Garanzia di risorse stabili e continuative, sostegno concreto ai caregiver familiari, realizzazione di un sistema integrato di servizi di prossimità, rafforzamento della governance delle politiche sulla disabilità, abbandonando la logica emergenziale o assistenzialistica e investendo in modo strutturale in autonomia, partecipazione e pari opportunità: sono le linee su cui si articolano i 28 emendamenti presentati dalla Federazione FISH al Disegno di Legge per il Bilancio 2026
Sono quattro le direttrici strategiche su cui si articolano i 28 emendamenti presentati dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) al Disegno di Legge per il Bilancio 2026 (AS 1689), all’insegna di un preciso messaggio lanciato dal presidente della Federazione Vincenzo Falabella, secondo il quale «le persone con disabilità e le loro famiglie non possono continuare a essere marginali nei processi di programmazione economica nazionale. È necessario infatti un cambio di paradigma che metta l’inclusione, l’autonomia e la dignità al centro dello sviluppo del Paese».
Nel documento depositato dalla FISH presso la Commissione Bilancio del Senato (disponibile integralmente a questo link), i vari emendamenti richiesti, come viene sottolineato, «puntano a garantire risorse strutturali, adeguate e continuative per sostenere politiche pubbliche realmente orientate alla piena realizzazione personale, all’autonomia e all’inclusione sociale, lavorativa e comunitaria delle persone con disabilità e delle loro famiglie».
Quattro, come accennato inizialmente, le direttive strategiche del documento, vale a dire innanzitutto «la garanzia di risorse stabili e continuative per politiche e interventi finalizzati alla piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita economica e sociale, attraverso percorsi personalizzati di inclusione lavorativa, formativa e comunitaria». Gli emendamenti presentati, infatti, «prevedono il potenziamento dei fondi per l’inclusione attiva, la vita indipendente e l’accessibilità universale ai servizi».
Viene poi chiesto «sostegno concreto ai caregiver familiari, con il riconoscimento del loro ruolo fondamentale nel sistema di welfare, da assicurare con strumenti economici, previdenziali e di conciliazione vita-lavoro che ne valorizzino la funzione di cura e di accompagnamento quotidiano».
E ancora, «la realizzazione di un sistema integrato di servizi di prossimità, capace di rispondere in modo personalizzato e tempestivo ai bisogni delle persone e delle famiglie nei territori, promuovendo la permanenza della persona nel proprio contesto di vita e la deistituzionalizzazione».
Infine, «un rafforzamento della governance delle politiche sulla disabilità, attraverso la stabilizzazione di sedi di confronto strutturato e partecipato con le organizzazioni rappresentative e con il Terzo Settore, al fine di garantire una programmazione realmente condivisa, efficace e coerente con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità».
In conclusione la FISH ribadisce che «la disabilità non è una questione settoriale, ma un tema trasversale che riguarda l’equità, la crescita e la coesione sociale del Paese. Le politiche di bilancio devono dunque abbandonare la logica emergenziale o assistenzialistica, per investire in modo strutturale in autonomia, partecipazione e pari opportunità».
«Non chiediamo interventi episodici – dichiara a tal proposito Falabella -, ma una visione di lungo periodo che consideri le persone con disabilità e le famiglie come soggetti attivi di co-progettazione e corresponsabilità nelle politiche pubbliche. È questa la condizione per un welfare davvero inclusivo, sostenibile e generativo». (S.B.)
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