Le troppe sfaccettature di una realtà fatta di esclusioni

di Liana Cappato*
«Da maestra e da mamma di un autistico adulto – scrive Liana Cappato – dico che è duro lo sforzo che dobbiamo necessariamente compiere per sanare una situazione ormai insostenibile per tutti: studenti, insegnanti e famiglie. Sono tante sfaccettature di una stessa realtà, all’insegna dell’esclusione,  alla quale dobbiamo opporci con ogni mezzo»
Cinta Vidal, "Inverted World" ("Mondo rovesciato")
Cinta Vidal, “Inverted World” (“Mondo rovesciato”)

Da diversi giorni si susseguono notizie o interventi intorno alla scuola e alla sua gestione delle persone con disabilità, che francamente suscitano perplessità e lasciano un senso di “amaro in bocca”. Vale la pena fermarsi un attimo a riflettere seriamente su alcuni fatti di cronaca che si sono succeduti a “macchia di leopardo” dall’inizio dell’anno scolastico ad oggi. Fatti che ci lasciano sgomenti a guardare, che ci angosciano fortemente, perché la Scuola, quel luogo sicuro, quel riparo in caso di pericolo imminente, quell’ambiente che insieme alla famiglia, da sempre è titolato a formare dei Cittadini, a Educare, a far fiorire le Menti, oggi sembra “fare acqua da tutte le parti”.
I fatti di cronaca ci portano a cercare, come sempre, colpevoli, ma la “pubblica gogna dei social” porta persino in Toscana una persona a dichiarare di voler morire, perché oltre ad essere appesantita dal senso di colpa, per la drammatica dipartita di una creatura di soli due anni, vi sono impietosi influencer che cavalcano l’onda per accusare, perché i like fioccano come la neve e il portafoglio ingrassa. La famiglia del piccolo si sente meno sola, ma la maestra vuole morire.
A me questa dichiarazione ripetuta più volte ha sconvolto non poco, perché con ogni probabilità avrei provato lo stesso identico sentimento e allora penso che davvero ci siamo evoluti molto poco dai tempi dei gladiatori.
Ma cercherò di andare oltre ai “commenti da bar” che tocca leggere ogni giorno in ogni dove.

Oggi, parlando di disabilità e inclusione scolastica, bisogna guardare l’Istituzione Scuola da diverse prospettive: sì, perché ci sono alcuni aspetti che non si possono trascurare e che l’opinione pubblica (e in particolare gli influencer “sputasentenze”) ignorano o fanno finta di non conoscere; invece forse la reale protesta dovrebbe essere fatta in merito a queste cose, perché è in questo contesto che si può forse trovare qualche risposta.
È di qualche giorno, su queste stesse pagine, l’articolo di Salvatore Nocera [“Qualità dell’inclusione scolastica e assistenti all’autonomia e alla comunicazione: piove sul bagnato?”, N.d.R.] sulla figura dell’ASACOM (Assistente all’Autonomia e alla Comunicazione) statalizzata, quindi è inutile ribadire che la formazione della figura professionale dell’assistente alla comunicazione per le Persone con disabilità non può e non deve ridursi ad un “corsetto di seicento ore” durante le quali il candidato dovrebbe formarsi su linguaggi come Braille, CAA, ABA, Lingua dei Segni, lettura labiale e così via.
Invece serve, a parer mio, dichiarare con forza la nostra esigenza di vedere i nostri cari affidati a figure professionali adeguatamente preparate e quindi altrettanto dignitosamente retribuite e soprattutto per un numero di ore congruo e calato sulle reali necessità di ciascuno.
Emerge l’inadeguatezza dell’offerta, sia in fatto di formazione, sia in fatto di riconoscimento non solo economico di queste figure professionali, che invece dovrebbero essere altamente specializzate e valorizzate, vista la loro ricaduta sui nostri figli.

Càpita poi di imbattersi in altri articoli in cui si parla di una nuova figura professionale all’interno degli edifici scolastici: il meraviglioso “educatore di plesso”! Così risolviamo il problema: Uno per Tutti! Ma questo “uno per tutti” non è affatto seguito da un “Tutti per Uno”! L’educatore di plesso, infatti, rischia di diventare, insieme al “docente inclusivo”, una figura che, diciamocelo, per comodità, solleverà noi insegnanti dall’avere a che fare più di tanto con alunni con disabilità e BES (Bisogni Educativi Speciali). Che meraviglia! Finalmente una classe non più eterogenea, in cui tutti raggiungeranno i risultati che vorremmo vedere emergere dalle prove standardizzate, le tanto temute Prove INVALSI che valutano solo studenti “performanti”, in grado di farci fare bella figura (perché non dimentichiamo che l’INVALSI valuta la scuola e gli insegnanti e non il ragazzo e allo stesso modo rammentiamo che sono esclusi dalle statistiche alunni con DSA-Disturbi Specifici dell’Apprendimento e disabilità cognitiva).

