Grazie Filippo, per avermi insegnato a vivere meglio

di Matteo Scapin*
«Ci sono incontri – scrive Matteo Scapin – che entrano nella nostra vita senza fare rumore, senza grandi annunci, e spesso non ci rendiamo conto subito di quanto siano destinati a cambiarci. Io ho avuto la fortuna di vivere uno di questi incontri, con Filippo e oggi sento il bisogno di raccontarlo, non per parlare di una perdita, ma di un dono. Filippo aveva una disabilità, ma non è mai stata quella a definirlo. Quello che lo definiva era la sua determinazione silenziosa, la dolcezza disarmante e una profondità rara»
Matteo Scapin con Filippo
Matteo e Filippo

Ci sono incontri che non cerchiamo. Arrivano così, quasi per sbaglio. Entrano nella nostra vita senza fare rumore, senza grandi annunci, e spesso non ci rendiamo conto subito di quanto siano destinati a cambiarci. Vi è mai successo?
Io ho avuto la fortuna di vivere uno di questi incontri. Il suo nome era Filippo. E oggi sento il bisogno di raccontarlo, non per parlare di una perdita, ma di un dono.
Filippo è entrato nella mia vita senza programmi, senza aspettative. Non sapevo che sarebbe diventato un amico, un fratello, una presenza così importante. Eppure è successo. Come succede sempre con le relazioni vere: non si costruiscono a tavolino, nascono mentre vivi, mentre condividi un pezzo di strada.
Quante volte, però, siamo distratti? Quante volte non ci accorgiamo della ricchezza che abbiamo davanti perché non corrisponde all’idea che avevamo in testa?
Filippo aveva una disabilità. Ma non è mai stata quella a definirlo. Quello che lo definiva era la sua capacità di esserci davvero: nella musica, nelle risate, nelle chiacchierate senza fretta, nei giri in macchina, nelle piccole attività quotidiane affrontate con un entusiasmo che spiazzava. Aveva una determinazione silenziosa, una dolcezza disarmante, una profondità rara.
E allora mi chiedo, e vi chiedo: quanto siamo pronti a lasciarci sorprendere dagli altri? Quanto siamo capaci di vedere oltre ciò che è immediatamente visibile?
Viviamo in una società che corre, che classifica, che etichetta. Anche quando parla di disabilità, spesso lo fa dall’esterno, con uno sguardo che misura, valuta, limita. Ma cosa succederebbe se iniziassimo a guardare alle persone non per ciò che manca, ma per ciò che portano?
Filippo mi ha insegnato più di quanto lui possa aver mai immaginato. Mi ha insegnato a credere nei sogni, a guardare le persone con occhi più gentili, a non avere paura di mostrare quello che si ha nel cuore. Mi ha ricordato che la musica non è solo un insieme di note, ma è presenza, ascolto, condivisione. E con lui, la musica era più vera.
Quante relazioni perdiamo perché pensiamo di non avere tempo? Quante opportunità di crescita lasciamo scivolare via perché non le riconosciamo come tali?
L’arricchimento umano non arriva quasi mai dalle strade più comode. Arriva dagli incontri che non avevamo previsto, dalle persone che ci costringono a rallentare, ad ascoltare, a cambiare prospettiva.
Oggi mi manca. Mi manca la sua voce, il suo modo unico di entrare nella vita degli altri in punta di piedi, la sua spontaneità capace di illuminare anche le giornate più pesanti. Ma insieme alla mancanza sento una gratitudine profonda. Perché aver camminato accanto a lui è stato un privilegio.
E allora torno a fare una domanda, forse la più importante: ci rendiamo conto di quanto le persone che incontriamo ci stanno cambiando, mentre lo stanno facendo?
Forse il senso di tutto questo è imparare a riconoscere il valore degli incontri quando sono ancora con noi. A custodirli. A lasciarci trasformare.
Filippo oggi non c’è più, ma continua ad accompagnarmi. Nel modo in cui ascolto. Nel modo in cui guardo gli altri. Nel modo in cui credo che ogni relazione, anche quella nata quasi per caso, possa diventare casa.
E forse è proprio questo il regalo più grande che alcune persone ci lasciano: insegnarci a vivere meglio, senza saperlo.

*Sound designer, music producer, promotore di laboratori musicali inclusivi (se ne legga anche sulle nostre pagine a questo e a questo link).

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