Si chiama “Il Progetto di Vita: l’agenda strategica per le persone con disabilità in Regione Campania”, il manifesto elaborato dalla FISH Campania, in vista delle prossime elezioni nella propria Regione, documento ripartito in cinque punti (Autodeterminazione e De-istituzionalizzazione; Salute; Inclusione lavorativa e Qualità della Vita; Coerenza della progettazione; Sostenibilità finanziaria), per una serie di impegni definiti come «tassativi e attuabili» da parte della Federazione

«La nostra Federazione, cui aderiscono 25 Associazioni di persone con disabilità e di familiari, in vista delle prossime elezioni regionali, chiede a tutti i candidati un concreto impegno per il rispetto dei diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie, impegno che deve tradursi innanzitutto nella piena e immediata attuazione della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, del Decreto Legislativo 62/24 (Definizione della condizione di disabilità, della valutazione di base, di accomodamento ragionevole, della valutazione multidimensionale per l’elaborazione e attuazione del progetto di vita individuale personalizzato e partecipato), attuativo della precedente e della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità, Legge 18/09 dello Stato Italiano»: si apre così il Manifesto elaborato dalla FISH Campania (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), in vista delle ormai prossime elezioni della propria Regione, in programma per il 23 e 24 novembre, una proposta programmatica intitolata Il Progetto di Vita: l’agenda strategica per le persone con disabilità in Regione Campania.
«È necessario operare un cambio di paradigma – si legge ancora nel documento -: bisogna passare da una visione che considera la persona unicamente in base a prestazioni e bisogni frammentati, a una che ne abbraccia l’intera esistenza, con l’intento di sostenere la vita indipendente e inclusiva, adottando un approccio olistico e superando la frammentazione dei servizi. Fondamentale è adottare un approccio partecipativo (come previsto dalla Convenzione ONU), dove la persona con disabilità sia protagonista attiva in ogni fase, dalla progettazione alla realizzazione del suo percorso. Per rendere tutto questo realizzabile e attuabile dal prossimo Governo Regionale, proponiamo alcuni impegni programmatici».
Sono esattamente cinque i punti in cui la FISH Campania sintetizza tali impegni, a partire da quello riguardante l’autodeterminazione e la de-istituzionalizzazione, con riferimento diretto all’articolo 19 della Convenzione ONU (Vita indipendente ed inclusione nella società), che viene articolato nelle seguenti azioni: «Sostenere l’autodeterminazione, favorendo la capacità della persona di fare scelte autonome sulla propria vita, in particolare quella di vivere come e con chi desidera. Sostenere i processi di de-istituzionalizzazione, considerando con urgenza le soluzioni per il “Dopo di Noi” non più in una connotazione di emergenza da declinare nelle RSA, ma riflettendo su una nuova stagione che veda per le persone con disabilità il raggiungimento del diritto di vivere la propria età adulta, ove possibile, autonomamente dal proprio nucleo familiare, in un contesto inclusivo e non segregante.
Per quanto poi concerne la salute, la Federazione campana chiede di «potenziare il diritto alla salute e alla riabilitazione, eliminando le liste di attesa definitivamente e sburocratizzando l’accesso ai servizi sanitari e riabilitativi per le persone con disabilità».
Sull’inclusione lavorativa e sulla qualità della vita, quindi, guardando agli articoli 27 e 9 della Convenzione ONU (rispettivamente Lavoro e occupazione e Accessibilità), l’esigenza è quella da una parte «di rafforzare le politiche del lavoro, perché il Progetto di Vita passa attraverso una piena e buona occupazione. È necessario, pertanto, dare continuità all’attuazione di politiche attive per le persone con disabilità (Garanzia INN-Inserimento, Inclusione, Integrazione Lavorativa) e rendere i Centri per l’impiego sempre più a misura per le persone con disabilità». Dall’altra parte, «aumentare la qualità della mobilità, dei trasporti, delle reti comunicative e dell’abitare» e a tal proposito viene ritenuto «fondamentale, per il diritto di cittadinanza, rifinanziare con fondi regionali le norme a partire dalla Legge 13/89 (Disposizioni per favorire il superamento e l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici privati), nella direzione dell’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali in edifici privati, che non è finanziata da molti anni dalla Regione Campania».
E ancora, vi è la richiesta di coerenza della progettazione, «da integrare con altri strumenti. In altre parole, il Progetto di Vita deve includere e superare altri strumenti come il PEI (Piano Educativo Individualizzato), ampliando la visione al futuro e a tutte le sfere della vita. È necessario pertanto garantire il coordinamento funzionale tra il tempo scuola, il tempo famiglia, il tempo servizi e il tempo sociale, secondo un’ottica olistica».
E da ultima, ma non certo ultima, la sostenibilità finanziaria: «È imprescindibile garantire la continuità delle risorse dei servizi e dei supporti per un periodo di tempo adeguato a sostenere il percorso di crescita e il raggiungimento degli obiettivi. A tal fine, si propone la costituzione di un fondo unico regionale per la disabilità».
«Chiediamo ai vari candidati – è la conclusione del documento – di assumere questi impegni come tassativi e attuabili, per garantire che i diritti delle persone con disabilità in Campania passino dalla dimensione normativa a quella della realtà quotidiana».
«La disabilità – preme ricordare a Gennaro Pezzurro, presidente della FISH Campania – non è un difetto individuale, ma il risultato di un ambiente che crea barriere e non offre supporti adeguati. Anche per questo riteniamo centrale, nella nostra proposta programmatica a chi sarà chiamato a governare la Regione Campania, l’attuazione immediata del Decreto Legislativo 62/24, perché il Progetto di Vita, non servirà solo a “liberare” i caregiver, ma restituirà dignità e autodeterminazione alla persona, creando un contesto finalmente inclusivo. E la dignità non è un favore, ma un diritto». (S.B.)
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