“Pensiero Imprudente”: facciamo Pace o pausa caffè?

di Claudio Imprudente*
«La “cultura dell’altro” – scrive Claudio Imprudente nella sua rubrica “Pensiero Imprudente”- dev’essere un punto fisso, perché l’altro è sempre diverso da noi. Ci dobbiamo rapportare alla diversità, perché se non ci relazioniamo al diverso facciamo solo delle tregue, delle “pause caffè” e non costruiamo la cultura della Pace»
Mano che regge un bicchierino con del caffè
“Pausa caffè”

Credo che la situazione sia ai limiti. Non vorrei fare la solita citazione, ma come ha detto più volte Papa Francesco, «siamo già in guerra mondiale, anche se nessuno lo vuole ammettere». C’è tutta una situazione di falsità, dai massimi media agli uomini di potere, che soffiano su fuoco della conquista di un pezzo di terra.
Io ammetto la mia ignoranza sulla situazione di Gaza, non tanto della situazione fisica, che quella ce la sbattono in faccia ogni giorno, ma sono ignorante sulla Storia, sul perché siamo giunti a questo orrore. Qui si mescolano i problemi politici con i problemi religiosi e questo mi crea disagio: non sapere bene la Storia. Andare in piazza non sapendo bene la Storia per me è ipocrisia.
Concludendo, oggi siamo pietrificati su Gaza, ieri sull’Ucraina, ma al mondo ci sono più di ottanta conflitti.

Nelle scorse settimane Trump ha fatto un passo avanti, ha fermato un po’ il conflitto e sono stati lasciati liberi degli ostaggi. Non so quanto potrà durare la tregua, una tregua non vuol dire pace, tregua è sinonimo di pausa, una pausa prevede una ripresa degli eventi, la famosa “pausa caffè”: dopo si riprende a lavorare. Mentre la pace è una condizione permanente, è una situazione di vita interiore e del sé.

Claudio Imprudente
Claudio Imprudente, che cura per Superando la rubrica “Pensiero Imprudente”

Noi siamo invasi da notizie di tutti i tipi e la parola più utilizzata è la parola “pace”, ovviamente perché non c’è.
Giorni fa il nostro Presidente Sergio Mattarella si è recato alla Comunità di Sant’Egidio di Roma, all’incontro del 26 ottobre Osare la pace-Religioni e Culture in dialogo e mi hanno colpito alcune sue frasi che voglio riportare.
«Il nazionalismo da opporre ad altri nazionalismi nasce dal considerare gli altri popoli come nemici, se non come presenze abusive o addirittura inferiori per affermare con la prepotenza e, sovente, con la violenza, pretese di dominio».
«[…] osservando l’instabilità, le tensioni, i conflitti, la violenza – anche verbale – che caratterizzano la nostra contemporaneità, si registra la diffusione di atteggiamenti che, se applicati alla convivenza all’interno delle nostre società nazionali, meriterebbero l’appellativo di teppistici, mentre hanno la pretesa, nelle relazioni internazionali, di essere considerati fatti politici».
«Le azioni di forza e i fatti compiuti, pretendono di assumere la natura di situazioni definitive, mentre non sono che la premessa dell’esplodere di future contrapposizioni».

Quello che sta succedendo è che sta continuando la distruzione mondiale, che i poveri sono sempre più poveri e i poteri distruggono i poveri invece di aiutarli. Bisogna ripartire da un’altra prospettiva: che l’altro è uguale a me stesso.
Come diceva Umberto Tozzi nella canzone Gli altri siamo noi (1991): «e gli altri siamo noi ma qui sulla stessa via / vigliaccamente eroi lasciamo indietro pezzi di altri noi / che ci aspettano e si chiedono perché nascono e subito / muoiono / forse rondini foglie d’Africa / ci sorridono in malinconia / e tutti vittime e carnefici / tanto prima o poi gli altri siamo noi».

La “cultura dell’altro” è la più difficile da far passare perché guardiamo sempre al nostro orticello e abbiamo perso il gusto di alzare il nostro sguardo e verso l’orizzonte.
La cultura dell’altro è un punto fisso del Centro Documentazione Handicap di Bologna perché l’altro è sempre diverso da noi, ci dobbiamo rapportare alla diversità, se non ci relazioniamo al diverso facciamo solo delle tregue, delle “pause caffè” e non costruiamo la cultura della pace.
E voi volete fare pause caffè o costruire la pace?
Scrivete a [email protected] oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.

*Il presente contributo è già apparso nel sito del CDH-Cooperativa Accaparlante di Bologna, con il titolo “Facciamo Pace o pausa caffè?” e viene qui proposto, con minimi riadattamenti al diverso contenitore e un diverso titolo, per gentile concessione.

Pensiero Imprudente
Dalla fine del 2022 Claudio Imprudente è divenuto una firma regolare del nostro giornale, con questa suo spazio fisso che abbiamo concordato assieme di chiamare Pensiero Imprudente, grazie alla quale sta impreziosendo le nostre pagine, condividendo con Lettori e Lettrici il proprio sguardo sull’attualità.
Persona già assai nota a chi si occupa di disabilità e di tutto quanto ruota attorno a tale tema, Claudio Imprudente è giornalista, scrittore ed educatore, presidente onorario del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) e tra i fondatori della Comunità di Famiglie per l’Accoglienza Maranà-tha. All’interno del CDH ha ideato, insieme a un’équipe di educatori e formatori specializzati, il Progetto Calamaio, che da tantissimi anni propone percorsi formativi sulla diversità e l’handicap al mondo della scuola e del lavoro. Attraverso di esso ha realizzato, dal 1986 a oggi, più di diecimila incontri con gli studenti e le studentesse delle scuole italiane. In qualità di formatore, poi, è stato invitato a numerosi convegni e ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche.
Già direttore di una testata “storica” come «Hp-Accaparlante», ha pubblicato libri per adulti e ragazzi, dalle fiabe ai saggi, tra cui Una vita imprudente. Percorsi di un diversabile in un contesto di fiducia, Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile, entrambi editi da Erickson e il recente Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (La Meridiana).
Ha collaborato e collabora con varie riviste e testate, come il «Messaggero di Sant’Antonio», per cui cura da anni la rubrica “DiversaMente”. Il 18 Maggio 2011 è stato insignito della laurea ad honorem dall’Università di Bologna, in Formazione e Cooperazione.
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