Da domani, 27 novembre, arriva nelle sale italiane e merita di essere visto da più persone possibili “Bobò”, film-documentario di Pippo Delbono sulla vita di Vincenzo Cannavacciuolo, in arte “Bobò”, attore e anima silenziosa del teatro contemporaneo, uomo sordomuto, analfabeta e microcefalo che visse per 46 anni nel manicomio di Aversa (Caserta), sino a quando, trent’anni fa, un incontro con Delbono ha dato inizio ad un legame umano e artistico destinato a cambiare per sempre le loro vite
C’è un silenzio che non svanisce, ma resta. Risuona. È la traccia lasciata da Bobò, anima muta e visibile del teatro contemporaneo, protagonista dell’omonimo film-documentario diretto da Pippo Delbono che, dopo la straordinaria accoglienza al Festival di Locarno 78, la partecipazione al DocLisboa di Lisbona, festival interamente dedicato al cinema documentario, e l’imminente selezione all’IDFA di Amsterdam, il più importante appuntamento mondiale per il documentario (il trailer, della durata di 1.31 minuti, è visibile a questo link), è in concorso in questi giorni al 43° Torino Film Festival e arriverà nelle sale italiane domani, 27 novembre, con la distribuzione affidata a Luce Cinecittà.
Presentato infatti in anteprima mondiale il 7 agosto scorso, come detto, nella Selezione Ufficiale Fuori Concorso del Festival di Locarno, Bobò ha conquistato critica, pubblico e professionisti internazionali con la sua profondità, umanità e radicalità dello sguardo. Un’opera definita “atipica”, “potente e personale”, capace di restituire dignità a un’esistenza emarginata e di toccare temi universali come la diversità, l’inclusione e la forza trasformatrice dell’arte.
Il film racconta la vita di Bobò (Vincenzo Cannavacciuolo, 1936-2019), uomo sordomuto, analfabeta e microcefalo che ha vissuto per 46 anni nel manicomio di Aversa (Caserta).
La sua esistenza prende una svolta inaspettata nel 1995, quando Pippo Delbono lo incontra durante una visita nella struttura e ne rimane profondamente colpito. Da quell’incontro nasce un legame umano e artistico destinato a cambiare per sempre le loro vite.
«Eravamo due vite distrutte che si sono scoperte – ha raccontato Delbono al “Venerdì di Repubblica” -, avevamo tutti e due bisogno di uscire dal buio. Eravamo due persone ferite, che volevano vivere».
Attraverso quell’incontro, Bobò – fino a quel momento invisibile al mondo – diventa figura centrale nel teatro e nel cinema di Delbono per oltre vent’anni, rivelandosi interprete sorprendente, capace di comunicare con forza e poesia anche senza parole. La sua presenza ridefinisce il linguaggio artistico del regista, trasformando il suo modo di raccontare, di guardare, di creare.
Per «Le Monde» è stato «l’incomparabile attore microcefalo e sordomuto, un piccolo re incerto»; «Avvenire» lo ha definito «icona poetica di libertà e resistenza»; «Doppiozero» ha scritto che «trasforma il caos in archetipo»; mentre «il Manifesto» ha parlato di «linguaggio silenzioso che tocca l’essenza della vita». E come ha ricordato Teatro.it, «era l’anima del teatro di Delbono, capace di trasformare la fragilità in forza universale».

Bobò (regia, soggetto e sceneggiatura di Pippo Delbono) si compone di materiali d’archivio raccolti lungo oltre vent’anni: riprese originali, estratti di spettacoli, interpretazioni teatrali e momenti di vita quotidiana che restituiscono con delicatezza e intensità la figura di Bobò. La digitalizzazione di oltre 300 ore di repertorio s’intreccia con nuove riprese realizzate tra Napoli e Aversa, nei luoghi dove tutto è cominciato. La voce narrante è quella dello stesso Delbono, guida sensibile in un dialogo profondo tra memoria e presente.
«Bobò ballava a ritmo di musica, ma era sordo. È un mistero», ha raccontato ancora Delbono al «Venerdì di Repubblica». «Mettevi dal pop a Chopin e lui cambiava danza. Bobò toccava molto il senso del sacro. Lo toccava nella profondità della sua presenza, anche se inconsapevole. Lui non aveva idea del prima e del dopo, era lì, nell’attimo presente, concentrato solo nella vita di ogni piccolo istante. Qualcosa di sacrale, ma anche vicino all’arte dell’attore».
Bobò si è spento il 1° febbraio 2019 ad Aversa, all’età di 83 anni. Questo film ne restituisce lo sguardo e l’eredità artistica, arrivando nelle sale in un momento simbolicamente significativo, subito dopo la Giornata Mondiale della Salute Mentale, che si è celebrata, come ogni anno, il 10 ottobre scorso.
«Siamo orgogliosi dell’accoglienza ricevuta da questa storia dal pubblico internazionale di Locarno», affermano i produttori Renata Di Leone e Giovanni Capalbo. «È la testimonianza viva del potere dell’arte di restituire dignità e voce a chi è stato dimenticato, e ora siamo felici di portarla al pubblico italiano».
Con le musiche originali di Enzo Avitabile, la fotografia di Cesare Accetta e il montaggio di Marco Spoletini, Bobò è una produzione Fabrique Entertainment, Luce Cinecittà, Inlusion Creative Hub, Vargo, con Rai Cinema.
L’opera è stata realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo, Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo. Con il contributo ex L.R. 30/2016 della Regione Campania e Film Commission Regione Campania.
Produttori sono Renata Di Leone, Giovanni Capalbo, Fabio Volpentesta, Marco Garavaglia, Gianluca Varriale e Alessandro Riccardi. Mentre la distribuzione è di Luce Cinecittà. (Simona Lancioni)
Il presente contributo costituisce l’estratto di un contributo già apparso nel sito di Informare un’h – Centro Gabriele e Lorenzo Giuntinelli di Peccioli (Pisa). Per gentile concessione.
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