Oltre la burocrazia: come un dirigente scolastico dovrebbe trasformare la scuola in comunità educante

di Salvatore Nocera e Rosita Lanciotti*
«Oggi – scrivono Salvatore Nocera e Rosita Lanciotti – la normativa offre strumenti potenti, ma senza una visione pedagogica e una guida capace di interpretarla nel contesto reale, resta un insieme di obblighi formali. La sfida dei dirigenti scolastici contemporanei dovrebbe quindi essere quella di trasformare le norme in pratiche significative, rispondere ai bisogni dei territori, promuovere inclusione autentica e creare scuole realmente aperte, partecipative e capaci di costruire comunità»
Disegno sulla comunità educante, tratto dal sito "Culthera.it»
Disegno sulla comunità educante, tratto dal sito “Culthera.it – Condividere è crescere insieme»

La scuola non è mai un’entità neutra. È il luogo in cui si esercita il diritto all’educazione, si costruiscono cittadini e si gioca l’equità sociale. In questo scenario, il dirigente scolastico non può limitarsi a gestire adempimenti amministrativi, ma deve assumere una responsabilità politica e istituzionale, interpretando i principi costituzionali, mediando tra vincoli normativi e bisogni reali, e promuovendo inclusione e innovazione educativa.

La scuola italiana si fonda su princìpi di uguaglianza, solidarietà e diritto allo studio sanciti dalla Costituzione (articoli 2, 3 e 34), che impongono alla Repubblica di garantire l’accesso all’istruzione a tutti e di rimuovere gli ostacoli allo sviluppo della persona. Questi princìpi generano obblighi concreti per le istituzioni scolastiche e per chi le guida: il dirigente è responsabile non solo dell’efficienza gestionale, ma soprattutto della corresponsabilità educativa e dell’efficacia dell’azione didattica.
L’autonomia delle istituzioni scolastiche, stabilita dal DPR 275/99, attribuisce alle scuole la responsabilità di progettare l’offerta formativa, organizzare il curriculum e definire interventi educativi aderenti al proprio contesto. Per un dirigente inclusivo, l’autonomia è uno strumento per rispondere ai bisogni specifici degli studenti, personalizzare percorsi di apprendimento e costruire comunità educanti. Coinvolgere famiglie, docenti, studenti e servizi del territorio nelle scelte condivise fa parte integrante di questo mandato.
La Legge 107/15 (cosiddetta “La Buona Scuola”) ha ulteriormente esplicitato il ruolo centrale della scuola come luogo di sperimentazione, partecipazione e innovazione educativa, promuovendo l’elaborazione del PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) e la valutazione dell’inclusività come indicatore chiave.
Sul fronte dell’inclusione, l’Italia dispone di un sistema normativo articolato: dalla Legge 104/92 (tutela delle persone con disabilità) ai Decreti Legislativi 66/17 e 96/19, che promuovono una scuola realmente inclusiva, con piani individualizzati e monitoraggio dell’efficacia dei percorsi. Strumenti come il PEI (Piano Educativo Individualizzato), e la partecipazione attiva del dirigente alla predisposizione di esso, sono oggi obblighi normativi volti a garantire la piena partecipazione degli studenti con disabilità alla vita scolastica.
Recenti sviluppi, poi, come la Sentenza 1321/25 del Consiglio di Stato, hanno riaffermato che l’inclusione è un diritto fondamentale non comprimibile da vincoli di bilancio. E sempre nel 2025, la Legge 109/25 ha rafforzato la rappresentanza delle persone con disabilità negli organi istituzionali scolastici, consolidando il profilo partecipativo della governance educativa.

Oggi, dunque, il dirigente scolastico deve andare oltre la gestione burocratica. Le risorse e gli investimenti del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) rappresentano certamente un’opportunità per modernizzare la scuola e digitalizzare i processi, ma senza una leadership pedagogica forte rischiano di tradursi in adempimenti formali lontani dai bisogni reali degli studenti. Il dirigente deve mediare tra le opportunità dei finanziamenti e la pratica educativa quotidiana, sostenendo progetti che nascano dal basso e non subendo processi calati dall’alto.
La normativa sulla governance scolastica incentiva la costruzione di una leadership condivisa, valorizzando competenze interne e promuovendo la partecipazione attiva dei docenti nei processi decisionali. Un dirigente inclusivo, inoltre, non esercita potere gerarchico, ma facilita il dialogo, la corresponsabilità e la condivisione di obiettivi attraverso gruppi di lavoro stabili e orientati al benessere della comunità educante.

Tra i dirigenti che hanno incarnato questa visione, ricordiamo Leandro Cantoni, già oggetto su queste stesse pagine di un recente approfondimento dedicato alla sua esperienza alla guida dell’Istituto Professionale Cattaneo di Roma.
Cantoni si distingueva per un approccio centrato sulle persone, sulle relazioni e sulla costruzione di comunità educante. La sua scuola non era un luogo burocratico, ma un ambiente vivo in cui i progetti nascevano dall’ascolto dei bisogni reali degli studenti, dalla collaborazione tra docenti e dal dialogo con il territorio. La sua esperienza dimostra come la leadership pedagogica possa rendere l’autonomia scolastica uno strumento concreto di inclusione e innovazione.
Un altro esempio significativo è la preside palermitana [Antonella Di Bartolo] che ha guidato una scuola nel quartiere segnato dalla storia di don Pino Puglisi, lavorando per educare i giovani a superare la mentalità mafiosa. La sua esperienza dimostra come la scuola possa essere un agente di trasformazione sociale anche in contesti complessi, costruendo cittadinanza e resilienza attraverso relazioni di fiducia con famiglie, comunità e associazioni locali. Il suo libro sulla pratica educativa costituisce una preziosa testimonianza di leadership inclusiva e partecipativa.

Oggi la scuola rischia di appesantirsi di procedure e controlli, ma ricordare il ruolo istituzionale e politico del dirigente significa riaffermare che l’istruzione non è una semplice somma di adempimenti, ma un’attività democratica, un’esperienza di cittadinanza e un progetto di trasformazione sociale. La normativa offre strumenti potenti, ma senza una visione pedagogica e una guida capace di interpretarla nel contesto reale, resta un insieme di obblighi formali. La sfida dei dirigenti scolastici contemporanei è trasformare le norme in pratiche significative, rispondere ai bisogni dei territori, promuovere inclusione autentica e creare scuole realmente aperte, partecipative e capaci di costruire comunità.
In un tempo di rapide trasformazioni sociali e tecnologiche, il dirigente scolastico rimane il cuore pulsante della scuola. Chi guida con passione, competenza e umanità non gestisce solo la quotidianità, ma coltiva culture scolastiche in cui ogni studente può sentirsi accolto, valorizzato e protagonista del proprio percorso. È questo impegno quotidiano, fatto di ascolto, progettazione condivisa e coraggio pedagogico, che distingue una scuola che esegue procedure da una scuola che forma cittadini consapevoli, solidali e capaci di cambiare il mondo.

*Rispettivamente esperto di normativa sull’inclusione scolastica e insegnante di sostegno.

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