«Finalmente ho avuto l’occasione di mettermi alla prova in una gara ufficiale, ero emozionato, ma mi sono preparato molto e ho fatto del mio meglio per gestire la partita e far divertire i ragazzi»: così Michele Croce, 15 anni, ha commentato il suo esordio ufficiale da arbitro in carrozzina, nel Campionato Under 9 del CSI Milano. E se la sua determinazione gli ha consentito di trasformare un sogno in realtà, quella che poteva sembrare una scommessa complessa si è rivelata una lezione di naturalezza

Il fischio d’inizio in Via Maffei a Milano ha avuto un suono diverso, il 19 aprile, tra le mura dell’Oratorio San Silvestro e Martino. A portarlo sul campo non è stato solo un arbitro, ma la determinazione di chi ha saputo trasformare un sogno in realtà.
Michele Croce, 15 anni, ha fatto il suo esordio ufficiale nel Campionato Under 9 del CSI Milano (Centro Sportivo Italiano), dirigendo la sfida tra Vittoria Junior e 4 Evangelisti dalla sua carrozzina [se ne legga già sulle nostre pagine, N.d.R.]. Quella che poteva sembrare una scommessa complessa si è rivelata una lezione di naturalezza. Michele, infatti, ha gestito il campo con l’autorità di chi ha studiato per esserci, forte del patentino AIA (Associazione Italiana Arbitri), conseguito dopo un percorso di formazione che non ha fatto sconti alla sua passione. Il passaggio dalle amichevoli al rigore del campionato ufficiale ha segnato il raggiungimento di un obiettivo inseguito fin dalle scuole elementari, quando ancora arbitrava senza fischietto i compagni di classe. La partita, concitata e combattuta con grande spirito sportivo, si è conclusa con la vittoria di 4 Evangelisti.
«Finalmente ho avuto l’occasione di mettermi alla prova in una gara ufficiale – ha commentato Michele -. Ero emozionato, ma mi sono preparato molto e ho fatto del mio meglio per gestire la partita e far divertire i ragazzi».
«È la seconda volta che forziamo i regolamenti del CSI – spiega Massimo Achini, presidente del CSI di Milano -: la prima volta era accaduto con Francesco Messori che aveva 14 anni quando si rivolse a me. Una gamba amputata e sognava di giocare a calcio con le stampelle, ma le regole non lo permettevano. Abbiamo superato i regolamenti e negli anni è nata la Nazionale Italiana Calcio Amputati, che ha partecipato persino ai Mondiali [lo abbiamo raccontato a suo tempo anche in Superando, N.d.R.]. Adesso è il turno di Michele, che sogna di fare l’arbitro ufficiale. I regolamenti dicono che non è possibile. Bene, abbiamo cambiato i regolamenti e domenica ha diretto la sua prima partita ufficiale di campionato. Bisogna avere il coraggio di mettere la persona umana davanti ad ogni aspetto regolamentare, senza trascurare la serietà della proposta sportiva. Quando questo si realizza, lo sport non conosce limiti o barriere».
«Per noi del Vittoria Junior – dichiara Marco Vichi, presidente dell’associazione – vedere Michele in campo per una partita ufficiale è stato semplicemente straordinario. Lo abbiamo incontrato insieme a suo papà alcuni mesi fa, e con loro, grazie al CSI, abbiamo cercato di capire come realizzare questo sogno. Mai avremmo immaginato una domenica così bella come questa! E per una realtà sportiva come la nostra, l’accoglienza e l’inclusione sono valori da cui non dobbiamo, ma soprattutto non vogliamo, prescindere».
«Quando nel settembre dell’anno scorso Michele ci ha detto che voleva diventare arbitro – raccontano i suoi genitori Roberta e Rodolfo -, abbiamo pensato che questa volta il traguardo fosse quasi impossibile. Ma ci ha creduto, ha studiato, si è dedicato a questo con impegno e passione. E ora siamo qui orgogliosi di lui e colmi di gratitudine per le meravigliose persone che l’hanno reso possibile. Non si tratta solo di aver realizzato un sogno, ma anche di essere diventato portatore di un messaggio potente e molto importante. Se solo una persona in difficoltà, incontrando la storia di Michi, deciderà di provarci, allora le barriere abbattute non saranno solo quelle fisiche».
L’esordio di Michele Croce si è chiuso dunque con il sorriso di chi sa di avere appena iniziato un cammino. E oltre il risultato della partita, è rimasta resta l’immagine di un ragazzo che ha come ai sogni si debba credere fortemente e inseguirli con fatica, per far sì che si realizzino. (A.T. e S.B.)
Per ulteriori informazioni e approfondimenti: Alessia Testori ([email protected]).
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