Vedere oltre la fragilità: Alessandro Coppola e la resilienza che diventa impegno condiviso

di Maria Rosaria Ricci
«Io non sento per diagnosi, ma ascolto per scelta»: sono parole di Alessandro Coppola, che dalla propria esperienza di vita, raccontata negli ultimi quattro anni ad oltre 40.000 persone, in ambienti molto diversi tra loro, darà vita domani, 22 aprile, a Napoli, all’Associazione Vedo Oltre, progetto che metterà appunto al centro l’ascolto, l’inclusione e la responsabilità sociale
Napoli, 22 aprile 2026, Alessandro Coppola
Realizzazione grafica di Maria Rosaria Ricci

Domani, 22 aprile a Napoli, o meglio a Posillipo, il compleanno di Alessandro Coppola si trasformerà in un gesto collettivo: dalla sua esperienza di vita, infatti, nascerà Vedo Oltre APS, progetto che metterà al centro ascolto, inclusione e responsabilità sociale.
Non un semplice compleanno, dunque, ma un passaggio simbolico e concreto insieme, nella cornice di Villa Fattorusso a Posillipo, dove Alessandro celebrerà per la prima volta il proprio giorno natale, trasformandolo appunto nell’occasione di dare forma ufficiale a un impegno che da anni attraversa scuole, comunità e contesti sociali complessi.

Come detto, Vedo Oltre sarà un’Associazione che affonderà le radici in una storia personale segnata da una diagnosi impegnativa – sordità bilaterale e sindrome di Usher tipo 2 – ma che proprio da questa condizione ha saputo generare una modalità diversa di stare in relazione con gli altri. Non una narrazione centrata sul limite, ma sulla possibilità.
Negli ultimi quattro anni, completamente autofinanziandosi, Alessandro Coppola ha incontrato oltre 40.000 persone, portando la propria testimonianza in ambienti molto diversi tra loro: dalle scuole primarie alle università, dalle aziende alle comunità di recupero, fino alle sezioni minorili del carcere di Poggioreale. Contesti in cui la sua presenza ha aperto spazi di dialogo autentico, lontano da retoriche e semplificazioni.
Il tratto distintivo del suo percorso è proprio questo: un ascolto scelto, consapevole, che ribalta il significato stesso della sua condizione. «Io non sento per diagnosi, ma ascolto per scelta», afferma, una frase che sintetizza un approccio capace di intercettare il disagio, soprattutto giovanile, e di restituirgli dignità.

In un tempo in cui il senso di solitudine attraversa trasversalmente le nuove generazioni, la sua esperienza diventa un punto di riferimento concreto. Non è un caso che molti studenti abbiano deciso di portare la sua storia agli Esami di Stato, riconoscendovi uno strumento per leggere la realtà e, allo stesso tempo, per rileggere se stessi.
Accanto all’attività di testimonianza, si sviluppa anche un impegno costante nel supporto alle famiglie di bambini con disabilità o malattie rare, così come nella promozione di strumenti innovativi per l’inclusione, tra cui collaborazioni con la Apple Academy per lo sviluppo di applicazioni dedicate alle persone sorde.

La serata di domani, 22 aprile, sarà anche l’occasione per presentare un nuovo progetto musicale, accompagnato da videoclip ufficiale. Dopo il libro Le mie orecchie parlano (Edizioni Graus), già ampiamente presentato a suo tempo anche da Superando (“Le mie orecchie parlano”: un giovane che parla (soprattutto) ai giovani), Alessandro ha scelto infatti la musica come ulteriore linguaggio per raggiungere i più giovani, trasformando emozioni complesse in occasioni di espressione e consapevolezza.
Vedo Oltre APS si inserisce in questo percorso come naturale evoluzione: una struttura che intende dare continuità a un lavoro già avviato, mettendo in rete esperienze, competenze e relazioni. Un progetto che guarda all’inclusione non come principio astratto, ma come pratica quotidiana.
Coerentemente con questo spirito, Alessandro ha scelto di non ricevere regali personali. Chi desidererà sostenere l’Associazione potrà farlo contattandolo direttamente, contribuendo così a una realtà che nasce dal basso e si fonda sulla partecipazione attiva.
L’appuntamento di Posillipo assumerà dunque un significato che andrà oltre l’evento in sé: sarà un invito a riconoscere il valore dell’ascolto, a superare il rischio dell’indifferenza e a costruire comunità più consapevoli. Perché, come dimostra la storia di Alessandro Coppola, la resilienza non è soltanto capacità di resistere, ma possibilità concreta di generare cambiamento. Anche – e soprattutto – a partire da ciò che, inizialmente, appare come un limite.

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