Costruire la pace e decostruire la guerra: storie di Andrea, di Luciano, di Pier Paolo, di “silenziosi” e anche di Angelo

di Andrea Pancaldi
Via Nosadella a Bologna è certamente conosciuta, ma dietro ai portoni cela una realtà e una storia forse poco conosciuta, fatta di storia della disabilità, di impegno contro la marginalità, di costruzione di pace e decostruzione di guerra. Sono storie riguardanti Andrea Canevaro, Luciano Tavazza, la Fondazione Gualandi, Pier Paolo Pasolini e altri ancora, come padre Angelo Cavagna. Ripercorriamole assieme
Padre Angelo Cavagna insieme a due bimbi
Padre Angelo Cavagna (1929-2024) insieme a due bimbi

Ci sono strade a Bologna che hanno una loro identità spiccata, visibile, inconfondibile, in parte fatta di cose reali e in parte di leggende. Pensiamo a Via del Pratello, ai locali, alle ore piccole, alla kermesse per il 25 Aprile. Via Farini, la “Bologna bene”, circondata da piazzette alberate, palazzi dei “poteri”, negozi eleganti e anche di lusso, bar che hanno fatto storia.
Via Nosadella è certamente conosciuta, ma oltre ai giardini interni, ai campetti da calcio e alla bottega del pane di Piron el furnar, all’inizio della via, dove sono concentrati tutti i pochi negozi della strada, cela dietro ai portoni una realtà e una storia forse poco conosciuta, fatta di storia della disabilità, di impegno contro la marginalità, di costruzione di pace e decostruzione di guerra.

Lungo Via Nosadella
Lasciamoci alle spalle la farmacia all’angolo e proviamo ad incamminarci. A sinistra, dopo la chiesa, hanno abitato per lunghi anni le Edizioni Dehoniane (ora trasferite altrove) i cui libri e riviste hanno trattato infinite volte i temi sociali, letti dal punto di vista ecclesiale, ma anche laico.
La rivista «Il Regno», che compie quest’anno 70 anni, la più conosciuta, la collana sulla disabilità “Gli esclusi”, diretta da Andrea Canevaro, e la collana “Volontari perché” diretta da Luciano Tavazza, uno dei fondatori del volontariato moderno, quello nato negli Anni Settanta, che oltre ad agire, si occupa politicamente e culturalmente delle cause della marginalità.
Andrea e Luciano ci hanno lasciato, chi prima, chi dopo, regalandoci un’eredità preziosa nel campo della disabilità e del volontariato. Andrea è stato il pedagogista padre dell’integrazione scolastica degli studenti con disabilità. Luciano era romano (…pur essendo nato a Porretta Terme, dove il padre era ferroviere), Andrea abitava in Nosadella non lontano dai Dehoniani.
Passato l’incrocio con Via Ca’ Selvatica, i portoni sia di destra che di sinistra ci restituiscono impegni che vanno indietro di centinaia di anni. L’ex Convitto di Santa Elisabetta è ancora attivo e tra le varie attività tutte le mattine distribuisce la colazione a persone che si trovano in difficoltà.

Via Nosadella a Bologna
Via Nosadella a Bologna

Di fronte la Fondazione Gualandi ha raccolto l’eredità dell’antico omonimo Istituto per Sordomuti e gestisce varie attività nel campo delle persone sorde, come interventi di tipo educativo, attività laboratoriali e formative. Edita la rivista «Effeta» che esce da 120 anni (!!). Ha anche ristrutturato l’utilizzo dei locali, sono spariti ormai da molti anni il vecchio Cinema Sordomuti e l’omonima tipografia, sostituiti da scuola materna e scuola per l’infanzia. Il campo da calcio rimane, ma non ci giocano più i ragazzi della Polisportiva Silenziosi.
Tornando sul lato sinistro, l’ultimo portone di cui ci occupiamo prima di arrivare a Via Saragozza è al numero 48. Non serve entrare perché è la targa esterna che ci interessa, segnalando che lì ha abitato dal 1936 al 1942, gli anni del Liceo Galvani e i primi di Università a Lettere, Pier Paolo Pasolini, un altro che di emarginazione e stigma, anche sulla propria pelle, si è decisamente occupato.
Questi i nomi famosi, di Persone e Istituzioni, le cui vicende si sono dipanate “dietro ai portoni” di Via Nosadella. Poi curiosamente si potrebbero aggiungere molte altre persone che hanno lavorato o lavorano nei servizi di Bologna, pubblici o privati, legati alla disabilità; ne ho conosciute, abitando anch’io lì, almeno otto in 250 metri di strada.

