La mia vita unica, come quella di chiunque altro: ho avuto le mie occasioni, né migliori né peggiori

di Anna Maria Gioria*
«Tre giorni in incubatrice a causa dell’asfissia – racconta Anna Maria Gioria – quello che il giorno prima non sarebbe successo. E a tre-quattro mesi mi diagnosticarono una vita “da bel soprammobile”, senza alcuna possibilità di movimento e di linguaggio; e invece non è andata proprio così! Ma come sarebbe stata la mia vita se fossi nata quel giorno prima? Ho più perso cose, occasioni, o ne ho avute di più? Semplice: ho avuto come tutti le mie occasioni, e non si può parlare né di migliori né di peggiori»

Grafica del 13 luglio sopra a grafica del 12 luglio

Il 12 luglio era la vigilia del mio compleanno. Puntualmente, è per me una data molto particolare, “una giornata di bilancio”: se infatti avessi compiuto i miei anni il 12 luglio (e non il 13), come sarebbe stata la mia esistenza? Di primo acchito, direi migliore, sicuramente più semplice e meno faticosa; ma se mi soffermo a pensare un attimo, aggiungerei anche più banale e molto meno interessante.
Proprio lo scorso 12 luglio ho passato il pomeriggio con la mia amica d’infanzia: sposata, con una figlia iscritta all’università, lavora nella ditta di famiglia, tutto che una donna di 58 anni – siamo coetanee – può desiderare. Io, di tutto questo non ho nulla, probabilmente se fosse stato quello il giorno del mio compleanno, avrei avuto una vita simile, ma il grande, e soprattutto tormentato, punto di domanda: «Ho più perso cose, occasioni, o ne ho avute di più?». La risposta che mi sono data è più semplice di quanto si possa immaginare: «Ho avuto le mie occasioni, non si può parlare di migliori o di peggiori».

Riavvolgo il nastro, soprattutto per dare la possibilità a chi non mi conosce bene, di comprendere questo mio discorso, che apparentemente può sembrare “strampalato”.
Il 12 luglio 1968, mamma, dopo una normale gravidanza senza alcun problema, fin dal mattino presto ebbe le doglie; nel pomeriggio, su consiglio e aiuto dell’ostetrica del paese, come si usava allora, andò all’ospedale per partorire. Qui si imbatté nel suo ginecologo curante vestito di tutto punto, pronto per andare a una serata al casinò. Visitò velocemente e controvoglia mia mamma, sentenziando, in maniera brusca, che sarei nata l’indomani. Mia mamma replicò che non era possibile, i dolori erano forti, lui imperterrito: diede ordine alla sua équipe di non intervenire, ma di aspettarlo e somministrò una cura per rallentare la mia venuta al mondo.
La mia indole caparbia e volitiva, che probabilmente già mi connotava, prevalse sui farmaci: all’una di notte, quindi era già il 13, il medico fu chiamato d’urgenza, la vita di mamma e della sottoscritta erano seriamente in pericolo. Rientrato di tutta fretta, non potendo più fare il taglio cesareo preventivato, considerata la conformazione stretta del bacino di mamma, la “squartò” velocemente e mi estrasse con il forcipe. A causa dell’asfissia mi misero tre giorni in incubatrice, dopodiché, zitti zitti, ci mandarono a casa. Mamma e io ce l’eravamo vista proprio brutta, ma tutto era alle nostre spalle, a detta di tutti, ero una bella neonata e da tale mi comportavo, in modo del tutto normale!!

Sui tre-quattro mesi arrivò il fulmine a ciel sereno: mamma si accorse che, se tenuta in braccio, ciondolavo sulla parte sinistra. I più importanti luminari della pediatria di allora mi diagnosticarono una vita “da bel soprammobile”, senza alcuna possibilità di movimento e di linguaggio; la mancanza di ossigeno aveva compromesso seriamente la parte del cervello che coordina i movimenti.
La mia più grande fortuna è stata la famiglia, in particolare mamma, che non si è arresa a prognosi funeste: da quel momento mi ha portato in diverse parti del mondo per sottopormi ai migliori e innovativi metodi riabilitativi. È stato un lunghissimo, e altrettanto faticoso, percorso riabilitativo che ha dato discreti risultati. Infatti, nonostante la deambulazione traballante, la voce un po’ grossa e la difficoltà nella gestualità fine, sono arrivata ad avere un’autonomia tale da essere in grado di vivere da sola, di conseguire due lauree, diventare giornalista e condurre una vita ricca di amicizie e interessi.

È veramente difficile riassumere, e soprattutto trasmettere, in poche righe, tutto ciò che ho vissuto e le tante esperienze fatte; il bagaglio accumulato è davvero grande e così importante che mi ha determinato, in maniera incisiva, la persona, la donna, che sono oggi. Rimpianti, rabbia, invidia degli altri? Non prendetemi per una squilibrata, ma io sono contenta della mia vita; e se mi guardo intorno non la cambierei con quella di nessun altro.
Tornando alle domande iniziali, credo che non arriverò mai a darmi una risposta, perché una risposta non c’è, nessuno è in grado di fornirla. In poche parole, sto concludendo che non si tratta di una vita migliore o peggiore, ma della mia esistenza, unica come quella di qualsiasi altra persona. Per cui dico: viva la vita!!!

*Il presente contributo è già apparso in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it», con il titolo “Se fossi nata il giorno prima…” e viene qui ripreso, con diverso titolo e minimi riadattamenti al differente contenitore, per gentile concessione.

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