Un organo collegiale specificamente dedicato alle persone con disabilità, autonomo e indipendente, che allinei la Regione al modello della nuova Autorità nazionale: è quanto richiesto in sostanza dalla Federazione FISH Friuli Venezia Giulia, audita presso la V Commissione Permanente del proprio Consiglio Regionale, per discutere su una Proposta di Legge Regionale riguardante le funzioni di un Garante Regionale per i diritti delle persone con disabilità
La FISH Friuli Venezia Giulia (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) è stata audita qualche settimana presso la V Commissione Permanente del proprio Consiglio Regionale, per discutere sulla Proposta di Legge Regionale n. 43 (Modifiche e integrazioni alla legge regionale 16 maggio 2014, n. 9 “Istituzione del Garante dei diritti della persona e del Difensore civico regionale” concernenti le funzioni del Garante regionale a tutela dei diritti delle persone con disabilità e delle persone: disponibile a questo link). A rappresentare la Federazione vi era un nutrito gruppo composto dal presidente Giampiero Licinio, dai consiglieri Pierpaolo Gregori e Nelea Butnaru, nonché da Lorenza Vettor, affiancati in collegamento audio-video da Massimo Rolla, legale del Centro Studi Giuridici della FISH Nazionale, che ha fornito il proprio prezioso apporto.
Nel corso dell’audizione, la delegazione della FISH Regionale ha illustrato sia i fattori positivi che gli elementi di criticità della Proposta di Legge (a questo link il testo completo delle Osservazioni presentate). Tra i primi, il rafforzamento esplicito dei diritti delle persone con disabilità, con rinvio alla normativa sia internazionale che nazionale (Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e relativa Legge di ratifica 18/09, Legge Delega 227/21 in materia di disabilità), sia regionale (Legge Regionale 16/22 riguardante interventi per le persone con disabilità), nonché il collegamento con l’istituendo Osservatorio di cui all’articolo 14 della citata Legge Regionale 16/22 del quale la FISH friulana ha già da tempo caldeggiato la costituzione, oltre al collegamento con il mercato del lavoro, il sistema scolastico e quello sanitario, in una parola, come è stato detto «un’impostazione di rete».
Gli emendamenti presentati, invece (disponibili a questo link), hanno un obiettivo molto preciso: dotare il Friuli Venezia Giulia di un presidio di garanzia realmente specializzato sui diritti delle persone con disabilità, in linea con quanto previsto a livello nazionale e internazionale. La proposta originaria, infatti, concentra ulteriori funzioni in materia di disabilità e anziani vulnerabili sul Garante regionale dei diritti della persona, già gravato da competenze su infanzia, persone private della libertà e discriminazioni, con il rischio concreto di sovraccaricare un unico organo monocratico, rendendo di fatto la tutela meno efficace.
«In Umbria – ha fatto notare ad esempio Massimo Rolla, quale Garante di quella Regione per i diritti delle persone con disabilità – sono stati istituiti Garanti distinti (detenuti; infanzia e adolescenza; persone con disabilità; difensore civico). La disabilità, infatti, non è un “pezzo” tra gli altri, ma un tema trasversale che attraversa sanità e sociosanitario, scuola, formazione, lavoro e collocamento mirato, trasporti, urbanistica, digitale, cultura, abitare e vita indipendente. Solo questo, pertanto, è sufficiente a riempire l’agenda di un ufficio di garanzia, come dimostra il numero elevatissimo di segnalazioni (oltre 300 al mese), ricevute in Umbria dal Garante dei diritti delle persone con disabilità».
Da qui, dunque, la proposta della FISH Friuli Venezia Giulia: non limitarsi ad aggiungere funzioni al Garante esistente, ma compiere un vero e proprio salto di qualità, istituendo appunto un organo collegiale dedicato alle persone con disabilità, un’Autorità Garante Regionale dei diritti delle persone con disabilità, composta da tre membri, autonoma e indipendente, allineando la Regione al modello della nuova Autorità nazionale, anch’essa collegiale, e garantendo infine un raccordo ordinato con gli altri presìdi regionali (garante; difensore civico; consulta; osservatori), evitando in tal modo sovrapposizioni e conflitti di competenze.
«La scelta del collegio – viene sottolineato dalla FISH Friuli Venezia Giulia – è motivata su tre piani: la multidisciplinarietà, ossia mettere insieme competenze giuridiche, sanitarie, sociali e amministrative, con possibilità di deleghe per materia; la maggiore indipendenza rispetto alle pressioni esterne; la partecipazione diretta delle persone con disabilità e dei loro familiari, prevista espressamente nella composizione dell’organo, in coerenza con la Convenzione ONU».
«Sul piano organizzativo e dei costi- concludono dalla Federazione -, è indubbio che la collegialità comporta un incremento di spesa rispetto a una soluzione monocratica, ma è un onere misurato e necessario: senza una struttura dedicata, infatti, il rischio è che la funzione di garanzia resti solo un titolo, privo di strumenti operativi». (S.B.)
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