Qualità dell’inclusione scolastica e assistenti all’autonomia e alla comunicazione: piove sul bagnato?

di Salvatore Nocera
«Confido – scrive Salvatore Nocera – che le Associazioni di persone con disabilità intervengano rispetto ai poverissimi contenuti formativi che si vanno profilando per gli assistenti all’autonomia e alla comunicazione degli studenti con disabilità e anche per ottenere un profilo professionale e retributivo degno del difficile lavoro di tali figure. Altrimenti, dopo i cosiddetti “corsetti INDIRE” per il sostegno, bisogna proprio dire che per la qualità dell’inclusione scolastica “piove sul bagnato”!»
Disegno di giovane con disabilità sotto la pioggia insieme ad assistente
“Piove sul bagnato” per la qualità dell’inclusione scolastica?

Giorni fa, su queste stesse pagine, avevo firmato un accorato articolo sulla “morte della qualità dell’inclusione scolastica” [“La qualità dell’inclusione scolastica come una barca alla deriva in mezzo al mare”, N.d.R.], a causa dell’approvazione, con la Legge 64/25, della proroga anche per l’anno scolastico 2025-2026 dei “corsetti” INDIRE (Istituto Nazionale per la Documentazione, l’Innovazione e la Ricerca Educativa) per la specializzazione dei docenti di sostegno, con programmi fortemente ridotti e svolti con modalità assolutamente inidonee a formarli seriamente.
Adesso leggo, sempre su Superando, l’appassionato e veemente articolo di Paola Di Michele [“Assistenti all’autonomia e alla comunicazione: ma la statalizzazione è mai stata un’opzione?”, N.d.R.], espertissima per essere stata per tanti anni assistente all’autonomia e alla comunicazione, avendo pure pubblicato studi specifici, che sta per essere approvato un Disegno di Legge presentato dalla senatrice Bucalo, testo inizialmente pensato per la statalizzazione degli assistenti per l’autonomia e la comunicazione (ASACOM) agli studenti con disabilità con una formazione degna di questo difficile compito, ma ora ridotta anche qui ad un “corsetto” di sole seicento ore.
La Legge di imminente approvazione si rifà, di fatto, ad una recente Intesa tra le Regioni del 7 maggio scorso che prevede appunto la formazione di seicento ore, dando indicazioni vaghe e incomplete sui contenuti di tali corsi formativi.
È da tenere presente che questi professionisti debbono saper comunicare con gli studenti ciechi, tramite il sistema Braille, con quelli sordi segnanti con la LIS (Lingua dei Segni Italiana), con quelli sordi oralisti tramite la lettura labiale, con quelli con menomazioni intellettive con la CAA (Comunicazione Aumentativa Alternativa) e infine con gli studenti con disturbi del neurosviluppo con l’ABA (Analisi Applicata del Comportamento).

A questo punto mi chiedo e chiedo a tutti come sia possibile acquisire teoria e pratica di tutti questi sistemi comunicativi in sole seicento ore, tenendo presente che sono anche di solito tollerate assenze sino ad un massimo del 10%. A ciò si aggiunga, come giustamente fa osservare Di Michele, che a questa insufficiente formazione professionale, la prossima legge collega un inquadramento professionale e retributivo di basso livello, ricordando inoltre che gli ASACOM sono pagati solo quando lavorano con gli studenti; pertanto, se lo studente si assenta, non ricevono lo stipendio, né ; lo ricevono durante le vacanze. A causa di ciò, si verifica spesso una situazione di discontinuità educativa, poiché, ovviamente, appena possono, lasciano, anche durante l’anno, quando trovano una migliore retribuzione.

Proprio per evitare il totale abbassamento della qualità dell’inclusione scolastica, dopo quello disastroso legato ai citati “corsetti” INDIRE, sono certo che le Associazioni di persone con disabilità, per tutelare i propri studenti e studentesse, si muoveranno per evitare questo completo disastro.
Personalmente penso che la FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), così come è intervenuta lo scorso anno per ottenere almeno una “riduzione del danno”, facendo sì che aumentasse la quantità e qualità dei “corsetti” INDIRE, intervenga pure questa volta per ottenere un ridimensionamento dei poverissimi contenuti formativi previsti e quindi pure un profilo professionale e retributivo degno del difficile lavoro degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione. Confido molto, infatti, nell’intervento culturale delle Associazioni e della FISH stessa, perché altrimenti c’è realmente il rischio che le famiglie, data la pessima o assente qualità dell’inclusione nelle scuole comuni, siano fortemente tentate di tornare – e tornino – a riportare i figli nelle scuole speciali, dove almeno la formazione dei docenti e degli altri operatori era decisamente migliore di quella che si sta prospettando per il prossimo futuro.
Dal canto loro, il Ministero dell’Istruzione e del Merito e il Governo, sia pure indaffarati in problemi più complessi, non possono e non debbono volere il ribasso della qualità dell’inclusione scolastica che, come è stato scritto nelle Linee Guida per la scuola del primo ciclo, è «un invidiato primato italiano».
Sino ad ora, purtroppo, in riferimento ai “corsetti” INDIRE l’accorato appello della FISH e di tanti genitori e operatori della scuola non è stato ascoltato e temo che, se saremo in pochi, non ci ascolteranno neppure ora. In tale triste evenienza dovremo prendere atto della saggezza popolare, consolidata nel detto che “sul bagnato ci piove”.

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