Giornalista, autrice, comunicatrice, Valentina Bazzani ha trasformato la propria esperienza in uno strumento di riflessione, senza mai permettere che la disabilità diventasse l’unica chiave di lettura della propria identità. C’è un tema che ne attraversa tutta l’esperienza ed è quello del riconoscimento: essere viste, ascoltate e considerate per ciò che si è realmente. Non persone eccezionali da ammirare, né soggetti fragili da proteggere, ma cittadini, professionisti, donne con desideri, aspirazioni e progetti

Non ama essere raccontata come un esempio di coraggio. E forse è proprio da qui che bisogna partire per raccontare Valentina Bazzani.
Giornalista veronese, autrice, comunicatrice e oggi impegnata nel settore della promozione artistica e dell’organizzazione di eventi, Valentina è una di quelle persone che hanno scelto di trasformare la propria esperienza in uno strumento di riflessione, senza mai permettere che la disabilità diventasse l’unica chiave di lettura della propria identità.
«Sono soddisfatta della mia vita e del mio lavoro», mi dice. La sua voce è pacata e mi ispira una grande serenità. Una soddisfazione la sua, che però non ha nulla di casuale o di scontato. Dietro ai traguardi raggiunti ci sono anni di impegno, studio, determinazione, ma anche difficoltà e delusioni. Porte chiuse in faccia, occasioni negate, silenzi che spesso fanno più rumore di un rifiuto esplicito. Esperienze che molte persone con disabilità conoscono bene e che Valentina non nasconde, pur senza lasciarsene definire.
La sua storia professionale è legata alla comunicazione. Laureata in Giornalismo e iscritta all’Ordine, ha successivamente completato anche un percorso triennale in counseling professionale, un’esperienza che le ha permesso di approfondire l’ascolto e di esplorare più da vicino le dinamiche legate alle relazioni umane. Nel corso degli anni ha collaborato con enti pubblici, associazioni, uffici stampa, testate giornalistiche e realtà culturali, occupandosi di comunicazione digitale, organizzazione di eventi e creazione di contenuti.
Fin da giovanissima ha sentito il bisogno di scrivere e raccontare. Lo ha fatto attraverso articoli, libri, interventi pubblici e, più recentemente, attraverso i social network, diventati uno spazio in cui continuare a proporre riflessioni e stimolare confronti.
Nel 2020, durante il lockdown, ha dato vita anche alla rubrica online Quattro chiacchiere con…, che nel tempo si è trasformata in un luogo di incontro con artisti, scrittori, musicisti, attori e protagonisti della cultura italiana. Un progetto che racconta bene la sua curiosità verso le persone e le loro storie.
Tra le sue opere più note vi è Quattro ruote e tacco 12, un libro che sfugge alle definizioni tradizionali. Non si tratta infatti di una semplice autobiografia, ma di una raccolta di pensieri, racconti, poesie e riflessioni che affrontano temi come l’identità, la femminilità, l’autonomia e il desiderio di essere riconosciuti per ciò che si è.
Il messaggio che ne attraversa le pagine è chiaro: una donna con disabilità è prima di tutto una donna. Può sembrare un’affermazione ovvia, ma non sempre lo è nella realtà quotidiana. Ancora oggi, infatti, molte donne con disabilità si trovano a dover combattere contro uno sguardo sociale che tende a vedere la condizione di disabilità prima della persona, e la persona prima della donna.

È proprio questo uno dei temi che Valentina continua a portare avanti con convinzione. Non una battaglia combattuta attraverso slogan, ma attraverso il racconto delle esperienze concrete, delle relazioni, delle aspettative e dei pregiudizi che ancora accompagnano la vita di tante persone.
Tra le pagine del suo libro, impreziosito anche dalla prefazione del noto musicista Giovanni Allevi (la si può leggere a questo link) alle cui parole si ispira anche il titolo del presente contributo, emerge un’ulteriore riflessione particolarmente significativa: in uno dei testi raccolti nel volume, la malattia viene descritta come «un’inquilina scomoda entrata nella sua vita senza chiedere permesso». Una presenza che Valentina chiama semplicemente Lei, capace di cambiare molte cose, di sottrarre opportunità e imporre limiti, ma non di cancellare la libertà più importante: quella di scegliere come vivere [il brano “Lei” si può leggere integralmente a questo link, N.d.R.].
«Se anche lei ha cambiato la mia vita, sono io che posso decidere come gestirla», scrive. Una frase che restituisce bene il senso del suo percorso. Non l’attesa di una soluzione miracolosa, né la retorica del “volere è potere” e di tanto pensiero positivo, ma la ricerca quotidiana di uno spazio di autodeterminazione dentro una condizione che non ha scelto.
Anche sui social media, accanto a riflessioni personali, pubblica infatti vignette e contenuti ironici che raccontano episodi della vita quotidiana delle persone con disabilità. L’ironia diventa così uno strumento per smontare stereotipi, evidenziare contraddizioni e mostrare quanto spesso siano i pregiudizi, più che le condizioni individuali, a creare ostacoli.
Nel corso degli anni il suo lavoro ha avuto numerosi riconoscimenti, tra cui la Menzione Speciale Genio della Donna del Premio Giornalistico Nazionale UCSI (Unione Cattolica della Stampa Italiana) nel 2023 e i riconoscimenti ottenuti negli e-contest promossi da SuperAbile INAIL. Traguardi che testimoniano la qualità del suo impegno professionale e culturale.
Durante la nostra conversazione è emerso con forza un tema che attraversa tutta la sua esperienza: quello del riconoscimento. Essere viste, ascoltate e considerate per ciò che si è realmente. Non persone eccezionali da ammirare, né soggetti fragili da proteggere, ma cittadini, professionisti, donne con desideri, aspirazioni e progetti.
E forse è proprio questa la lezione più interessante che emerge dalla storia di Valentina Bazzani. Non l’idea di una vita senza difficoltà, ma quella di una vita costruita giorno dopo giorno, con fatica e determinazione, senza rinunciare alla propria identità. Una vita che rivendica il diritto di essere raccontata nella sua interezza, al di là delle etichette. Perché, come ci ricorda il titolo del suo libro, una persona può muoversi su quattro ruote e continuare a scegliere liberamente anche il proprio tacco 12.
A questo link è disponibile una nota biografica di Valentina Bazzani, a quest’altro link il testo della sua poesia Dolcissimo vivere.
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