Lavoro e disabilità: come interpretare i dati della XII Relazione al Parlamento sulla Legge 68/99

di Marino Bottà*
«Vent’anni fa – scrive Marino Bottà – pensavo che i posti di lavoro disponibili per le persone con disabilità si sarebbero esauriti rapidamente, visto il rapporto fra il numero degli iscritti negli elenchi del collocamento e i posti non occupati in quota di riserva, ma non è andata così, principalmente a causa dell’inefficacia e della burocratizzazione dei Servizi Provinciali per il Collocamento Mirato, come dimostrano i dati riportati nella XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 68/99»

Donna in carrozzina lavora davanti al pcVent’anni fa pensavo che i posti di lavoro disponibili per le persone con disabilità si sarebbero esauriti rapidamente, visto il rapporto fra il numero degli iscritti negli elenchi del collocamento e i posti non occupati in quota di riserva. Mi ero illuso che la riforma del sistema pubblico e la nuova Legge 68/99 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili) avrebbero consentito a tutti di trovare un lavoro adeguato. Purtroppo, non è andata come speravo. L’inefficacia e la burocratizzazione dei Servizi Provinciali per il Collocamento Mirato hanno portato alla deriva l’intero progetto inclusivo.
Lo dimostrano i dati riportati nella XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 12 marzo 1999, N. 68 “Norme per il diritto al lavoro delle persone disabili”, Anni 2022-2023, ricavati dal Prospetto Informativo Disabili che le aziende con più di 15 dipendenti devono presentare annualmente entro il 31 gennaio.
Con questo strumento le aziende comunicano la situazione occupazionale aggiornata al 31 dicembre dell’anno precedente. Dal 2010 la trasmissione avviene per via telematica, mentre precedentemente era raccolta in formato cartaceo dai singoli uffici provinciali.

Nell’anno 2000, dunque, tenendo presente che il sistema era in fase di assestamento, le aziende avevano denunciato che i posti di lavoro riservati ai lavoratori con disabilità erano circa 400.000/450.000, di cui 270.000/290.000 già occupati. Quindi, erano vacanti circa 160.000 posti (35% circa), a fronte di circa 500.000 iscritti al collocamento, con una disponibilità del 32%.
Questi dati spiegavano come mai il Legislatore avesse deciso di coinvolgere nell’obbligo le aziende con più di 15 dipendenti, a differenza della legge precedente (Legge 482/68) che interessava solo le aziende con più di 35 dipendenti. Quindi, non si giustifica in alcun modo come mai dopo 23 anni la quota di riserva disponibile fosse di 178.328 unità, su una quota complessiva di 588.429 posti, di cui 410.101 occupati, a fronte di 880.997 (dato poco attendibile, poché attualmente abbiamo con certezza superato il milione). Il tutto con un rapporto fra posti di lavoro e disoccupati in attesa di un posto di lavoro pari al 20%.
Ovviamente questa situazione si è creata grazie al fatto che annualmente vengono in media collocate 40.184 persone e solo 6.539 conservano il posto di lavoro dopo dodici mesi. Si aggiunga anche che circa 260.000/280.000 degli occupati nell’anno 2000 fino al momento del pensionamento, erano in azienda prima dell’entrata in vigore della Legge 68/99.

Alla scarsità dei posti disponibili vengono inoltre sottratti gli esoneri. Le aziende con più di 35 dipendenti che hanno speciali caratteristiche produttive possono essere parzialmente esonerate (fino al 60% dei posti disponibili) dall’occupare l’intera quota d’obbligo. Il costo per l’azienda è di 39,21 euro per ogni giorno lavorativo, pari a 9.880,92 euro annui. Le somme corrisposte vengono versate sul Fondo Nazionale e sul Fondo Regionale (articoli 13 e 14 della Legge 68/99).
La XII Relazione denuncia un ricorso a questo strumento in costante crescita: nel 2023 le pratiche di esonero erano state 3.600, con la conseguente perdita di 16.939 posti riservati ai lavoratori con disabilità, mentre dieci anni prima, nel 2013, le pratiche erano state 2.476, con una perdita di 6.387 posti.
Le aziende, ovviamente, preferiscono risolvere gli obblighi di legge attraverso una semplice transazione economica. E spesso sono gli stessi Servizi Provinciali che consigliano lo strumento dell’esonero, anziché promuovere quelle buone pratiche che facilitano l’ingresso nel mondo del lavoro delle persone che necessitano di percorsi di accompagnamento al lavoro.
Da aggiungere che frequentemente autorizzano l’esonero a banche, agenzie assicurative, aziende informatiche ecc. in spregio alla normativa la quale prevede che l’esonero debba essere concesso in presenza di una documentata e concreta: faticosità delle mansioni, pericolosità del lavoro e modalità organizzative non confacenti all’inserimento di personale con disabilità.

Per una maggiore chiarezza concludo sottolineando che il collocamento è artefice solo degli avviamenti numerici, quelli imposti dagli uffici nel momento in cui l’azienda non rispetta gli obblighi di legge. Quindi, l’innovativo concetto di collocamento mirato previsto dalla legge, ovvero La persona giusta nel posto giusto, è rimasto solo sulla targa di alcuni Uffici Provinciali. A riprova di questo vi sono anche le affermazioni di alcuni responsabili del collocamento che pubblicamente hanno dichiarato: «I disabili non hanno ancora capito che non spetta a noi collocarli», «Le persone con disabilità che non possono accedere autonomamente al mondo del lavoro non sono un nostro problema. Si devono rivolgere ai servizi dei Comuni o delle ASL ecc., non a noi» e così via.
Pertanto, possiamo concludere dicendo che le persone con disabilità sono inserite nel mondo del lavoro grazie alle agenzie per il lavoro, ai servizi per l’inserimento lavorativo territoriali, alle associazioni, alle cooperative sociali ecc. a cui si aggiungono i lavoratori che trovano autonomamente un’occupazione, e quelli che divengono disabili in costanza di rapporto di lavoro.

*Già responsabile del Collocamento Disabili e Fasce Deboli della Provincia di Lecco, oggi direttore generale dell’ANDEL (Agenzia Nazionale Disabilità e Lavoro) ([email protected]). Il presente contributo è il secondo di Marino Bottà da noi pubblicato, riguardante la “XII Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge 12 marzo 1999, N. 68 ‘Norme per il diritto al lavoro delle persone disabili’, Anni 2022-2023”. Il primo, intitolato “Lavoro: un’analisi dell’ultima Relazione al Parlamento sull’attuazione della Legge 68/99”, è disponibile a questo link.

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