La riforma della disabilità deve aiutare le persone senza creare nuove barriere

Nel corso di una riunione svolta su iniziativa delle Federazioni Regionali lombarde delle persone con disabilità, con rappresentanti istituzionali nazionali e regionali, accanto alle opportunità, sono state esposte anche una serie di criticità relative al percorso di trasformazione del modello di welfare sulla disabilità, che rischiano di gravare sulle persone con disabilità e che dovranno essere risolte. Dal canto loro, gli esponenti delle Istituzioni si sono impegnati a proseguire il confronto

Realizzazione grafica di uomo che corre su una frecciaSu iniziativa delle organizzazioni regionali lombarde delle persone con disabilità LEDHA (Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità, componente lombarda della FISH-Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) e FAND (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), si è svolto il 1° dicembre scorso un incontro che ha riunito la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli, l’assessora alla Famiglia, alla Solidarietà Sociale, alla Disabilità e alle Pari Opportunità della Regione Lombardia Elena Lucchini, rappresentanti degli Assessorati al Welfare e all’Istruzione-Lavoro della stessa Regione Lombardia, dirigenti ministeriali, esponenti regionali e nazionali dell’INPS, oltre ai Presidenti Nazionali di FISH e FAND.

Durante la riunione è stato affrontato il percorso di trasformazione del modello di welfare sulla disabilità, sempre più orientato alla personalizzazione degli interventi attraverso il Progetto di Vita, una trasformazione già prevista dalla Legge Regionale della Lombardia 25/22 e, a livello nazionale, dal Decreto Legislativo 62/24, attualmente in fase di sperimentazione, nello specifico della Lombardia, nella Provincia di Brescia, con l’estensione, nei prossimi mesi, ad altre sei Province lombarde.
Il Decreto Legislativo 62/24, va anche ricordato, introduce anche una profonda riforma del sistema di certificazione della disabilità, unificando le diverse modalità oggi attive in un unico procedimento.

Accanto alle opportunità, sono emerse dunque anche diverse criticità, che rischiano di gravare sulle persone con disabilità e che dovranno essere risolte. Le Associazioni hanno evidenziato in particolare il tema dei tempi di attesa molto prolungati per l’accertamento, dovuti alla carenza di personale dedicato. Un problema già riscontrato nei primi mesi di sperimentazione sul territorio bresciano.
Sempre nel corso della riunione è stato inoltre sottolineato come l’implementazione del Progetto di vita richieda un forte investimento in coordinamento, monitoraggio e soprattutto formazione, attività già previste sia a livello nazionale che regionale. Tale processo dovrà necessariamente vedere il coinvolgimento attivo delle Associazioni rappresentative delle persone con disabilità.

Le rappresentanti istituzionali presenti hanno preso atto delle questioni sollevate da LEDHA-FISH e FAND, impegnandosi a proseguire il confronto nelle sedi opportune. (Ufficio Stampa LEDHA)

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