Da un recente incontro promosso dall’Associazione sammarinese Attiva-Mente, sul tema Oltre i corpi: il diritto di essere, scegliere, desiderare, è emerso con forza un messaggio preciso, ossia che parlare di diritti significa appunto parlare anche di corpi, libertà, relazioni, scelta e dignità. Significa smettere di raccontare le persone con disabilità come soggetti da proteggere o compatire, iniziando finalmente a riconoscerle come persone complete, complesse, adulte e pienamente titolari della propria esistenza
Ci sono temi che continuano ad abitare i margini del dibattito pubblico. Non perché siano meno importanti. Ma perché obbligano la società a guardarsi davvero allo specchio. Corpo, desiderio, sessualità, autodeterminazione, relazioni, libertà affettiva. Quando questi temi incontrano la disabilità, troppo spesso vengono ancora circondati da imbarazzo, silenzi, paternalismi o paure culturali difficili da scardinare.
È da questa consapevolezza che è nato Oltre i corpi: il diritto di essere, scegliere, desiderare, incontro pubblico promosso dalla nostra Associazione [Attiva-Mente, N.d.R.] in occasione della recente Giornata Europea per la Vita Indipendente [se ne legga la nostra presentazione, N.d.R.]. Una serata pensata non per provocare gratuitamente, ma per aprire uno spazio autentico di confronto su temi che riguardano profondamente la dignità, la libertà e la piena cittadinanza delle persone con disabilità.
Per chi desidera approfondire il progetto, il programma, gli ospiti e i contenuti legati all’iniziativa, è disponibile a questo link la pagina ufficiale dell’evento. Parallelamente, abbiamo scelto di pubblicare anche un focus speciale dedicato a una delle domande centrali emerse durante il percorso di avvicinamento alla serata: «Chi ha davvero accesso ai diritti?».
Nei giorni precedenti all’evento ci siamo chiesti più volte quale fosse il vero senso di questa iniziativa. La risposta, forse, stava tutta in quella semplice, ma scomoda domanda: chi ha davvero accesso ai diritti? E chi invece continua ancora oggi a dover chiedere il permesso di esistere pienamente, di desiderare, di scegliere, di vivere relazioni e affettività senza sentirsi giudicato, infantilizzato o invisibile?
Abbiamo scelto di affrontare pubblicamente questi argomenti perché troppo spesso vengono lasciati ai margini del confronto sociale, culturale e persino istituzionale. Eppure parlare di diritti significa inevitabilmente parlare anche di corpo, identità, autodeterminazione, libertà relazionale e possibilità concreta di vivere la propria vita senza continue limitazioni culturali imposte dagli altri.
La presenza di ospiti autorevoli e profondamente coinvolgenti ha contribuito a creare un clima di ascolto autentico, umano e partecipato. Ingrid Thunem, attivista e atleta internazionale, da anni impegnata sui temi dell’autodeterminazione, del corpo, della sessualità e dei diritti delle persone con disabilità, ha portato una testimonianza intensa e potente, intrecciando esperienza personale, diritti, corpo e libertà con grande sensibilità e lucidità. Allo stesso modo Sofia Righetti Nottegar, tra le figure più interessanti del panorama italiano contemporaneo sui temi della disabilità e del contrasto agli stereotipi, ha offerto uno sguardo critico e profondo sulle narrazioni pubbliche legate alla disabilità, sui linguaggi e sugli stereotipi che ancora oggi influenzano il modo in cui la società guarda ai corpi e alle persone. A moderare il confronto è stata Maria Letizia Camparsi, accompagnando il dialogo con sensibilità, equilibrio e attenzione verso gli interventi del pubblico.
L’incontro è stato intenso, vero, a tratti anche scomodo. Ma proprio per questo necessario. Gli interventi emersi dal pubblico hanno confermato quanto ci sia ancora bisogno di spazi in cui affrontare questi temi senza retorica, senza censura e senza paura di mettere in discussione modelli culturali che troppo spesso continuano a negare complessità, desideri e piena adultità alle persone con disabilità.
Crediamo dunque che il messaggio emerso sia arrivato con forza. Parlare di diritti significa parlare anche di corpi, libertà, relazioni, scelta e dignità. Significa smettere di raccontare le persone con disabilità come soggetti da proteggere o compatire, iniziando finalmente a riconoscerle come persone complete, complesse, adulte e pienamente titolari della propria esistenza.
Un grazie sincero va a tutte le persone presenti, agli ospiti intervenuti, a chi ha collaborato all’organizzazione della serata e a chi continua a credere che una società realmente inclusiva debba avere il coraggio di affrontare anche i temi che troppo spesso vengono lasciati ai margini del dibattito pubblico. La strada verso una piena cultura dei diritti passa anche da qui.
*Attiva-Mente è un’Associazione della Repubblica di San Marino ([email protected]).
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