Targa in Via Nosadella dedicata a Pier Paolo Pasolini
La targa in Via Nosadella dedicata a Pier Paolo Pasolini

La lotta all’eclusione è costruzione di pace
Ripercorrendo Via Nosadella all’incontrario dal n. 48 di Pasolini al n. 3 delle vecchie Edizioni Dehoniane, ricordo per ultimo, ma non ultimo, padre Angelo Cavagna, dehoniano anch’esso e giornalista, che in vita sua ha fatto in tempo a fare anche il contadino e il prete operaio.
Originario della montagna bergamasca, ma bolognese di adozione (…un po’ anche modenese). Impegnato particolarmente sul fronte pacifista e antimilitarista, è stato negli Anni Settanta/Novanta tra le figure italiane più importanti nell’àmbito della difesa dell’obiezione di coscienza al militare, nella promozione del servizio civile e delle forme di difesa non violenta, nella critica alle logiche militari e alle relative retoriche. Ha partecipato a missioni di pace durante la guerra nella ex Jugoslavia negli Anni Novanta. È tra i fondatori del GAVCI (Gruppo Autonomo di Volontariato Civile in Italia), che ha ospitato centinaia di obiettori di coscienza, e dell’organizzazione non governativa CEFA (Centro Europeo di Formazione Agraria).
Scomparso nel 2024, ad un anno dalla morte una cinquantina di ex obiettori di coscienza e altre persone di area pacifista si sono ritrovate per ricordarne la figura. Sono nate varie iniziative tra cui, visti i tempi che viviamo, una rassegna stampa quindicinale gratuita su pace/guerra/eserciti/armamenti/difesa nonviolenta (vi si accede a questo link) e soprattutto un volume a lui dedicato che partendo dai suoi scritti, costituisce una sorta di manuale per la formazione – attività che è obbligatoria – dei ragazzi e delle ragazze che svolgono il servizio civile volontario: Michelangelo Chiurchiù (a cura di), Padre Angelo Cavagna. Profeta della pace e della nonviolenza, Firenze, Multimage, 2026, con prefazione di don Luigi Ciotti (se ne può leggere a questo link).
Il volume, su iniziativa del CEFA e del Gruppo Amici padre Cavagna, verrà presentato nel pomeriggio del 28 aprile (ore 17,30), presso la Sala della Fondazione Barberini in Via Mentana, 2a, a Bologna (a questo link tutte le informazioni).

Padre Angelo e la disabilità
Anche Angelo ha lasciato la sua impronta nel mondo della disabilità, infatti, tanti degli obiettori del GAVCI, compreso chi scrive, hanno svolto il servizio civile sostitutivo nelle Associazioni dell’area disabilità (che allora, prima dell’abolizione della leva, durava 8 mesi in più della leva stessa, misura adottata per dissuadere da tale scelta). Di queste esperienze abbiamo anche raccontato nel Progetto memorie vive realizzato a Bologna da Istituzione Minguzzi, Comune e IRESS, sia nella parte dedicata alla disabilità (se ne legga a questo link), sia in quella riguardante il ruolo della realtà ecclesiale nella stagione della nascita dei servizi pubblici negli Anni Settanta/Ottanta (se ne può leggere a questo link).
Mi piace qui ricordare l’esperienza dell’AIAS di Bologna in cui gli obiettori hanno dato un impulso fondamentale in quelli che sono i due servizi più conosciuti a livello nazionale, come l’Ausilioteca e il Centro Documentazione Handicap, diventato poi, a fine Anni Novanta, un’Associazione autonoma. Anche in termini di professionalità ne sono state sfornate tante, con persone che, terminato il servizio civile, hanno lavorato o lavorano ancora nella realtà cittadina; almeno 4/5 educatori, un fisioterapista, tre giornalisti, uno psicologo e anche alcuni ingegneri elettronici e tecnici informatici impegnati sul fronte delle tecnologie assistive.
Insomma, Via Nosadella ha tanto da raccontare e, speriamo, ancora tanto da fare!

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