«Alla luce delle numerose interviste che ho condotto e che tuttora conduco nella mia rubrica “Interviste Inclusive” – scrive Marco Farina -, ho notato che la tendenza è quella di dividersi in due tipologie di persone: una che cerca di emergere fra pari e l’altra che si confronta con le realtà circostanti. Potremmo dunque dire che anche la disabilità è contraddistinta da diversi punti di vista, legati alla formazione e alle storie di vita differenti»

Ho letto con attenzione l’editoriale di Filippo Visentin pubblicato nei giorni scorsi da Superando con il titolo Il vicolo cieco della visibilità: se i media scelgono quale disabilità raccontare e personalmente l’ho visto diviso a metà, con una prima parte generale e la seconda che entra maggiormente nel particolare. Mi riferisco ovviamente all’episodio citato, relativo alla lezione tenuta all’interno di un corso di formazione dedicato ai temi della disabilità e dei diritti in cui sono emersi tanti stereotipi positivi e negativi, frutto talvolta di una comunicazione distorta da parte dei media e, in altri casi, da una cattiva educazione familiare.
Alla luce delle numerose interviste che ho condotto e che tuttora conduco nella mia rubrica Interviste Inclusive, ho notato che la tendenza è quella di dividersi in due tipologie di persone: una che cerca di emergere fra pari e l’altra che si confronta con le realtà circostanti. Nel primo caso sarà probabilmente più facile emergere perché si parte tutti dallo stesso punto e verrà eletto “il migliore fra i diversi”. Nel secondo caso, invece, quello più inclusivo, ci sarà il tentativo, più o meno riuscito, di confrontarsi con la realtà che ci circonda, irta di ostacoli e difficoltà da superare, che però forgiano il carattere e spingono la persona oltre i propri limiti.
Potremmo dunque dire che anche la disabilità è contraddistinta da diversi punti di vista, legati alla formazione e alle storie di vita differenti. In altre parole dico che purtroppo – o chissà, in alcuni casi per fortuna -, riusciamo a distinguerci in vari tipi di categorie e sottocategorie ed è tutto legato non solo al modo in cui i media raccontano la realtà, ma anche di come la realtà stessa sia lo specchio, talvolta attraverso i ragazzi, altre volte per motivi diversi, di un messaggio che nel tragitto tra mittente e destinatario smarrisce la sua autenticità.
Ad ogni modo, stiamo parlando di un mondo diverso, che sta tentando di sdoganare definitivamente questi argomenti, con scelte talvolta editoriali, estetiche, provocatorie, come una sorta di DisHollywood, mix fra verità e finzione, che però qualcosa semina, in attesa che germogli.
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