«Nel giro di due giorni – scrive Salvatore Nocera – ci hanno lasciato due grandi donne con disabilità, Stefania Delendati e Ileana Argentin, entrambe impegnate socialmente, la prima come giornalista e la seconda in politica. Di loro, in questi giorni, si sono giustamente raccontate le virtù pubbliche sulla difesa e la diffusione dei diritti umani delle persone con disabilità, io desidero invece ricordare la virtù che in loro mi ha colpito di più e cioè la femminilità»

A distanza di appena un giorno una dall’altra ci hanno lasciato due grandi donne con disabilità, Stefania Delendati e Ileana Argentin, entrambe impegnate socialmente, la prima come giornalista e la seconda in politica.
Di loro, in questi giorni, si sono giustamente raccontate, sulla stampa e sui social, le virtù pubbliche sulla difesa e la diffusione dei diritti umani delle persone con disabilità, pur se in modo differente, Stefania con la scrittura, Ileana con l’impegno politico. Non ripeterò quindi quanto è stato già detto e scritto molto meglio di come potrei fare io; dopo avere ascoltato su WhatsApp il commosso saluto di Valeria Cotura della FIADDA (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone sorde e Famiglie) [ne riprenderemo quanto prima i contenuti anche in altra parte del nostro giornale, N.d.R.], desidero invece ricordare la virtù che in loro mi ha colpito di più e cioè la loro femminilità.
In Stefania traspare negli scritti e nel suo modo di affrontare i temi da sviluppare su Superando, testata tramite la quale l’ho conosciuta. Penso al garbo con il quale fece rivolgere a Simona Lancioni e a me un’intervista al professor Paolo Cendon del quale volevamo criticare in modo polemico alcuni risultati assai gravi ai quali aveva dato occasione la sua legge sull’amministratore di sostegno.
Penso alla gentilezza con cui intervistava le persone con disabilità su Superando, avendo fatto una scelta editoriale molto felice di presentare alcune vite significative di donne che avevano affrontato la propria disabilità con coraggio ed impegno.
Penso ancora alla sensibilità e alla disponibilità con la quale inviò al Presidente della Repubblica un documento di appoggio alla richiesta di grazia per un’avvocatessa che era incappata nelle maglie della Giustizia proprio per una cattiva applicazione della legge sull’amministratore di sostegno.

Di Ileana, come giustamente dice Valeria Cotura, mi ha sempre colpito il suo senso di femminilità nella cura del vestire e del trucco. Questa eleganza personale rendeva molto più gradevoli ed efficaci le sue stesse battaglie politiche. E questo suo atteggiamento era per me molto singolare, dal momento che, dopo il Sessantotto del secolo scorso e per circa i vent’anni successivi, le ragazze di sinistra vestivano in modo sciatto, non curandosi del trucco, come segno di protesta contro “l’imborghesimento che produceva l’integrazione nel sistema”.
Ecco cosa desidero ricordare di Stefania Delendati e di Ileana Argentin, oltre, ovviamente, al loro impegno sociale e politico e ai frutti che ne sono derivati, come, ad esempio, da una parte i tanti articoli di Stefania che “ci hanno formato”, dall’altra la Legge 112/16 sul “Dopo di Noi”, di cui Ileana fu la prima firmataria.
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