Giocare per cambiare sguardo: la sfida di Silvio Binca e di “ThehandYcapped”

di Filippo Visentin
Silvio Binca ha 26 anni  e una malattia genetica rara che colpisce i muscoli, ma la sua condizione non si traduce in un racconto pietistico, bensì in una domanda molto concreta: cosa posso costruire, a partire da questa esperienza, che abbia senso anche per altri? La risposta è “ThehandYcapped”, un bel progetto che è insieme associazione, iniziativa culturale e un videogioco i cui protagonisti sono persone con disabilità, non comparse, non figure da proteggere, ma personaggi che corrono, affrontano ostacoli e competono

"The handYcapped"Immaginiamo un ragazzo davanti a uno schermo, joystick in mano, cuffie alle orecchie. Sta giocando. Punto. La carrozzina c’è, ma non è il centro della scena.
È da qui che si può partire per raccontare la storia di Silvio Binca, 26 anni, di Massarosa, in provincia di Lucca, affetto da desminopatia, una malattia genetica rara che colpisce i muscoli. Una condizione che tuttavia non si traduce in un racconto pietistico, ma in una domanda molto concreta: cosa posso costruire, a partire da questa esperienza, che abbia senso anche per altri?
La risposta si chiama ThehandYcapped, un bel progetto che è insieme associazione, iniziativa culturale e tentativo di intervento sul modo in cui la disabilità viene rappresentata.

L’idea nasce da un’assenza evidente: nei videogiochi, uno dei linguaggi più diffusi tra i giovani, la disabilità praticamente non esiste. E se compare, lo fa in modo marginale o simbolico. Da qui la scelta di rovesciare il punto di vista.
Il videogioco a cui Silvio e il suo team stanno lavorando è un Racing Arcade, immediato e accessibile, in cui i protagonisti sono persone in sedia a rotelle. Non comparse, non figure da proteggere, ma personaggi che corrono, affrontano ostacoli e competono.
Anche le barriere architettoniche entrano nel gioco, ma senza trasformarlo in una lezione. Sono parte dell’ambiente, così come purtroppo lo sono nella vita reale. Il punto non è spiegare la disabilità, ma farla esistere dentro un’esperienza condivisa.

Silvio Binca
Silvio Binca

Il progetto è ancora in fase di prototipo. C’è un piccolo team, in gran parte composto da giovani, che lavora tra grafica, programmazione e comunicazione. E c’è soprattutto una direzione chiara: usare strumenti contemporanei per intervenire su un immaginario che ancora oggi fatica a rappresentare la disabilità fuori dagli schemi abituali.
Il nodo, lo sappiamo, è culturale. La disabilità continua ad essere percepita come qualcosa di “delicato”, da trattare con cautela o da tenere ai margini. Anche per questo spesso essa viene semplicemente esclusa dai contesti più popolari, come appunto quello del gaming.
ThehandYcapped prova a muoversi in senso opposto: normalizzare senza banalizzare. Se un bambino cresce vedendo personaggi in carrozzina che giocano, gareggiano, vincono o pèrdono, forse può cambiare il modo in cui guarderà la realtà. Non più eccezioni, ma presenze ordinarie.
Accanto a questo, c’è un obiettivo molto concreto: sostenere la ricerca sulla desminopatia, attraverso una rete di iniziative, raccolte fondi e collaborazioni. Il videogioco, in questo senso, rappresenta anche uno strumento per generare risorse e costruire connessioni.

Non mancano i limiti. Il gioco al momento non è ancora accessibile alle persone con disabilità visiva, e questo resta un punto aperto. Ma è significativo che il problema venga riconosciuto senza scorciatoie, come un passaggio necessario da affrontare con competenze adeguate.
Al di là degli sviluppi futuri, il progetto di Silvio Binca ha già un merito: prova a spostare il discorso sulla disabilità fuori dai registri consueti. Nessun eroismo, nessuna retorica. Piuttosto, un tentativo – ancora in costruzione – di riportarla dentro la normalità delle esperienze quotidiane… anche giocando.
Chi volesse approfondire il progetto o contribuire ad un suo sviluppo, con idee, competenza o tramite un contributo all’associazione, può scrivere direttamente a Silvio all’indirizzo [email protected].

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