driver di crescita e sviluppo. Tema di questa edizione l’abilismo».
Conclude Barba: «Non vogliamo ovviamente fermarci qui con il progetto Inclusion Job Day. Abbiamo in cantiere un programma che porterà a un’evoluzione della piattaforma, integrando una serie di servizi dedicati alle aziende e ai partecipanti. Ma non vogliamo svelare nulla, continuate a seguirci e li scoprirete. Quello che posso dire è che manterremo l’attenzione su tutto ciò che può migliorare e rendere più agevole l’ingresso nel mondo del lavoro di tutte le persone che utilizzano la nostra piattaforma, nessuno escluso».

*Direttrice responsabile di Superando.

Share the Post: