«A seguito della riforma sul Progetto di Vita Individuale – segnala Luca Faccio -, nel Veneto le nuove procedure per la certificazione della disabilità si sono allungate e complicate, con il risultato che il costo del certificato, a carico del richiedente, è lievitato. Alcuni medici, infatti, rifiutano di gestire la pratica e in libera professione le famiglie devono spendere cifre anche elevate per ottenere un documento essenziale come la certificazione della disabilità». Sulla question è stata anche presentata un’Interrogazione in Consiglio Regionale
A seguito della riforma sul Progetto di Vita Individuale, nel Veneto le nuove procedure per la certificazione della disabilità si sono allungate e complicate, con il risultato che il costo del certificato, a carico del richiedente, è lievitato. Alcuni medici, infatti, rifiutano di gestire la pratica e in libera professione le famiglie devono spendere cifre anche elevate per ottenere un documento essenziale come la certificazione della disabilità. Oltre al danno, quindi, la beffa. Oltre cioè a lottare e a doversi pagare – totalmente o in parte – gli ausili, chi ne ha la necessità deve pagare anche il certificato che attesta l’invalidità: un costo di circa 200 euro, mentre in precedenza la pratica era gratuita o aveva un costo più contenuto.
Sul tema è stata anche presentata un’Interrogazione in Consiglio Regionale (disponibile a questo link) affinché la Regione Veneto sostenga le famiglie nei costi del certificato. «Risultano numerose – vi si scrive tra l’altro – le segnalazioni di casi in cui la formazione del documento funzionale al rilascio della certificazione, la cui compilazione richiede anche un’ora di tempo, è considerata a titolo di prestazione in libera professione, e che quindi il costo, che si aggira intorno ai 200 euro, venga traslato a carico del richiedente».
«Le lungaggini burocratiche e il cospicuo dispendio di tempo necessario per l’ottenimento del certificato di disabilità –si aggiunge – risultano sommamente penalizzanti, specie per i minori con disabilità, tenuto conto che il certificato costituisce un presupposto per l’attivazione di numerosi servizi come quelli in ambito scolastico o per l’erogazione di contributi economici».
All’Assessora Regionale al Sociale i Consiglieri che hanno presentato l’Interrogazione chiedono quindi «come intenda sostenere le persone affette da disabilità e le loro famiglie nel far fronte all’eccessivo costo e alla lenta procedura burocratica richiesta per la presentazione della domanda di disabilità».
Ben volentieri abbiamo dato spazio a questa puntuale segnalazione di Luca Faccio, con l’augurio che la situazione possa essere risolta al meglio per le persone con disabilità e le loro famiglie. In tal senso apprezziamo anche l’Interrogazione su tale questione presentata alla Giunta Regionale del Veneto. Un appunto però riteniamo sia doveroso: se è vero infatti che in altra parte del giornale abbiamo pubblicato un testo in cui si chiede “ai professionisti dell’informazione una maggiore responsabilità nell’uso del linguaggio”, la medesima istanza la poniamo a tutti i Pubblici Amministratori. Leggere infatti due volte in quell’Interrogazione l’espressione “persone affette da disabilità” non va per niente bene, cosicché tocca ribadire per l’ennesima volta che la disabilità non è una malattia, ma una condizione! (la redazione di Superando)
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