«La scuola non è una caserma organizzata per ranghi, né un’azienda chiamata a massimizzare la produttività selezionando i più performanti. La missione di essa è garantire a ciascuno il diritto di apprendere, crescere e partecipare, indipendentemente dalle condizioni di partenza»: è netta la presa di posizione della Federazione FISH di fronte alle affermazioni del generale Vannacci, che ha proposto, in sostanza, di separare gli studenti in base ai livelli di apprendimento, distinguendo tra chi «vola» e chi «rallenta la marcia»
«La scuola non nasce per dividere i bambini tra vincenti e perdenti. Non è una caserma organizzata per ranghi, né un’azienda chiamata a massimizzare la produttività selezionando i più performanti. La missione di essa è garantire a ciascuno il diritto di apprendere, crescere e partecipare, indipendentemente dalle condizioni di partenza. Dietro la retorica dell’efficienza e della meritocrazia si nasconde il rischio concreto di una scuola che certifica le disuguaglianze anziché combatterle. Per le persone con disabilità e per le loro famiglie, queste affermazioni evocano scenari che il nostro Paese ha scelto di superare decenni fa grazie a una straordinaria evoluzione culturale e civile. L’inclusione scolastica non è una concessione benevola né un costo da sopportare: è un diritto fondamentale e una conquista democratica che ha reso l’Italia un punto di riferimento internazionale. Per questo motivo respingiamo con forza ogni proposta che possa portare, direttamente o indirettamente, a forme di segregazione educativa o alla creazione di percorsi differenziati fondati sulle presunte capacità degli studenti»: è netta la presa di posizione della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), di fronte alle più recenti affermazioni sulla scuola del generale Roberto Vannacci, che ha proposto, in sostanza, di separare gli studenti in base ai livelli di apprendimento, distinguendo tra chi «vola» e chi «rallenta la marcia». «Si tratta – aggiungono dalla Federazione – di una visione della scuola che riteniamo profondamente sbagliata, culturalmente arretrata e pericolosa sul piano sociale. Una visione che considera la diversità una zavorra anziché una ricchezza, che interpreta la fragilità come un problema da isolare, anziché come una responsabilità collettiva da accompagnare e sostenere».
«Allo stesso tempo – si legge ancora nella nota diffusa dalla FISH -, riteniamo che il confronto pubblico debba avvenire nel merito delle idee e sulla base delle evidenze scientifiche. Per questa ragione invitiamo pubblicamente il generale Vannacci a un confronto diretto con la nostra Federazione, con il mondo della scuola, con i pedagogisti, con gli insegnanti, con le famiglie e con le persone con disabilità e da parte nostra siamo pronti a portare dati, studi, esperienze e testimonianze concrete. Perché quando si parla del futuro dei bambini e dei ragazzi non possono bastare slogan o semplificazioni».
«Una comunità nazionale forte – conclude la nota – non si costruisce separando i più fragili dai più forti. Si costruisce mettendo tutti nelle condizioni di partecipare e di contribuire. È questo il significato più autentico della parola comunità. Ed è questo il principio che continueremo a difendere con determinazione, senza arretrare di un passo. Perché una scuola che lascia indietro qualcuno non è una scuola più efficiente. È semplicemente una scuola meno giusta». (S.B.)
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