Già da tempo attivo nel rendere accessibile a tutti e tutte il patrimonio storico, artistico e paesaggistico, anche insieme all’Associazione L’abilità, con il progetto “Museo per tutti”, il FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) ha presentato, in occasione della recente Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità, i risultati di un’interessante e ampia indagine, volta ad esplorare le modalità di fruizione del patrimonio culturale in Italia e il livello di accessibilità per le persone con disabilità intellettive

Tra le iniziative più “antiche” nel percorso del FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) volto a rendere il patrimonio storico, artistico e paesaggistico accessibile a un pubblico sempre più ampio, promuovendo la piena partecipazione delle persone alla vita culturale, in linea con l’articolo 30 (Partecipazione alla vita culturale e ricreativa, agli svaghi ed allo sport) della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, vi è certamente Museo per tutti, di cui Superando si occupa già da molti anni, iniziativa in costante evoluzione, mirata all’accessibilità culturale per le persone con disabilità intellettive, ideata e realizzata dall’Associazione L’abilità di Milano, con il supporto di Viatris, azienda globale che opera nell’àmbito della salute, che dal 2016 ad oggi ha visto 16 beni della FAI entrare a far parte di tale rete.
In occasione della recente Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità del 3 Dicembre, con l’obiettivo di continuare ad ampliare questa iniziativa e renderla sempre più vicina alle esigenze delle persone a cui è destinata, il FAI – che quest’anno festeggia tra l’altro il proprio 50° anniversario – ha presentato a Villa Necchi Campiglio di Milano i risultati di un’ampia indagine condotta da IQVIA, con la consulenza dell’Associazione L’abilità, per esplorare le modalità di fruizione del patrimonio culturale in Italia e il suo livello di accessibilità. Circa 1.200 sono state le persone coinvolte, tra popolazione generale, caregiver e professionisti che supportano persone con disabilità intellettive.
«Quando parliamo di disabilità intellettiva – sottolinea a tal proposito Carlo Riva, direttore dei servizi di L’abilità onlus e ideatore di Museo per tutti – ci riferiamo a una condizione che riguarda la capacità di comprendere informazioni complesse, orientarsi in contesti nuovi, comunicare bisogni ed emozioni. Non è una fragilità rara, ma una realtà che coinvolge molte famiglie e che, come mostra questa indagine, oltre la metà degli intervistati ancora non conosce. Questa scarsa consapevolezza genera ostacoli concreti: caregiver e operatori raccontano visite spesso faticose, solitarie, prive di strumenti adeguati. Eppure, l’accesso ai luoghi della bellezza e della conoscenza è essenziale per una vita piena per tutti e tutte. È per questo che il percorso di Museo per tutti, che abbiamo avviato anche con il FAI, è così importante: abbiamo infatti il dovere di progettare insieme alle persone, ascoltare i loro bisogni e rendere ogni esperienza di visita possibile, inclusiva e davvero accogliente».
Proponiamo dunque qualche dato emerso dall’indagine. Innanzitutto il fatto che i caregiver e gli operatori considerano l’accesso alla cultura fondamentale per la crescita delle persone con disabilità intellettive, un’occasione unica per sperimentare nuove modalità e strumenti di comunicazione, meno rigidi e fondamentali per entrare in contatto con le proprie emozioni e condividere esperienze.
Gli intervistati hanno dunque indicato con chiarezza le azioni da intraprendere per rendere i luoghi di cultura sempre più inclusivi e accessibili: la formazione del personale, la presenza di materiale informativo facilitato e la creazione di percorsi dedicati.
Come poi accennato da Carlo Riva, l’indagine ha rivelato che ben il 54% della popolazione generale ha dichiarato di non avere consapevolezza delle disabilità intellettive, ciò che pone ancora con maggiore evidenza l’importanza di progetti mirati all’inclusione e sensibilizzazione verso questa tipologia di disabilità.
Nel complesso, comunque, sembra proprio che il mondo della cultura sia solo in parte pronto ad “accogliere la disabilità”. Nonostante infatti i caregiver e gli operatori riconoscano i progressi nell’inclusione rispetto a qualche anno fa in questo àmbito, emergono alcune aree in cui i miglioramento sono ancora di là da venire, come ad esempio il modulare offerte calibrate sulle diverse sensibilità, anche a seconda dei diversi linguaggi artistici, e proporre percorsi dedicati, ad esempio selezionando alcune opere e prevedendo un tempo di fruizione adeguato. (S.B.)
A questo link è disponibile un ulteriore, ampio testo di approfondimento. Per altre informazioni: Francesca Decaroli ([email protected]).
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