«Invitiamo i professionisti dell’informazione e le redazioni televisive a una maggiore responsabilità nell’uso del linguaggio, affinché non si avallino più stereotipi pietistici o svalutanti che riportano indietro di decenni il percorso di inclusione nel nostro Paese»: lo dicono dalla Federazione FISH, esprimendo indignazione per l’utilizzo della condizione di disabilità come metafora degradante e svilente della vita umana, attuato nel corso di una trasmissione televisiva dal giornalista Giannini
«Lo ribadiamo ancora una volta: le persone con disabilità non chiedono compassione né narrazioni eroiche, ma rispetto, rappresentazioni corrette e il riconoscimento della loro piena partecipazione alla vita sociale, culturale e professionale del Paese»: lo dicono dalla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), in una nota in cui viene espressa «indignazione per le parole pronunciate dal giornalista Massimo Giannini nel corso della trasmissione di La7 diMartedì, andata in onda il 5 maggio scorso, quando, nel pieno di un dibattito, la condizione di disabilità è stata utilizzata come metafora degradante e svilente della vita umana, alimentando una narrazione offensiva nei confronti di milioni di persone con disabilità». «In particolare – sottolineano dalla FISH – il giornalista ha dichiarato: “[…] Bisogna vedere in che condizioni ci arriva, se passa gli ultimi vent’anni della sua esistenza immobile su una sedia a rotelle a non fare nulla, è inutile che è vissuto così tanto”. Si tratta di parole gravi, che associano la vita di una persona con disabilità a un’esistenza priva di valore, dignità e significato. Un messaggio inaccettabile, che non solo ferisce profondamente le persone direttamente coinvolte e le loro famiglie, ma contribuisce ad alimentare stereotipi discriminatori e una cultura abilista che dovrebbe essere contrastata con fermezza, soprattutto nel servizio pubblico del dibattito mediatico».
«Ancora una volta – dichiara Vincenzo Falabella, presidente della FISH e consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) – la disabilità viene strumentalizzata, con toni offensivi e degradanti. Le persone che vivono su una sedia a rotelle, anche nelle condizioni più difficili, non sono individui “inermi” o “inutili”, ma sono persone che affrontano ogni giorno la vita con dignità, forza e pieno valore umano. In quel caso, invece, il noto giornalista non ha avuto esitazioni nel ricorrere a lemmi beceri, caricandoli altresì di quello stigma devastante che da anni cittadini, istituzioni, organizzazioni, tentano faticosamente di scalzare. E non è una “banale” questione di linguaggio “politicamente corretto”, ma è un’uscita che tradisce una convinzione profonda, sospingendo le persone con disabilità ad essere “cittadini di serie C”».
«Ciò che tuttavia mi ha lasciato ancor più stupito – aggiunge il Presidente della FISH – non è stato solo il contenuto di quelle parole, ma l’assenza totale di indignazione da parte dei presenti: invece del silenzio o della presa di distanza, è arrivato addirittura un fragoroso applauso!».
«La narrazione mediatica sulla disabilità dovrebbe riflettere i progressi della società civile e il rispetto dei diritti sanciti dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità – concludono dalla FISH -. La nostra Federazione invita quindi i professionisti dell’informazione e le redazioni televisive a una maggiore responsabilità nell’uso del linguaggio, affinché non si avallino più stereotipi pietistici o svalutanti che riportano indietro di decenni il percorso di inclusione nel nostro Paese». (S.B.)
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