Ridurre il progetto “SexLability” a una piattaforma di servizi sarebbe limitante. Esso infatti si colloca dentro una questione più ampia, che riguarda il modo in cui la società guarda al corpo, al desiderio e alla disabilità, riportando al centro una verità semplice, ma spesso dimenticata: il diritto alla sessualità è parte integrante dei diritti umani. Non un privilegio, non una concessione, ma una dimensione che deve essere riconosciuta, tutelata e resa accessibile

È un progetto nato con l’obiettivo di colmare un vuoto strutturale, culturale e professionale ancora troppo spesso ignorato. C’è infatti un’assenza che pesa, ma che raramente viene nominata ed è quella che riguarda la sfera dell’affettività e della sessualità delle persone con disabilità, un territorio tuttora rimasto ai margini del dibattito pubblico, spesso relegato al silenzio o trattato con imbarazzo.
È proprio da questa consapevolezza che ha preso forma SexLability, un progetto che non si limita a offrire servizi, ma prova a ridefinire uno spazio di diritti, dignità e possibilità.
L’idea alla base è semplice quanto radicale: affettività e sessualità non sono dimensioni accessorie dell’esistenza, ma elementi costitutivi dell’identità di ogni persona e questo vale, senza eccezioni, anche per chi vive una condizione di disabilità. Tuttavia, nella pratica quotidiana, queste dimensioni vengono spesso negate o invisibilizzate, come se il corpo disabile fosse privo di desiderio, o non degno di esprimerlo. SexLability intende inserirsi esattamente in questo vuoto, con l’obiettivo di costruire un ponte tra bisogni reali e risposte concrete. Non un’iniziativa simbolica, ma un’infrastruttura che mette in rete competenze, strumenti e percorsi personalizzati, un portale che connette, forma e supporta.
Il cuore del progetto è appunto un portale digitale pensato per facilitare l’incontro tra persone con disabilità e professionisti qualificati. Psicologi, sessuologi, educatori, operatori sociosanitari: figure spesso difficili da individuare, soprattutto quando si cercano competenze specifiche legate alla disabilità. La piattaforma nasce quindi come uno spazio di orientamento e accesso, in cui la persona non sia lasciata sola a navigare tra offerte frammentate, ma trovi riferimenti chiari, affidabili e costruiti su misura.
Questo aspetto è tutt’altro che secondario: la mancanza di interlocutori formati rappresenta infatti uno degli ostacoli principali nell’affrontare questi temi.
Accanto alla connessione tra utenti e professionisti, SexLability sviluppa un secondo asse strategico: la formazione. Il progetto riconosce infatti che il problema non riguarda solo l’accesso ai servizi, ma anche la preparazione di chi quei servizi dovrebbe offrirli. Per questo propone percorsi di aggiornamento rivolti a operatori del settore, con l’obiettivo di colmare lacune culturali e competenze specifiche ancora troppo diffuse.
Parlare di sessualità nella disabilità richiede strumenti adeguati, ma anche un cambio di sguardo: uscire cioè da approcci paternalistici o medicalizzanti, per adottare una prospettiva centrata sulla persona e sui suoi diritti.
Un ulteriore elemento centrale del progetto riguarda il supporto a famiglie e caregiver, che troppo spesso si trovano ad affrontare queste tematiche senza strumenti, riferimenti o accompagnamento.
La sessualità di una persona con disabilità può generare domande complesse, timori, conflitti interiori e senza un adeguato supporto, il rischio è quello di rispondere con la negazione, il controllo o il silenzio. SexLability interviene anche su questo piano, offrendo risorse pratiche, materiali informativi e percorsi di accompagnamento che aiutano a trasformare l’incertezza in consapevolezza. In questo senso, il progetto non si rivolge solo alla persona con disabilità, ma all’intero ecosistema relazionale che la circonda. Perché è proprio all’interno delle relazioni che si gioca la possibilità di riconoscere – o negare – questi diritti.
A questo punto ridurre SexLability a una piattaforma di servizi sarebbe limitante. Il progetto si colloca infatti dentro una questione più ampia, che riguarda il modo in cui la società guarda al corpo, al desiderio e alla disabilità.
Per anni, la narrazione dominante ha oscillato tra due estremi: da un lato l’infantilizzazione, che nega ogni dimensione sessuale, dall’altro la rimozione, che evita il tema per imbarazzo o mancanza di strumenti. In entrambi i casi, il risultato è lo stesso: l’esclusione.
SexLability prova a scardinare questo paradigma, riportando al centro una verità semplice, ma spesso dimenticata: il diritto alla sessualità è parte integrante dei diritti umani. Non un privilegio, non una concessione, ma una dimensione che deve essere riconosciuta, tutelata e resa accessibile.
In un contesto, quindi, in cui si parla sempre più di inclusione, il rischio è che alcune dimensioni restino comunque ai margini, perché considerate scomode o difficili da affrontare. La sfida di SexLability è proprio questa: portare alla luce ciò che è stato a lungo invisibile, trasformando un bisogno taciuto in un tema legittimo, affrontabile, condiviso.
Non si tratta pertanto solo di creare servizi, ma di generare un cambiamento culturale, di costruire un linguaggio nuovo, capace di restituire complessità senza semplificazioni, e dignità senza eccezioni.
Una società inclusiva non è quella che si limita a garantire accessi fisici, ma quella che riconosce, in ogni persona, il diritto pieno di vivere tutte le dimensioni della propria esistenza. Anche – e soprattutto – quelle che per troppo tempo sono state lasciate fuori dal dibattito pubblico.
*Il presente contributo è già apparso nel magazine di Mirella Madeo «AboutPeople» e viene qui ripreso, con diverso titolo e alcuni riadattamenti al diverso contenitore, per gentile concessione.
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