Restituire al volontariato la sua funzione originaria di “perno della vita democratica”

Dal convegno di Pisa “Il volontariato a dieci anni dalla riforma del Terzo Settore” è emerso un obiettivo necessario, ossia, come è stato detto dal MoVI (Movimento di Volontariato Italiano), «restituire al volontariato la sua funzione originaria di “perno della vita democratica”, generatore di legami sociali e coesione nei territori, superando una fase caratterizzata da un eccesso di adempimenti burocratici da una parte e dalla prevalente attenzione ai fattori economici e produttivi del Terzo Settore, dall’altra»
Palazzo dei Dodici a Pisa, convegno del 17-18 aprile 2026
Il Palazzo dei Dodici di Pisa, dove si è svolta una parte dei lavori del convegno “Il volontariato a dieci anni dalla riforma del Terzo Settore”

Non solo una fotografia critica dello stato del volontariato in Italia, ma anche un’agenda di cambiamento concreta: è il messaggio emerso dal convegno nazionale Il volontariato a dieci anni dalla riforma del Terzo Settore, promosso nei giorni scorsi a Pisa dal MoVI (Movimento di Volontariato Italiano), insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna, al Centro di Ricerca Maria Eletta Martini, alla Fondazione Emanuela Zancan e alla Fondazione per la Coesione Sociale, evento che avevamo presentato anche sulle nostre pagine.
Al centro del confronto, i risultati di una ricerca nazionale che ha evidenziato una diffusa insoddisfazione tra i volontari rispetto all’impatto della Riforma del Terzo Settore (Legge 106/16), se è vero che oltre la metà degli intervistati ha espresso un giudizio negativo, segnalando un aumento della burocrazia, una crescente difficoltà operativa per le Associazioni e un progressivo allontanamento tra impianto normativo e realtà dei territori.
A partire da quei dati, dunque, si sono sviluppati durante l’incontro i contributi del mondo accademico, istituzionale e del Terzo Settore, dai quali è scaturita una conclusione abbastanza chiara, ossia che le criticità rilevate dalla ricerca non sono episodiche, ma strutturali: dalla “gabbia burocratica” percepita dalle organizzazioni alla trasformazione del volontariato in senso sempre più professionalizzato, fino a un rapporto con la Pubblica Amministrazione spesso vissuto come squilibrato e poco collaborativo o riservato solo alle realtà più strutturate.

Secondo il MoVI, quindi, «si rafforza la necessità di un cambio di paradigma, che non si limiti a correggere alcuni aspetti tecnici della normativa, ma ripensi il ruolo stesso del volontariato nel sistema sociale e nel terzo settore».
Sono state esattamente tre le proposte presentate da Gianluca Cantisani, presidente del MoVI, al termine del convegno, vale a dire: «Rilanciare il volontariato civico, come forma di advocacy [tutela] verso le Istituzioni e come partecipazione democratica, distinta dalla gestione di servizi. Riformare il Codice del Terzo Settore, per semplificare gli adempimenti, specie guardando alle realtà del volontariato più piccole e spontanee e chiarendo meglio i confini tra le diverse forme giuridiche. Riconoscere il volontariato informale, la proposta ritenuta come politicamente più urgente, per colmare il deficit di democrazia che l’interpretazione del Codice sta creando nel Paese, introducendo nel Codice stesso uno spazio per le aggregazioni spontanee e un percorso graduale verso la formalizzazione del loro ruolo».

Accanto a quanto detto, la due giorni di Pisa ha consentito di evidenziare l’importanza di un rafforzamento degli spazi di coordinamento con le reti del volontariato, promuovendo forme di collaborazione più strutturate e continuative che permettano di superare logiche competitive e valorizzando il radicamento territoriale delle associazioni. In tal senso, dichiarano dal MoVI, «l’obiettivo indicato è chiaro: restituire al volontariato la sua funzione originaria di “perno della vita democratica”, generatore di legami sociali e coesione nei territori, superando una fase in cui l’eccesso di adempimenti da una parte e la prevalente attenzione ai fattori economici e produttivi del Terzo Settore, rischiano di comprimere la dimensione relazionale e trasformativa dell’impegno volontario. Il convegno di Pisa può dunque essere stato il punto di partenza per costruire una proposta politica e culturale condivisa, capace di rimettere al centro il valore sociale del volontariato e la sua funzione pubblica». (S.B.)

Per ulteriori informazioni: Ufficio Stampa MoVI (Silvia Bellucci), [email protected].
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