A proposito di Intelligenza Artificiale e di Progetto di Vita

di Maurizio Cocchi*
«Il Progetto di Vita – scrive Maurizio Cocchi – non è un servizio sociale e la persona con disabilità non è riducibile ad un servizio sociale. I servizi sociali sono una casella, meglio se non centrale, del Progetto di Vita e quest’ultimo non serve a determinare la vita delle persone con disabilità, ma serve a fare un inventario di tutte le risorse necessarie affinché tale persona possa usufruire degli stessi diritti che hanno gli altri»
Spazio DirSI – Disabilità in rete a Siena, su progetto di vita
Realizzazione grafica elaborata in occasione di un ciclo di incontri formativi proposti nel 2024 da Spazio DirSI – Disabilità in rete a Siena

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo anche allo scopo di aprire un dibattito proficuo e costruttivo su temi di estrema attualità, quali l’intelligenza artificiale e la cosiddetta “riforma della disabilità”.

Leggo con qualche perplessità in Superando l’approfondimento di Luciano Pasqualotto e Angelo Lascioli, intitolato Il Progetto di Vita e la sfida della concretezza: come l’intelligenza artificiale può aiutare i servizi. Dico perplessità, per non dire sgomento, perché voglio pensare che questi tecnici dell’educazione e della assistenza abbiano le loro ragioni per sostenere il proprio ragionamento.
La prima cosa che balza agli occhi è che alla base di tutto continua ad esserci l’ICF [Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute, N.d.R.], che effettivamente io non padroneggio perfettamente, ma mi è bastato dare un’occhiata alla Scheda di Valutazione Multidimensionale della Disabilità (SVaMDi) della Regione Veneto, per farmi un’idea.
Da anni, uno degli estensori della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, Giampiero Griffo, sostiene che questo tipo di valutazioni classificatorie non sono utili per niente nella creazione del Progetto di Vita, servono solo a dare una parvenza di oggettività all’assegnazione di contributi e prebende secondo un conteggio delle funzioni mancanti.
La SVaMDi è uno strumento di valutazione molto complesso, di un’accuratezza quasi maniacale, ma diamogli un’occhiata nell’immagine qui di seguito proposta.

SVaMDi Regione Veneto

A seguire ci sono poi altre tabelle dedicate alle funzioni psichiche e a quelle sociali. Qui si capisce che Excel non basta più e che diventa indispensabile ricorrere all’Intelligenza Artificiale.
Con questo non è che voglia sottovalutare e ridicolizzare uno strumento così raffinato e importante. Voglio solo dire che questo tipo di valutazioni sono sicuramente utili nella progettazione di servizi sociali (centri diurni, gruppi appartamento…), ma il Progetto di Vita non è un servizio sociale.
La persona con disabilità non è riducibile ad un servizio sociale, questo andrebbe scolpito presso ogni realtà associativa, della pubblica amministrazione e dei servizi stessi. La persona con disabilità non può vivere “ostaggio dell’ICF” e i servizi sociali sono una casella, meglio se non centrale, del Progetto di Vita.
Il Progetto di Vita non serve a determinare la vita delle persone con disabilità, serve a fare un inventario di tutte le risorse necessarie affinché tale persona possa usufruire degli stessi diritti che hanno gli altri.
D’altra parte, gli Autori dell’approfondimento citato cosa metterebbero nella Gem per interpretare i dati che uscirebbero da questa miriade di questionari? E cosa uscirebbe fuori? Che siamo in presenza di uno sfigato al 150%? E dove stanno i suoi diritti? [le “Gem” sono versioni personalizzate dell’intelligenza artificiale di Google, strutturate per eseguire attività specifiche e offrire risposte personalizzate, N.d.R.].
Non spetta ai tecnici offrire la fruizione dei diritti alle persone con disabili, spetta alle stesse persone con disabilità di prendersi i diritti, utilizzando tutti gli strumenti che riescano ad ottenere tramite il Progetto di Vita, ivi compresi gli operatori sociali. Un briciolo di umiltà e di spirito di servizio non guasterebbe a questi ultimi, che dovrebbero pensare che le persone con disabilità sono un’importante fonte di lavoro, che può anche trasformarsi in profonda amicizia e rinunciare una volta per tutte al loro ruolo di “controllori della normalità”.

*Persona con disabilità in carrozzella, pedagogista, già presidente di Cooperativa Sociale, attivista per le persone con disabilità ([email protected]).

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