Giovanni, Luca… Nel dolore che unisce, la memoria che resta

di Fulvio De Nigris*
In occasione delle esequie a Bologna di Giovanni Tamburi, uno dei giovani morti in Svizzera nel rogo del locale “Constellation” la notte di Capodanno, lo ricorda Fulvio De Nigris, presidente della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris, che si sofferma anche sul 28° anniversario dalla morte del figlio Luca nel cui nome è nata appunto nel capoluogo emiliano la citata Casa dei Risvegli, centro pubblico innovativo dell’Azienda USL rivolto a persone con esiti di coma e alle loro famiglie
Giovanni Tamburi e Luca de Nigris
Giovanni Tamburi (a sinistra), uno dei giovani morti in Svizzera nel rogo del locale “Constellation” la notte di Capodanno e Luca De Nigris, scomparso l’8 gennaio di ventotto anni fa, che dà ail nome alla Casa dei Risvegli di Bologna, centro pubblico innovativo dell’Azienda USL rivolto a persone con esiti di coma e alle loro famiglie

In occasione delle esequie svoltesi ieri a Bologna di Giovanni Tamburi, uno dei giovani morti in Svizzera nel rogo del locale Constellation la notte di Capodanno, riceviamo e ben volentieri pubblichiamo da Fulvio De Nigris, presidente della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris, che si sofferma anche sul ventottesimo anniversario dalla morte del figlio Luca. Nel nome di quest’ultimo, lo ricordiamo, è nata a Bologna, per iniziativa dei genitori Maria Vaccari e appunto Fulvio De Nigris, la citata Casa dei Risvegli, centro pubblico innovativo dell’Azienda USL rivolto a persone con esiti di coma e alle loro famiglie.

Bologna ieri era ferita. Una ferita che accomunava tutta la città, rimanendo dentro le coscienze. Anche la nostra Fondazione [Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris, N.d.R.] si stringe, con pudore e rispetto, alla famiglia di Giovanni Tamburi in un abbraccio che vorrebbe tenere insieme genitori, nonni, amici, compagni, e la comunità degli studenti del Liceo Righi.
La morte di un figlio unisce. Rende partecipi di un dolore indicibile, perché infrange una legge non scritta ma profondamente umana: quella secondo cui dovrebbero essere i genitori ad andarsene per primi. E invece, troppo spesso, non è così.
La nonna di Giovanni ha detto: «Ho fede e so che è lassù, ci guarda e sarà sempre con noi». A quella fede mi aggrappo anch’io, pregando che mio figlio Luca sia lassù. Ma ogni ricorrenza riapre il bisogno di ritrovarlo dentro di me, in una dimensione intima, silenziosa, profonda.
Oggi, 8 gennaio, sono ventotto anni che Luca non c’è più. Eppure le domande restano identiche, sospese fuori dal tempo: Perché? Dov’è? Lo rivedrò? Con il passare degli anni sembrano diventare domande retoriche, e invece continuano a mordere, con la stessa forza del primo giorno.
Il dolore è un bene prezioso. Un gioiello ruvido, incastonato dentro di noi. Non si racconta, si attraversa. Possiamo intuire quello degli altri, ma non sarà mai uguale perché ogni dolore è unico. E tuttavia può essere condiviso. Ed è lì che qualcosa cambia, che il peso si fa, almeno per un istante, più sopportabile.
In questi anni, il cammino di conoscenza e consapevolezza che ha portato alla nascita della Casa dei Risvegli Luca De Nigris mi ha insegnato a vivere Luca in modo diverso. Non più soltanto come negli anniversari passati, con fiori portati al cimitero per essere donati ad altri, perché trovassero posto sulle tombe dei loro cari. Oggi il gesto è più semplice e più difficile insieme: portare una sedia, sedersi davanti a lui, mettendosi in ascolto. Un ascolto fatto di emozioni, di ricordi, di gratitudine. Un abbandonarsi al mistero della vita, del destino, della morte.
Alla ricerca di senso, pur sapendo che, a quelle domande, forse non c’è risposta.

*Presidente della Fondazione Gli Amici di Luca-Casa dei Risvegli Luca De Nigris.

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