L’ANFFAS Nazionale ha richiamato l’attenzione del Governo e dei Ministeri competenti sull’urgenza di dare piena e tempestiva attuazione alla Legge che delega il Governo stesso alla revisione delle misure di protezione giuridica, ossia l’abolizione dell’istituto dell’interdizione e dell’inabilitazione e la contestuale revisiuone e rafforzamento dell’istituto dell’amministrazione di sostegno. «Non è una questione tecnica – dicono dall’Associazione -, ma una questione di diritti umani, civiltà e cittadinanza»
Tramite una nota inviata nei giorni scorsi, l’ANFFAS Nazionale (Associazione Nazionale Famiglie e Persone con Disabilità Intellettive e Disturbi del Neurosviluppo) ha richiamato l’attenzione del Governo e dei Ministeri competenti sull’urgenza di dare «piena e tempestiva attuazione all’articolo 17 della Legge 167/25, che delega il Governo alla revisione delle misure di protezione giuridica (abolizione dell’istituto dell’interdizione e dell’inabilitazione, con contestuale rafforzamento dell’istituto dell’amministrazione di sostegno)».
«Tale riforma – spiegano infatti dall’ANFFAS – rappresenta un passaggio fondamentale per l’adeguamento dell’ordinamento italiano ai princìpi della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, con particolare riferimento al riconoscimento della capacità giuridica, al diritto all’autodeterminazione e al superamento dei modelli basati sulla sostituzione della persona nelle decisioni che la riguardano. Allo stesso tempo chiediamo di rivedere la Legge 6/04 sull’amministrazione di sostegno, anche in termini di semplificazione, sia per quanto riguarda l’individuazione delle figure nominate per tali funzioni che le connesse modalità e regole di rendicontazione e relativi costi».
«Parliamo di una riforma – dichiara Roberto Speziale, presidente nazionale dell’ANFFAS – che incide direttamente sulla vita, sulla dignità e sui diritti fondamentali delle persone con disabilità e delle loro famiglie. Non è più possibile rinviare l’attuazione di una delega già approvata dal Parlamento nel novembre 2025, coerentemente con gli obblighi internazionali assunti dall’Italia, che rischia di rimanere nel nulla se l’iter non viene immediatamente avviato».
Nella nota trasmessa alle Istituzioni che la Legge 167/25 individua quali competenti a darne attuazione (tra cui la Presidenza del Consiglio, i Ministeri della Giustizia, per le Disabilità, dell’Economia e delle Finanze, della Salute, per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, oltre al Ministero per le Riforme Istituzionali e la Semplificazione Normativa e quello per la Pubblica Amministrazione), l’ANFFAS ha evidenziato dunque come «non sia più rinviabile l’esigenza di dare attuazione alla delega, realizzando una riforma organica del sistema, e registrando, tra l’altro, un’ampia convergenza tra alcune Istituzioni e il mondo associativo sulla necessità che tale riforma veda al più presto la luce. Una convergenza che trova riscontro anche nelle posizioni espresse da organismi quale l’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, che ha presentato pubblicamente una proposta proprio insieme alla nostra Associazione, il CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) e il Consiglio Nazionale del Notariato, che hanno richiamato appunto la necessità di un sistema fondato sul rispetto della volontà, della dignità e delle preferenze della persona».
L’ANFFAS – che, va ricordato, aderisce sia alla FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie) che al Forum Nazionale del Terzo Settore -, ha sottolineato, inoltre, come il processo di riforma «si collochi nel quadro degli obblighi internazionali assunti dall’Italia in sede ONU, avendo ratificato con la Legge 18/09 la citata Convenzione ONU e il Protocollo Opzionale, e come il suo effettivo avanzamento rientri nei meccanismi di monitoraggio della Convenzione stessa».
«Il superamento degli attuali modelli di protezione giuridica – conclude Speziale – non è una questione tecnica, ma una questione di diritti umani, civiltà e cittadinanza. È quindi fondamentale che l’Italia proceda con determinazione e senza ulteriori ritardi nell’attuazione della riforma, impedendo che la delega cada nel nulla». (S.B.)
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