“Sono adulto!”: dalla protezione assistenziale all’esercizio dei diritti soggettivi

«Questa edizione del nostro convegno si inserisce in un momento di profonda trasformazione normativa e culturale per il settore della disabilità in Italia, con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 62/24, che sposta l’asse dell’intervento sociale dalla protezione assistenziale all’esercizio dei diritti soggettivi»: lo dicono da Erickson, presentando la quinta edizione del proprio convegno internazionale “Sono adulto!”, in programma presso la propria sede di Trento, ma anche online, il 22 e 23 maggio

Erickson, 5. edizione convegno "Sono adulto!", 22-23 maggio 2026«Questa edizione del nostro convegno si inserisce in un momento di profonda trasformazione normativa e culturale per il settore della disabilità in Italia, con l’entrata in vigore del Decreto Legislativo 62/24, che sposta l’asse dell’intervento sociale dalla protezione assistenziale all’esercizio dei diritti soggettivi»: lo dicono da Erickson, presentando la quinta edizione del proprio convegno internazionale Sono adulto! (sottotitolo di quest’anno Disabilità e Progetto di Vita), in programma presso la propria sede di Trento, ma anche online, il 22 e 23 maggio, spazio di incontro e confronto tra studiosi, professionisti, famiglie e persone con disabilità, allo scopo di costruire insieme una cultura della disabilità fondata su diritti, dignità e piena cittadinanza.
«L’attuale trasformazione normativa e culturale – sottolineano infatti i promotori della due giorni – è destinata a incidere concretamente sulla vita di 3,1 milioni di persone con disabilità e sul lavoro di circa 730.000 operatori del settore, dando attuazione alla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, con l’obiettivo di costruire percorsi di vita realmente inclusivi, personalizzati e orientati all’autodeterminazione. Ed è proprio su questa sfida che intende concentrarsi l’edizione di quest’anno del convegno: trasformare cioè il concetto di Progetto di Vita, non più inteso come adempimento burocratico, ma come strumento concreto di libertà, per costruire lo spazio per i diritti delle persone con disabilità e restituire alle persone la possibilità di scegliere, progettare e costruire il proprio futuro».

Rimandando Lettori e Lettrici al programma completo del convegno (disponibile a questo link), segnaliamo qui di seguito alcuni tra i temi principali che vi verranno trattati, così come evidenziati da Erickson.
«Abitare il territorio: abitare significa rivendicare il diritto alla vita indipendentemente dalla disabilità, svincolando il concetto di “casa” da quello di semplice posto letto in una struttura. Il tema si sposta dunque verso la creazione di una comunità capacitante, dove le soluzioni abitative siano l’esito di una scelta personale e di una progettazione centrata sull’individuo. In questo quadro, il territorio diventa il luogo dove intrecciare relazioni significative e alleanze tra famiglie, enti locali e terzo settore.
Dare voce e riconoscere la complessità: riconoscere la dignità di ogni persona significa imparare ad ascoltare anche le voci più silenziose, sfidando l’idea che l’istituzionalizzazione sia l’unica risposta per le disabilità gravissime. L’approccio deve essere intersezionale, capace di vedere come disabilità, genere e origini migratorie si intreccino creando discriminazioni stratificate. Supportare la partecipazione e le decisioni di ognuno non è solo una pratica professionale, ma un diritto umano sancito dalla Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità.
Affettività e sessualità: l’affettività e la sessualità sono diritti umani fondamentali spesso trascurati o limitati da forti resistenze culturali nel mondo della disabilità intellettiva. Il convegno affronterà questo tabù, promuovendo un’educazione rispettosa della soggettività e dei desideri di ciascuno. Superare la frammentazione degli interventi significa includere questi bisogni nel Progetto di Vita, garantendo una visione integrale della persona e del suo benessere esistenziale.
Famiglie, quotidianità e futuro: l’empowerment delle famiglie è la chiave per passare da un welfare protettivo a un welfare che libera, permettendo di immaginare percorsi di vita “oltre la diagnosi”. Il Progetto di Vita diventa lo strumento per sognare e costruire un futuro felice, evitando che la persona sia intrappolata in una visione puramente assistenziale. Il ruolo del caregiving familiare viene riconosciuto come cruciale, ma inserito in una rete che promuove la piena cittadinanza». (S.B.)

Ricordiamo ancora il link al quale è disponibile il programma completo. Per ulteriori informazioni: [email protected] (Lisa Oldani).
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