D’altronde vi è un altro dato non trascurabile di questo bel “quadretto”: da qualche giorno, sempre sui social, che ormai sono diventati una vera e propria fonte di informazione, ma anche uno specchio dei tempi oscuri che stiamo vivendo, serpeggia un dato allarmante diffuso in un articolo di «Orizzonte Scuola», secondo cui, da un recente report Erickson, più di un docente su quattro (27,1%) dichiara di essere favorevole alla riapertura delle classi speciali: il 10% in più rispetto all’anno passato! [se ne legga già anche sulle nostre pagine, all’articolo “Più di un insegnante su quattro vorrebbe classi e scuole speciali: un dato su cui riflettere”, N.d.R.].
Allora, io che di mestiere faccio la maestra e sono mamma di un autistico adulto, dichiaro con immenso dispiacere (e mi assumo la piena responsabilità di quello che sto per dire) che di fronte ad un simile sfacelo, fatto di ASACOM formati con un “corsetto di seicento ore”, di docenti di sostegno reclutati dalle MAD (Messa a Disposizione) o comunque formati con corsi di altrettanto calibro, destinati comunque a diventare “docenti inclusivi”, con i rischi che ne conseguono, di educatori di plesso che avranno il compito di vigilare (mi scuso, so che non è il termine adatto) su una moltitudine di alunni con svariate tipologie di disabilità, di aulette di sostegno, aule morbide e postazioni del personale ATA, preferisco una scuola speciale che sia però di qualità!
Naturalmente la mia è un’affermazione provocatoria, per sottolineare quanto duro sia lo sforzo che dobbiamo necessariamente compiere per sanare questa che ormai sta diventando una situazione insostenibile per tutti: studenti, insegnanti e famiglie.
Perché dobbiamo guardarci dritto negli occhi e dircelo, che abbiamo fallito, che la “Scuola di tutti” della ministra Falcucci è andata a rotoli; dobbiamo dircelo che i nostri figli a scuola sono sempre stati e continuano ad essere invisibili; dobbiamo dircelo che sono più utili loro ai compagni che non il contrario; dobbiamo dircelo che molti insegnanti di classe parlano di “alunni H” (una lettera muta) come alunni” del docente di sostegno”, quando invece sono alunni della classe! E soprattutto dobbiamo dirci con umiltà che non siamo più in grado di sostenere e affrontare certe situazioni!

Vagando in rete mi sono imbattuta in un genitore che postava l’immagine di un “Patto di corresponsabilità” in cui si chiedeva al genitore del figlio autistico di «impegnarsi a garantire la somministrazione farmaci prescritti per il contenimento dei disturbi ogni mattina prima dell’ingresso a scuola, assicurando la continuità terapeutica per favorire uno stato di tranquillità e attenzione durante l’attività didattica; comunicare tempestivamente alla scuola ogni variazione terapeutica o somministrazione straordinaria di farmaci; fornire e mantenere aggiornata la documentazione medica e la prescrizione di eventuali altri farmaci».
E ancora: «Assicurare la reperibilità immediata al numero telefonico di mamma o papà durante l’orario scolastico e impegnarsi a raggiungere la scuola entro e non oltre 30 (TRENTA) minuti dalla chiamata in caso di crisi acuta o di comportamento non gestibile con le procedure di CONTENIMENTO, al fine di prelevare l’alunno».
Si legge infine che la famiglia, in caso di gite o uscite, si impegna a: «Prendere atto ed accettare che la partecipazione dell’alunno a gite scolastiche o uscite didattiche e attività sul territorio al di fuori del plesso scolastico è subordinata alla presenza e all’accompagnamento di uno dei genitori o di un delegato (se indicato)».
Sorvolando sul fatto che in questo documento il cui contenuto non riporto per intero, leggo solo responsabilità da parte della famiglia, mentre non vi è traccia degli impegni della scuola, mi viene da dire che questa non può essere la risposta della scuola alla disabilità a qualunque livello!
Quindi forse dovremmo incominciare ad interrogarci seriamente su dove abbiamo sbagliato, perché davvero ci troviamo di fronte ad una vera e propria “disfatta educativa”: come possiamo pensare che una scuola che “partorisce” un simile documento, educhi gli altri ragazzi e ragazze ad un’intelligenza emotiva, all’inclusione, alla solidarietà e al rispetto?
Davvero se la scuola fosse solo questo (ma per fortuna si tratta di un caso limite), meglio la scuola speciale, con docenti formati e altamente specializzati!

Concludo, scusandomi per la lungaggine, dicendo che se guardiamo tutto questo dall’alto, vedremo che le cose che ho provato a dire fanno tutte parte di uno stesso disegno che è quello dell’esclusione! Sono tante sfaccettature di una stessa realtà alla quale dobbiamo opporci con ogni mezzo, perché altrimenti involveremo e ben presto torneremo a sentir dire ai “piani alti” che è giusto riaprire i manicomi e sedare comportamenti e attitudini.
Ma come si suol dire, “il pesce puzza dalla testa”: questo sfacelo, infatti, avviene ancora una volta per colpa di chi preferisce spendere quattrini (i nostri) altrove, negli eserciti, nei conflitti, piuttosto che investire sulla Scuola, sulla Sanità, sul Welfare, perché è molto meglio avere una società di sudditi piuttosto che cittadini, sudditi divisi e “l’un contro l’altro armati”…
Compito delle Associazioni oggi dovrebbe essere quello di far fronte a queste emergenze, attivandosi perché avvenga un cambiamento prima di tutto culturale, ma la politica del divide et impera ha avuto la meglio anche su queste ultime e di Associazioni che “fanno rete”, che “fanno muro” contro questi tentativi di azione divisiva, ne vedo ancora troppo poche.

*Presidente di Autismo Fuori dal Coro ODV.

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