Convertito in Legge negli ultimi giorni del 2025, il cosiddetto “Decreto Sicurezza” contiene alcuni provvedimenti che secondo la Federazione lombarda LEDHA e la FAND Lombardia, «rischiano di modificare in modo rilevante, rendendoli meno cogenti nei confronti delle aziende in obbligo, i percorsi di inclusione lavorativa delle persone con disabilità»

Il 18 dicembre scorso, come ricordano dalla LEDHA – la Lega per i Diritti delle Persone con Disabilità che costituisce la componente lombarda della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) il Decreto Legge 159/25 (Misure urgenti per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro e in materia di protezione civile) è stato definitivamente convertito, diventando la Legge 198/25, che è già entrata in vigore. E all’interno di quella norma sono state inseriti alcuni provvedimenti, sottolineano ancora dalla LEDHA, «destinati a modificare in modo rilevante, rendendoli meno cogenti nei confronti delle aziende in obbligo, i percorsi di inclusione lavorativa delle persone con disabilità».
«Già oggi – spiegano dalla Federazione lombarda -, si consente alle aziende del mercato ordinario del lavoro, di rispettare l’obbligo di avere un certo numero di lavoratori con disabilità, non solo attraverso assunzioni dirette, ma anche grazie all’attribuzione di una commessa di lavoro a una cooperativa o impresa sociale, comunque finalizzata all’assunzione di una persona con disabilità, come previsto dall’articolo 14 del Decreto Legislativo 276/03. Lo stesso obbligo poteva essere assolto anche “distaccando” il lavoratore, fino a un massimo del 10% della quota in obbligo e con controlli ben definiti (articolo 12 bis della Legge 68/99). Ebbene, la nuova norma amplia notevolmente queste possibilità, prevedendo da una parte che “assolvere l’obbligo” attraverso l’attribuzione di commesse (che in Lombardia può già oggi arrivare fino al 40% dei posti in obbligo) riguardi non solo le Cooperative Sociali di tipo B, ovvero quelle dedicate all’inserimento lavorativo, ma anche tutti gli Enti di Terzo Settore non commerciali e persino le “Società benefit”. Inoltre, si agevola la possibilità del “distacco”, riducendo i controlli e ampliando la quota al 60%: in pratica, un’azienda che deve assumere almeno dieci lavoratori con disabilità, potrà utilizzare questa particolare opportunità per coprire fino a sei dei posti soggetti all’obbligo».
Insieme dunque alla FAND Lombardia (Federazione tra le Associazioni Nazionali delle Persone con Disabilità), la LEDHA guarda «con grande preoccupazione a questa norma e alla sua attuazione», evidenziando il rischio «di vedere alterato il senso originale di questi provvedimenti che era quello di offrire un’opportunità di lavoro e di reddito alle persone con disabilità che necessitano di maggior sostegno ovvero a quelle che il mondo del lavoro ha sempre fatto più fatica ad includere. La cooperazione sociale, infatti, per via della sua storia e della sua natura, ha sempre offerto una serie di garanzie di attenzione alla salvaguardia di una reale inclusione lavorativa che non è invece sempre riscontrabile nella generalità degli Enti di Terzo Settore e che, riteniamo, non appartengano al DNA delle “Società benefit” che sono e rimangono imprese finalizzate essenzialmente alla generazione di profitto. È quindi probabile che, molto rapidamente, il numero di lavoratori con disabilità direttamente assunti dalle aziende “ordinarie” sia destinato a scendere drasticamente, a favore dell’assunzione presso altri soggetti, con una riduzione non solo delle opportunità di una reale inclusione lavorativa, ma anche delle stesse garanzie occupazionali e contrattuali».
Per tutto quanto detto, quindi, la LEDHA e la FAND Lombardia chiedono alla Regione Lombardia, cui compete l’applicazione della nuova norma sul territorio regionale, «di essere convocate quanto prima per definire modalità di applicazione che limitino il rischio di ripercussioni negative sul nostro territorio». (S.B.)
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