Il videogioco al Niguarda di Milano, come linguaggio terapeutico

Progetto promosso da Spazio Vita Niguarda, in collaborazione con il reparto di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Niguarda di Milano, “Gaming che cura” porta la “Videogame Therapy” in tale nosocomio, all’interno del polo tecnologico “TechLAB”, spazio dedicato appunto al videogioco accessibile e inclusivo, con l’obiettivo di supportare adolescenti con disturbi del neurosviluppo

"Gaming che cura"Si chiama Gaming che cura ed è un progetto promosso dalla struttura polifunzionale Spazio Vita Niguarda, in collaborazione con il reparto di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Niguarda di Milano, che porta la Videogame Therapy in tale nosocomio, all’interno del polo tecnologico TechLAB, spazio dedicato appunto al videogioco accessibile e inclusivo, con l’obiettivo di supportare adolescenti con disturbi del neurosviluppo.
«Si tratta di un progetto – spiegano i promotori – che sceglie di partire da ciò che i ragazzi conoscono e abitano ogni giorno, il videogioco, non come evasione, ma come linguaggio terapeutico, capace di creare un ponte tra la persona e il percorso di cura».

A sostegno di Gaming che cura è già attiva una campagna di raccolta fondi sul portale Crowdforlife, piattaforma di crowdfunding di Crédit Agricole Italia, che contribuirà con un terzo dell’importo donato. I fondi raccolti serviranno per allestire postazioni terapeutiche dedicate, acquistare software e tecnologie specifiche per lo svolgimento delle attività. Dal canto suo, Spazio Vita Niguarda metterà a disposizione i propri spazi e le proprie tecnologie, rafforzando concretamente il servizio offerto all’Ospedale Niguarda e ai suoi pazienti, oltre a contribuire con un cofinanziamento per la formazione dei propri specialisti e degli operatori del reparto di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

«Sostenere Gaming che cura – concludono da Spazio Vita Niguarda – significa contribuire a rendere la cura più vicina ai bisogni reali dei giovani pazienti, offrendo nuove possibilità di relazione, ascolto e accompagnamento all’interno dell’ospedale». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: [email protected].
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