A conclusione di una vicenda quasi paradossale, che aveva visto un Comune del Lazio togliere la residenza a una signora di 94 anni con disabilità e in sedia a rotelle, nonché al figlio di 58 anni, nonostante non fossero affatto irreperibili, con conseguenze pesanti anche per l’accesso all’assistenza sanitaria, il Prefetto di Viterbo ha accolto il ricorso presentato dalle persone coinvolte, «in quanto emesso in presenza di manifesti vizi procedurali» e ha finalmente ridato la residenza alla signora e al figlio
«Riteniamo impensabile, nel 2025, non avere completo accesso all’assistenza sanitaria, soprattutto per una signora di 94 anni con disabilità e in sedia a rotelle, che chiede una presenza costante. Insieme al figlio di 58 anni, infatti, la signora risiede da circa vent’anni nel Comune di Bassano Romano (Viterbo), ma a seguito di un incendio dalla causa non chiarita, si sono visti togliere, in barba al rispetto delle procedure, la residenza nella loro casa abituale, ciò che ha avuto ripercussioni pesanti sulla vita quotidiana dei due, costretti ad autotutelarsi da se stessi, data la mancanza di ascolto e dialogo con le Istituzioni che invece dovrebbero interessarsi alla vicenda e chiamarli a chiarire la questione con il Sindaco, che potrebbe risolvere l’equivoco creatosi da semplici vizi di forma, che gli Uffici comunali non si occupano di correggere»: così Carlo Leoni dell’ACDC (Associazione Centrale per la Difesa dei Diritti e Doveri dei Cittadini), aveva denunciato alla fine dello scorso anno, in occasione della Giornata Internazionale della Copertura Sanitaria Universale, una vicenda quasi paradossale, che sulle nostre pagine avevamo raccontato con il significativo titolo di Quando un Comune viola il proprio stesso Statuto. All’articolo 16 dello Statuto del Comune di Bassano Romano, protagonista della vicenda, si può leggere infatti: «Valorizzazione degli anziani, comma 3: Si prefigge di estendere il sistema di garanzie sociali e di servizi e di assistenza morale e materiale agli anziani». E invece, alla luce dell’articolo 11 (Cancellazioni anagrafiche) del “Regolamento Anagrafico” (DPR 223/89: «La cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente viene effettuata […] quando, a seguito di ripetuti accertamenti opportunamente intervallati, la persona sia risultata irreperibile»), alla signora e al figlio era stata appunto tolta la residenza, nonostante l’insussistenza dell’irreperibilità, ciò che aveva segnatamente comportato conseguenze anche sull’accesso all’assistenza sanitaria.
A porre finalmente rimedio alla situazione è stato il Prefetto di Viterbo, che ha accolto il ricorso presentato dalle persone coinvolte, «in quanto emesso in presenza di manifesti vizi procedurali» e ha ridato la residenza alla signora di 94 anni e al figlio. Non possiamo che prenderne atto con soddisfazione. (S.B.)
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