Dall’Europa si chiede il riconoscimento dei prestatori di assistenza informali nei sistemi pensionistici e di sicurezza sociale

«Nell’Unione Europea ci sono 6,2 milioni di caregiver formali e 53 milioni di caregiver informali. Il testo adottato oggi riconosce finalmente l’assistenza come un pilastro della nostra società e della nostra economia, e non come un lavoro invisibile dato per scontato»: lo dichiara l’eurodeputata greca Meleti, a proposito della Risoluzione non vincolante, ma parimenti significativa, approvata dal Parlamento Europeo, che sottolinea anche la quota sproporzionata del lavoro di cura affidata alle donne
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Il Parlamento Europeo

«Nell’Unione Europea ci sono 6,2 milioni di caregiver formali e 53 milioni di caregiver informali. Offrono presenza, pazienza e un contatto umano. Il testo adottato oggi riconosce finalmente l’assistenza come un pilastro della nostra società e della nostra economia, e non come un lavoro invisibile dato per scontato. Per i caregiver professionali chiediamo migliori condizioni di lavoro, una retribuzione equa e un sostegno psicologico. Per i caregiver informali chiediamo tutela, modalità di lavoro flessibili e congedi per l’assistenza. Le responsabilità di cura, inoltre, continuano a ricadere in modo sproporzionato sulle donne, mentre dovrebbero essere una responsabilità condivisa da tutti noi»: le parole dell’eurodeputata greca Eleonora Meleti, relatrice per la Commissione del Parlamento Europeo per l’Occupazione e gli Affari Sociali, riassumono al meglio il senso della Risoluzione non vincolante, ma parimenti significativa, approvata nei giorni scorsi dal parlamento Europeo stesso, con 263 voti a favore, 83 contrari e 154 astensioni, in cui si afferma che «l’accesso all’assistenza è un diritto fondamentale» e si invitano gli Stati Membri dell’Unione Europea «ad affrontare le disuguaglianze di genere in tutte le forme di assistenza».
Il testo approvato sostiene inoltre «un modello di “società della cura” che dia priorità ai servizi domiciliari e di prossimità, alla solidarietà intergenerazionale e alla vita indipendente», chiedendo, alla luce delle attuali tendenze demografiche, «finanziamenti sostenibili e un approccio incentrato sulla persona e sui diritti».

Altro elemento non trascurabile, la Risoluzione chiede anche «l’introduzione di uno “statuto europeo dei prestatori di assistenza” per riconoscerne il lavoro e stabilire standard minimi in tutta l’Unione, garantendo il riconoscimento dei prestatori di assistenza informali nei sistemi pensionistici e di sicurezza sociale». In tal senso i Deputati europei hanno accolto con favore l’annuncio della Commissione Europea di voler presentare nel 2027 un “Patto Europeo per l’Assistenza” (European Care Deal), «che dovrà diventare una vera e propria tabella di marcia – come è stato detto – per costruire un’Europa più equa e più attenta alle persone».

«Le donne – ha dichiarato infine l’europarlamentare spagnola Rosa Estarás Ferragut, relatrice per la commissione del Parlamento Europeo sui Diritti delle Donne e l’Uguaglianza di Genere – continuano a sostenere una quota sproporzionata del lavoro di cura, sia formale che informale, dedicando 17 ore in più a settimana rispetto agli uomini alle attività di assistenza non retribuite. Un lavoro invisibile che continua ad alimentare sia il divario retributivo che quello pensionistico». A tal proposito, la Risoluzione approvata chiede «campagne di sensibilizzazione per incoraggiare gli uomini ad assumere una quota uguale delle responsabilità di cura, aumentando la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e contrastando gli stereotipi di genere tradizionali». (S.B.)

Ringraziamo per la collaborazione il Servizio Stampa dell’Ufficio di collegamento in Italia del Parlamento Europeo.

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