Alcune zone del Sud Italia dove ci si muove verso l’accessibilità alla balneazione

di Anna Maria Gioria*
Quest’anno abbiamo potuto constatare con piacere la realizzazione di una serie di progettualità in alcune Regioni del Sud Italia, finalizzate all’accessibilità della balneazione da parte delle persone con disabilità. Ne riportiamo qualche esempio, dalla Puglia alla Calabria e alla Sicilia

Disegno sul mare senza barriereQuest’anno abbiamo potuto constatare con piacere la realizzazione di una serie di progettualità in alcune Regioni del Sud Italia, finalizzate all’accessibilità della balneazione. Ne riportiamo di seguito qualche esempio.
La Regione Puglia ha avviato il programma Mare Democratico, fondato sul diritto secondo il quale il mare appartiene a tutti e tutte, con l’obiettivo di migliorare l’offerta turistica, rendendola il più possibile integrata, sostenibile e accessibile a chiunque. Le spiagge libere, quindi, devono essere accessibili a tutti e tutte, senza escludere nessuno e in tale direzione un importante lavoro è stato fatto con le Associazioni che si occupano di persone con disabilità; dal confronto con esse, infatti, è nata la necessità di lavorare non solo per l’accesso fisico alle spiagge, ma anche, e soprattutto, per la piena fruizione della balneazione attraverso servizi dedicati, assistenza e accompagnamento.
In tale ottica, i Comuni delle zone interessate possono utilizzare risorse, sia per migliorare l’accessibilità, sia per promuovere attività fondamentali, come il salvataggio e servizi sicuri e efficienti. Si tratta di un impegno da considerarsi come un proseguimento del progetto COsTA (Comunità Ospitali per il Turismo Accessibile), avviato nel 2024, per rendere accessibile il litorale; con Mare democratico, in particolare, si adotta una certificazione per promuovere realtà che investano in sostenibilità, accessibilità, inclusione, sport e servizi alle famiglie.

In Calabria, si sta compiendo il Progetto senza barriere – Abbattimento delle barriere architettoniche per l’accessibilità al mare, finalizzato appunto all’accessibilità e all’inclusione delle aree balneari pubbliche. Possono fare domanda i Comuni, entro i termini e i parametri prefissati, e possono essere coinvolte anche Associazioni, Enti Pubblici e del Terzo Ssettore. Lo scopo principale è rendere le spiagge accessibili e fruibili da parte delle persone con disabilità, garantendo a tutti il diritto di accoglienza.
Gli interventi previsti riguardano l’accessibilità degli spazi fisici, dei percorsi, degli allestimenti e dei servizi di comunicazione.  L’abbattimento delle barriere architettoniche non è concepito solo come un dovere civile, ma come una scelta strategica, finalizzata a incrementare l’offerta turistica regionale, facendo in modo cioè che la Calabria diventi “più moderna”, accogliente e realmente accessibile, a livello internazionale.

Un’iniziativa analoga è stata promossa in Sicilia, e precisamente a Balestrate, in provincia di Palermo, dove, grazie a un fondo regionale ottenuto dal Comune, le spiagge libere sono rese accessibili alle persone con disabilità, con il potenziamento di servizi e strutture ad hoc per migliorarne la fruibilità da parte di tutti, senza escludere nessuno.
Nel concreto, tale progettualità prevede l’installazione di sedie Job, il miglioramento dei camminamenti per facilitare gli spostamenti sulla sabbia, nonché il potenziamento delle rampe di accesso per garantire percorsi privi di barriere.
E sempre in Sicilia, anche il Comune di Torrenova, in provincia di Messina, ha usufruito di un finanziamento finalizzato alla realizzazione di servizi e infrastrutture per rendere il mare accessibile, consentendo alle persone con disabilità di viverlo in piena autonomia.

*Il presente contributo costituisce l’estratto di un testo già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», qui pubblicato per gentile concessione.

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