Prevenire violenze e abusi nelle strutture segreganti e soprattutto marciare verso la deistituzionalizzazione

Quasi un milione e mezzo di persone con disabilità nell’Unione Europea vivono in istituti segreganti, rispetto ai quali sono ancora molto presenti la normalizzazione della violenza, gli ostacoli alla denuncia degli abusi e la mancanza di un monitoraggio efficace: lo si legge in un recente rapporto dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA), che chiede a tutti gli Stati dell’Unione misure urgenti per invertire tale rotta
Copertina del rapporto sulla violenza nei confronti delle persone con disabilità negli istituti segreganti, prodotto dall'Agenzia FRA
La copertina del rapporto sulla violenza nei confronti delle persone con disabilità negli istituti segreganti, prodotto dall’Agenzia FRA

Secondo il nuovo rapporto dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA), sono oltre un milione e 400.000 le persone con disabilità nell’Unione Europea che vivono in istituti segreganti, poiché l’Unione Europea stessa e gli Stati Membri non adempiono ai propri obblighi in materia di deistituzionalizzazione ai sensi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
Tale rapporto conclusivo (disponibile a questo link) è stato reso pubblico dopo il meeting della FRA a Vienna in ottobre (se ne legga già anche sulle nostre pagine) e da esso emerge come la normalizzazione della violenza, gli ostacoli alla denuncia degli abusi e la mancanza di un monitoraggio efficace siano ancora oggi molto presenti in Europa.

Come avevamo dunque segnalato, alla riunione di Vienna di ottobre – cui hanno partecipato 30 esperti provenienti da 25 diversi Paesi europei – era presente, quale unico esponente italiano non istituzionale, Samuele Pigoni, segretario generale della Fondazione Time2 di Torino, da anni impegnata nell’affiancamento di persone con disabilità nel passaggio all’età adulta. «La pubblicazione del nuovo rapporto della FRA – dichiara – conferma quanto era emerso durante meeting di Vienna: i dati e le analisi dell’Agenzia mostrano infatti con chiarezza che serve adottare misure urgenti per prevenire la violenza attraverso, anche, l’intervento istituzionale. Nel contesto di quell’incontro in Austria abbiamo portato la voce e l’esperienza della Fondazione Time2, che da sempre lavora affinché le persone con disabilità possano rappresentare se stesse e partecipare attivamente alla vita pubblica. Il riconoscimento del ruolo della self advocacy [autotutela] come strumento di prevenzione e di autoprotezione è un passaggio essenziale, così come lo è rafforzare la loro partecipazione diretta nei processi decisionali che le riguardano».

«Oltre a quanto detto – prosegue Pigoni – dal rapporto della FRA emerge la necessità di superare l’istituzionalizzazione il che significa ricondurre le persone con disabilità nello spazio pieno della vita sociale, rafforzando al contempo una protezione effettiva dalla violenza fondata su norme coerenti, dati attendibili e monitoraggi indipendenti. Servono canali di segnalazione sicuri, formazione trasformativa per chiunque operi a fianco delle persone con disabilità e strutture capaci di vigilare senza complicità. La partecipazione diretta delle persone interessate non è accessoria, ma il presupposto stesso di politiche giuste: perché senza voce non c’è tutela, e senza riconoscimento non c’è diritto».

«Questo rapporto – conclude il rappresentante della Fondazione Time2 – rende dunque ancora più evidente l’urgenza di proseguire in questa direzione: promuovere l’autodeterminazione come diritto e come leva di libertà significa contribuire a costruire un’Europa più giusta e inclusiva, in linea con le raccomandazioni emerse dal meeting di Vienna e con il percorso che l’Italia sta portando avanti con la recente riforma centrata sul progetto di vita personalizzato e partecipato e l’istituzione del Garante dei diritti delle persone con disabilità, chiamato non solo a vigilare, ma a rendere esigibile quel “diritto ad avere diritti” che fonda ogni autentica cittadinanza».

Da ricordare in conclusione che la FRA ha concluso il proprio rapporto invitando tutti i Paesi dell’Unione Europea ad adottare misure urgenti per prevenire la violenza, proteggere le vittime e responsabilizzare le Istituzioni. (S.B.)

A questo link è disponibile una sintesi del rapporto presentato dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA). Per ulteriori informazioni: Silvia Bellucci ([email protected]).
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