«Più attenzione alle persone autistiche adulte e con più grave compromissione: chiediamo alla politica, anzitutto per loro, un sostegno organico anche dal Fondo Sociale al posto di “progetti spot”»: è il senso del messaggio lanciato alla vigilia del 2 Aprile, Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, dall’Uneba, organizzazione di categoria del settore sociosanitario i cui Enti gestiscono oltre 200 servizi per la disabilità in tutta Italia
«Nel nostro Paese restano ancora dei vuoti nella presa in carico dell’autismo, in particolare nel sostegno ai servizi per l’autismo dell’età adulta e soprattutto nei finanziamenti pubblici del Fondo Sociale. Siamo noi enti non profit a gestire gran parte delle prese in carico delle persone autistiche, mentre il settore pubblico si occupa della diagnosi. Ma non possiamo ancora andare avanti con progetti spot, temporanei e senza garanzie per il futuro. Senza sapere se e quando i fondi necessari verranno erogati. È necessario pertanto un sostegno del Fondo Sociale che si affianchi a quello del Fondo Sanitario, altrimenti il futuro dei servizi è a rischio: e cosa faranno, allora, le famiglie delle persone autistiche?»: a dirlo, alla vigilia del 2 Aprile, Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo, è Germana Sorge, presidente di Uneba Abruzzo e coordinatrice della Commissione Disabilità dell’Uneba Nazionale, organizzazione di categoria del settore sociosanitario i cui Enti gestiscono oltre 200 servizi per la disabilità in tutta Italia.
E il sostegno di cui parla Sorge, secondo l’Uneba, «deve prestare attenzione in particolare agli adulti con disturbi dello spettro autistico più marcato, di “livello 2” o “livello 3”, in cui cioè il funzionamento è più compromesso. Persone per le quali anche piccole autonomie o azioni della vita quotidiana sono una conquista che va costruita e insegnata da personale esperto. Per loro bisogna fare di più perché per loro le leggi attualmente in vigore non bastano a dare risposte ed un reale “Progetto di vita”».
«Ci sono realtà virtuose che propongono esperienze di inserimento lavorativo ottime – sottolinea in tal senso Sorge -, ma dedicate ad adulti autistici con minore compromissione. Ma gli adulti autistici con compromissione più grave sono la maggior parte e per loro il lavoro e l’integrazione sono ancora modelli tutti da costruire. Anche perché le norme sono pensate per altre tipologie di disabilità e funzionamenti. Per costruire questi modelli, dunque, fondamentale è il ruolo degli Enti non profit attraverso il metodo della coprogettazione con gli Enti pubblici previsto dal Codice del Terzo Settore».
Anche di questo si parlerà ad Assisi il 14 e 15 maggio prossimi, durante il convegno nazionale Uneba dedicato al tema Accogliere e servire nello spirito di San Francesco – Identità e presenza di Uneba accanto ai più fragili. (S.B.)
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