La trasformazione delle informazioni visive in strutture percepibili al tatto, grazie a “Biblos”, software di videoscrittura accessibile per persone con disabilità visive, porta a un cambiamento non solo tecnologico, ma anche e soprattutto culturale, dimostrando che le tecnologie accessibili non sono più soltanto strumenti compensativi, ma piattaforme che permettono produzione e progettazione creativa diretta. A spiegarlo è lo stesso autore e sviluppatore di “Biblos”, Giuseppe Di Grande

Oggi tutti abbiamo la capacità di immaginare una piccola officina personale sulla scrivania di una persona cieca, ma non è stato sempre così, perché per molti anni l’accesso alle informazioni visive per le persone cieche è dipeso da processi complessi, costosi e spesso mediati da terzi.
La produzione di materiali tattili – testi in Braille, disegni in rilievo, modelli didattici – richiedeva strumenti specializzati e inaccessibili, oltre che competenze tecniche non sempre disponibili in contesti scolastici o domestici. Negli ultimi due decenni, tuttavia, l’evoluzione delle tecnologie digitali ha iniziato a ridurre queste distanze.
In questo scenario, chi scrive ha creato Biblos, software che sviluppo sin dal 2004 per rendere accessibili scrittura, Braille e grafica tattile in un unico ambiente accessibile, che oggi consente anche di modellare e stampare oggetti 3D autonomamente. Infatti, con l’introduzione del 3D in Biblos si apre un nuovo paradigma: non è solo questione di strumenti, ora chi non vede può diventare autore dei propri contenuti tangibili.
In Biblos, dunque, ho sviluppato un sistema che traduce le immagini in oggetti tridimensionali pronti per la stampa. A differenza dei comuni software di progettazione CAD, basati su interfacce esclusivamente visive e mouse-centriche, l’ambiente di Biblos è progettato per essere pienamente accessibile anche tramite screen reader e tastiera.
Il principio, che proviene dalla mia esperienza di oltre quarant’anni, è “semplice”: le variazioni di luminosità diventano volumi fisici, generando un solido pronto per la stampa o da inserire in composizioni più complesse. L’utente non deve “disegnare” nel senso tradizionale, ma operare attraverso il già conosciuto ambiente di grafica tattile, programmando vettori bidimensionali che il software trasforma in coordinate tridimensionali. Ciò consente di passare da rappresentazioni tattili su carta – soggette a usura e limitate nello spessore – a oggetti solidi, più durevoli e ricchi di informazioni spaziali.
Questo approccio permette, ad esempio, di ottenere modelli di forme geometriche, mappe semplificate, diagrammi scientifici o elementi iconografici partendo da file grafici comuni. L’utente può definire parametri come dimensioni, spessore del basamento e smussatura dei bordi, adattando il risultato alle proprie esigenze di esplorazione tattile.
Un elemento rilevante riguarda la diffusione delle stampanti 3D a basso costo. Negli ultimi anni il mercato ha reso disponibili dispositivi con prezzi comparabili a quelli di elettronica di consumo comune, rendendo possibile l’accesso alla produzione tridimensionale anche in àmbito scolastico, familiare o associativo. Oggi una stampante 3D costa spesso meno di uno smartphone e circa un decimo rispetto alle tradizionali stampanti Braille. Questo significa poter produrre autonomamente materiali tattili, passando da servizio da richiedere a possibilità di produzione autogestita. Conosco già scuole e istituti che utilizzano Biblos e che esplorano queste nuove possibilità.
Combinando software accessibile e stampanti 3D economiche, nascono opportunità che fino a ieri erano impensabili: insegnanti che producono materiali didattici personalizzati, famiglie che realizzano oggetti utili nella vita quotidiana, studenti/studentesse che possono esplorare concetti complessi attraverso modelli fisici costruiti creativamente.
Le potenzialità, inoltre, non si limitano all’ambito tecnico. In àmbito educativo, la possibilità di generare rapidamente modelli tridimensionali consente di affrontare varie discipline: dalla geometria alla scienza, dall’arte all’architettura. D’altronde, oggi in Italia abbiamo già l’esperienza di musei che propongono ai fruitori questi modelli tridimensionali, permettendo una comprensione tattile immediata.
Nella vita quotidiana, poi, la produzione indipendente di piccoli oggetti accessibili – etichette tattili, segnalatori, componenti personalizzati – contribuisce all’autonomia personale. E anche elementi ludici o creativi, come giochi, simboli o decorazioni, diventano più facilmente realizzabili.

Quarant’anni di sperimentazione, come ho detto, prima come vedente, poi come persona non vedente, hanno portato a questa innovazione. Lo sviluppo della grafica tattile che ho introdotto poco più di quindici anni fa ha costituito una base tecnica e concettuale importante: la trasformazione delle informazioni visive in strutture percepibili al tatto. Oggi, l’integrazione con la modellazione tridimensionale rappresenta una naturale estensione di questo percorso. E il cambiamento più profondo non è tecnologico, ma culturale. Le tecnologie accessibili, infatti, non sono più soltanto strumenti compensativi, ma piattaforme che permettono produzione e progettazione creativa diretta. Quando una persona cieca può ideare un oggetto, modellarlo e stamparlo in totale autonomia, si modifica il rapporto stesso con la tecnologia e con l’ambiente circostante.
Il contributo principale consiste nell’avere portato la modellazione tridimensionale direttamente nelle mani degli utenti ciechi. L’approccio che ho sviluppato con Biblos non si limita a introdurre una nuova funzione, ma ridefinisce il concetto stesso di partecipazione sociale.
L’idea di trasformare una postazione informatica in una piccola officina personale — capace di produrre oggetti utili o contenuti didattici su richiesta — non appartiene più alla sperimentazione, ma a una realtà già disponibile. Biblos è uno strumento che permette a chi non vede di progettare, modellare e produrre oggetti tattili e 3D senza intermediari, e ne sono veramente entusiasta.
Il mio lavoro, in conclusione, dimostra che l’innovazione può nascere anche dall’esperienza diretta della disabilità e trasformarsi in una opportunità per tutti e tutte. Biblos ridefinisce l’accessibilità rimodellandola in vera indipendenza progettuale, a ulteriore testimonianza che una persona con disabilità può ridurre le distanze tecnologiche col resto del mondo solo quando ha gli strumenti giusti per poterlo fare.
*Programmatore, Braille specialist e autore e sviluppatore di “Biblos”, software di videoscrittura accessibile per persone con disabilità visive, già utilizzato da scuole e insegnanti. A questo link il suo sito.
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