«Chi l’avrebbe mai detto – scrive Claudio Imprudente – che dopo quarant’anni saresti stato ancora sulla cresta dell’onda? Eppure ti ho visto nascere in un periodo di forte cambiamento culturale sulla disabilità e sull’inclusione!»: il destinatario è il “Progetto Calamaio” storica iniziativa educativa del Centro Documentazione Handicap-Cooperativa Accaparlante di Bologna, che da quattro decenni lavora sulle tematiche che ruotano attorno alla disabilità attraverso la diffusione della cultura dell’inclusione
Caro Progetto Calamaio ti scrivo. Chi l’avrebbe mai detto che dopo quarant’anni saresti stato ancora sulla cresta dell’onda? Eppure ti ho visto nascere in un periodo di forte cambiamento culturale sulla disabilità e sull’inclusione (che allora si diceva inserimento, poi integrazione e adesso si chiama inclusione).
Ma facciamo un passo indietro. Il tuo nome è un po’ obsoleto, da boomer, infatti il “calamaio” era un contenitore di un liquido molto prezioso per la comunicazione tra le persone di tutte le razze, di tutte le culture e in tutti i tempi: l’inchiostro. E proprio grazie ad esso si è potuta raccontare la Storia dell’Umanità, tramandare emozioni, idee e notizie.
Eri un piccolo contenitore che trasmetteva contenuti sulla diversità, anzi sull’originalità di ciascuno perché, sì, è vero: siamo tutti uguali e diversi, anzi siamo tutti originali!
In questi quarant’anni hai macchiato col tuo inchiostro migliaia e migliaia di ragazzi e ragazze di tutte le scuole d’Italia, ma anche in Europa e addirittura in America! Oltre ai ragazzi, anche i genitori, gli educatori, i politici, gli insegnanti, i volontari, i credenti, gli atei, gli autisti dei trasporti, i baristi di ogni genere (ma quanti generi ci sono?) e potrei andare avanti all’infinito, ma cosa sono e cosa significano queste “macchie”? Le macchie sono i messaggi sul nostro punto di vista riguardo la disabilità e la diversità, che lasciamo durante i nostri incontri e, secondo noi, sono macchie indelebili che non scompaiono dopo un po’, ma che rimangono nel cuore.
Le macchie sporcano certamente, ma soprattutto cancellano le paure, i pregiudizi e le false immagini che abbiamo dentro di noi sulla disabilità e sulla diversità.
E tu, Calamaio, hai macchiato tante volte le persone, cosicché le loro ansie di essere normali sono diminuite, perché la normalità non esiste, è un concetto così tanto trasparente che è irreale.
Tu hai avuto tanti collaboratori e colleghi stretti che ti aiutavano a liberare l’inchiostro per macchiare le generazioni e per dare visibilità e identità alle persone più fragili.
Ti ricordi quel disegno che un bambino di quinta elementare ha fatto dopo che siamo entrati nella sua classe? Ha disegnato un alieno, con tre gambe e quattro braccia verdi, poi sotto ha scritto: «Gli handicappati non sono così!». Quante risate, appena abbiamo visto questo disegno! Ero con Roberto Ghezzo e Alberto Fazzioli, due pilastri del primo Calamaio. Per me questo disegno rappresenta un bel risultato tangibile del tuo operato nel mondo dell’educazione.
Quando entriamo nella classe, con favole, giochi e costumi vari, riusciamo subito a catturare l’attenzione dei bambini e questo è già un “uno a zero per noi!”. Poi destrutturiamo la classe, ci mettiamo in cerchio, togliamo i banchi, facciamo rumore e questo rumore è molto significativo, perché l’inclusione non è silenziosa, è come un tango molto seducente ballato in coppia.
