Claudia Frizzarin, amica e attivista per i diritti: un ricordo personale

di Filippo Visentin
«Claudia Frizzarin – scrive Filippo Visentin – continua a parlarci attraverso le battaglie che ha aperto, le persone che ha coinvolto, la libertà che ha incarnato. Ricordarla significa non addolcire il suo messaggio, ma portarlo avanti: continuare a chiedere città accessibili, diritti esigibili, vite pienamente degne. Non c’è stato il tempo per quell’intervista in Superando che avevamo pensato di realizzare, ma c’è ancora il tempo – e il dovere – di portare avanti il suo sguardo libero e il suo ostinato desiderio di giustizia»
Claudia Frizzarin (1986-2026)
Claudia Frizzarin (1986-2026)

Il 10 gennaio scorso a Padova ci ha lasciati Claudia Frizzarin [se ne legga già sulle nostre pagine, N.d.R.], attivista instancabile per i diritti delle persone con disabilità e amica preziosa per molti e molte di noi a Padova ma non solo. La sua scomparsa rappresenta una perdita profonda per la nostra città e per quel tessuto di relazioni, battaglie e sogni che Claudia ha saputo intrecciare con coraggio e forza.
Con Claudia più volte avevamo pensato di realizzare un’intervista per Superando. Avremmo voluto raccontare la sua esperienza, dare spazio alle sue battaglie, far conoscere il lavoro dell’Associazione MIL (Muoversi in Libertà), da lei fondata e animata con passione e competenza. Purtroppo il tempo non ce l’ha permesso. Resta oggi il rammarico, ma anche la responsabilità di raccogliere e custodire il senso del suo impegno.

Ho avuto due volte l’occasione di suonare per una raccolta fondi a sostegno della sua Associazione. Ogni volta che si presentava un’opportunità legata alla musica, Claudia era pronta a chiamarmi, a coinvolgermi, a immaginare connessioni. Per lei la musica, come l’attivismo, era uno spazio di incontro, di condivisione, di possibilità. Nulla era mai fine a se stesso: tutto poteva diventare occasione per costruire qualcosa insieme.
La grande battaglia di Claudia è stata quella contro le barriere architettoniche. Ma sarebbe riduttivo fermarsi a questa definizione. Claudia era, prima di tutto, una persona libera. Voleva muoversi, viaggiare, progettare, fare cultura. Rivendicava il diritto a una città che non costringesse a chiedere permesso, che non imponesse limiti arbitrari ai corpi e alle vite. A Padova, soprattutto nel quartiere Arcella, in molti la ricordano sfrecciare con la sua carrozzina elettrica: una presenza riconoscibile, determinata, impossibile da ignorare.

Negli ultimi tempi Claudia aveva scelto di mettere a frutto anche competenze professionali specifiche, diventando disability manager, nella convinzione che l’impegno politico dovesse accompagnarsi a strumenti concreti capaci di incidere sulle politiche pubbliche e sull’organizzazione dei servizi. In questa stessa direzione si era anche adoperata per attivare sportelli di consulenza psicologica, con una particolare attenzione alla dimensione affettiva e relazionale, spesso trascurata quando si parla di disabilità.
Le barriere architettoniche, per Claudia, non erano solo un problema tecnico, ma il simbolo di un’esclusione più profonda. Per questo il suo impegno si è esteso anche al diritto alla vita indipendente, alla casa, alla possibilità di vivere pienamente la propria affettività, la sessualità, l’amore. Temi ancora scomodi, spesso rimossi, che Claudia affrontava con lucida convinzione, senza mai arretrare.
Era inoltre profondamente legata al mondo della disabilità visiva e ha collaborato con molte e molti di noi, condividendo battaglie, percorsi e visioni. Questo legame si è espresso in modo particolarmente significativo nell’organizzazione del Disability Pride Veneto, dove Claudia aveva saputo coinvolgere non solo le Associazioni e l’Amministrazione Comunale, ma anche l’Università di Padova, contribuendo a costruire un’alleanza ampia e partecipata attorno al dibattito sui diritti delle persone con disabilità.

Chi l’ha conosciuta ricorda il suo sorriso, la sua ironia pungente, le battute capaci di smascherare ipocrisie e pietismi. Claudia sapeva essere dura quando necessario, ma non perdeva mai l’umanità. La sua forza stava proprio in questo equilibrio: tenere insieme la rabbia giusta e la leggerezza, la competenza e la relazione, la denuncia e il desiderio di cambiamento.
Oggi Padova è una città un po’ più povera. Ma Claudia Frizzarin continua a parlarci attraverso le battaglie che ha aperto, le persone che ha coinvolto, la libertà che ha incarnato. Ricordarla significa non addolcire il suo messaggio, ma portarlo avanti: continuare a chiedere città accessibili, diritti esigibili, vite pienamente degne.
Forse non c’è stato il tempo per quell’intervista. Ma c’è ancora il tempo – e il dovere – di portare avanti il suo sguardo libero e il suo ostinato desiderio di giustizia.

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