Scuola: l’inclusione deve riguardare le persone, le relazioni, gli insegnanti e anche gli ambienti

«Anche quando il sistema scolastico è sotto pressione, la risposta non può essere la separazione. L’inclusione deve restare globale: riguarda le persone, le relazioni, gli insegnanti e anche gli ambienti. Ed è nei momenti di maggiore complessità che l’inclusione degli alunni e alunne con disabilità va difesa con più convinzione»: a dirlo è Gianfranco Salbini, presidente dell’AIPD, commentando gli esiti di una ricerca sull’inclusione svolta dalla propria Associazione tra insegnanti e dirigenti scolastici
Studenti senza disabilità insieme a uno studente con sindrome di Down (foto di AIPD)
(Foto di AIPD-Associazione Italiana Persone Down)

Alla vigilia della Giornata Internazionale dell’Educazione di domani, 24 gennaio, l’AIPD (Associazione Italiana Persone con Sindrome di Down) ha reso noti i risultati di una ricerca svolta dal proprio Osservatorio Scolastico tra insegnanti e dirigenti scolastici e dedicata in particolare al tema degli spazi scolastici, iniziativa rpomossa nell’àmbito del progetto Forma-Mentis.
Al questionario proposto hanno risposto 239 docenti, 32 dirigenti scolastici e 7 operatori del personale educativo. Circa la metà degli insegnanti coinvolti erano docenti di sostegno, prevalentemente della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado.

«L’indagine – sottolineano dall’AIPD – restituisce un quadro complessivamente positivo sullo stato dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità (non solo con sindrome di Down): in una scala da 1 a 5, infatti, la maggior parte degli intervistati (118) ha espresso una valutazione pari a 4, mentre il punteggio massimo è stato assegnato da 59 intervistati. Soltanto 16 hanno espresso un giudizio totalmente negativo (punteggio 1). Un segnale chiaro, questo, che l’inclusione è oggi percepita come un valore reale e praticato nella quotidianità delle scuole».
Intento dell’indagine svolta dall’AIPD è stato però anche quello di portare alla luce alcuni elementi di criticità, soprattutto sul tema degli spazi: la ricerca ha evidenziato infatti la presenza di “aule dedicate ad alunni con disabilità” in quasi la metà delle scuole prese in esame. «Ed è questo – dicono dall’Associazione – che richiama la nostra attenzione, perché fa tornare alla mente le famigerate “aule di sostegno”, mai previste dalla normativa di inclusione, spazi che invece troppo spesso esistono ed escludono, diventando di prassi luoghi frequentati esclusivamente dagli alunni con disabilità e dagli insegnanti di sostegno».

Entrando ulteriormente nel dettaglio, alla domanda «In alcune scuole italiane esistono aule dedicate ad alunni con disabilità. Qual è il tuo pensiero al riguardo?», il 61% degli intervistati si è dichiarato favorevole, ma le motivazioni espresse restituiscono un quadro complesso. Le ragioni più citate, ad esempio, non riguardano la separazione, bensì la funzione educativa degli spazi: 103 risposte, infatti, hanno indicato la necessità di luoghi per scaricare la tensione o lavorare in piccolo gruppo, 83 hanno sottolineato l’importanza di uno spazio per il riposo e il rilassamento, soprattutto in presenza di disabilità severe. Accanto a queste motivazioni, 92 risposte ritengono corretto che, quando necessario, gli alunni con disabilità possano avere accesso a spazi dedicati.
Dall’altro lato, le perplessità espresse da chi è contrario sono fortemente legate al tema dell’inclusione: 76 risposte hanno indicato che avere spazi separati solo per alcune persone non è considerato inclusivo, mentre 68 hanno segnalato il rischio concreto che, nonostante le buone intenzioni, queste aule diventino luoghi frequentati esclusivamente dagli alunni con disabilità e dagli insegnanti di sostegno.
Un ulteriore elemento critico riguarda le modalità di utilizzo: nella maggior parte delle scuole coinvolte (176) non esistono aule dedicate esclusivamente agli studenti con disabilità, mentre 102 dichiarano di averle. L’uso di questi spazi è concordato con le famiglie solo nel 57% dei casi, mentre nel 76% dei casi è formalizzato all’interno del PEI (Piano Educativo Individualizzato), evidenziando la necessità di rafforzare la condivisione e la trasparenza delle scelte educative.

«Questa ricerca – dichiara Enrico Palladino, referente dell’Osservatorio Scolastico AIPD – ci restituisce un messaggio incoraggiante ma anche una responsabilità. Emerge quanto l’inclusione scolastica in Italia sia considerata un valore “in buona salute” da chi vive la scuola ogni giorno».
«Per la nostra Associazione – specifica dal canto suo il presidente dell’AIPD Gianfranco Salbini -, l’inclusione passa però anche attraverso la condivisione degli spazi della scuola, che non devono in nessun caso e per nessuna ragione diventare esclusivi né escludenti, ma devono essere pensati come ulteriore risorsa per tutta la comunità scolastica: luoghi flessibili, aperti, utilizzabili da chiunque ne abbia bisogno, non solo dagli studenti con disabilità. Spazi di calma, di relazione e di apprendimento che siano a disposizione dell’intera classe. Come l’insegnante di sostegno, così le eventuali soluzioni sopra prospettate non devono essere pensate come uno strumento per allontanare o “delegare” la disabilità, ma come risorse per l’intera classe, in un’ottica quindi di inclusione e non di separazione».

Le difficoltà, per altro, non mancano, specie in presenza di disabilità complesse e con organici e organizzazioni scolastiche sempre in affanno. «Ma anche quando il sistema scolastico è sotto pressione – conclude Salbini -, la risposta non può essere la separazione. L’inclusione deve restare globale: riguarda le persone, le relazioni, gli insegnanti e anche gli ambienti. Ed è proprio nei momenti di maggiore complessità che l’inclusione va difesa con più convinzione». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: [email protected].
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