Fare associare la disabilità al divertimento è sempre una carta vincente perché, tu lo sai bene, i termini “diversità” e “divertimento” condividono una radice etimologica comune nel latino di-vertere, che significa “volgere altrove”, “separare” o “deviare”. Questa affinità suggerisce che cambiare prospettiva, allontanarsi dalla consuetudine (diversità) è, di per sé, un atto creativo che produce piacere, sorpresa e appunto, divertimento. E questo produce un cambiamento culturale…
Un altro tuo collaboratore illustrissimo, che ha viaggiato insieme a te per chilometri e chilometri, è Re Trentatré, che ha capito una cosa fondamentale e cioè che siamo tutti uguali e diversi: «La giustizia non è dare a tutti la stessa cosa, ma a ciascuno il suo!».
E dopo quarant’anni sei ancora qui, eh già!
E noi, caro Progetto Calamaio, festeggiamo la tua creatività che è alla base dell’esistenza umana nel pianeta Terra. La grande festa dei tuoi quarant’anni sarà il 27 maggio presso la Fattoria Urbana di Bologna, siete tutti invitati!
Come ringraziarti? Augurandoti di macchiare ancora per altri quarant’anni!
Scrivete a [email protected] oppure sulle mie pagine Facebook e Instagram.
*Il presente contributo è già apparso nel sito del CDH-Cooperativa Accaparlante di Bologna, con il titolo “Caro Progetto Calamaio ti scrivo… per i tuoi 40 anni” e viene qui proposto, con minimi riadattamenti al diverso contenitore e un diverso titolo, per gentile concessione.
Pensiero Imprudente
Dalla fine del 2022 Claudio Imprudente è divenuto una firma regolare del nostro giornale, con questa suo spazio fisso che abbiamo concordato assieme di chiamare Pensiero Imprudente, grazie alla quale sta impreziosendo le nostre pagine, condividendo con Lettori e Lettrici il proprio sguardo sull’attualità.
Persona già assai nota a chi si occupa di disabilità e di tutto quanto ruota attorno a tale tema, Claudio Imprudente è giornalista, scrittore ed educatore, presidente onorario del CDH di Bologna (Centro Documentazione Handicap) e tra i fondatori della Comunità di Famiglie per l’Accoglienza Maranà-tha. All’interno del CDH ha ideato, insieme a un’équipe di educatori e formatori specializzati, il Progetto Calamaio, che da tantissimi anni propone percorsi formativi sulla diversità e l’handicap al mondo della scuola e del lavoro. Attraverso di esso ha realizzato, dal 1986 a oggi, più di diecimila incontri con gli studenti e le studentesse delle scuole italiane. In qualità di formatore, poi, è stato invitato a numerosi convegni e ha partecipato a trasmissioni televisive e radiofoniche.
Già direttore di una testata “storica” come «Hp-Accaparlante», ha pubblicato libri per adulti e ragazzi, dalle fiabe ai saggi, tra cui Una vita imprudente. Percorsi di un diversabile in un contesto di fiducia, Da geranio a educatore. Frammenti di un percorso possibile, entrambi editi da Erickson e il recente Scritti imprudenti. Idee e riflessioni intorno alla disabilità (La Meridiana).
Ha collaborato e collabora con varie riviste e testate, come il «Messaggero di Sant’Antonio», per cui cura da anni la rubrica “DiversaMente”. Il 18 Maggio 2011 è stato insignito della laurea ad honorem dall’Università di Bologna, in Formazione e Cooperazione.
Articoli Correlati
- L’arte elogia la follia: la malattia mentale nelle opere dei grandi artisti Spazia dal Medioevo ai giorni nostri il ricco approfondimento dedicato al rapporto tra arte e follia, curato da Stefania Delendati, che scrive tra l’altro: «In un certo senso l’arte, se…
- Se la disperazione diventa un mercato: terapie ingannevoli e autismo Continuano ad emergere casi di genitori che, sopraffatti dalla disperazione, cadono vittime di percorsi alternativi e truffe in cerca di cure e soluzioni per l’autismo. Ringraziamo dunque con particolare calore…
- Il diritto di non sapersi difendere Autismo, disabilità e il paradosso di dover diventare la propria difesa proprio quando non si riesce più a farlo: ruota attorno a questo la storia raccontata da Federica, una storia…