“Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti”: a Rimini sport, cultura, inclusione e umanità hanno camminato insieme

Intervista a Bersan Vrioni*
Per la prima volta una delle più prestigiose competizioni internazionali dedicate agli scacchisti ciechi e ipovedenti è approdata in Italia: la “28ª Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti” si è tenuta a Rimini, organizzata dall’ASCID (Associazione Scacchisti Ciechi e Ipovedenti Italiani). E alla fine è arrivato anche il grande risultato, se è vero che ad imporsi nella manifestazione è stata proprio l’Italia. Ne parliamo con il presidente dell’ASCID Bersan Vrion, componente anche della squadra azzurra
Gli Azzurri vincitori della Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti a Rimini
Gli Azzurri vincitori della Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti a Rimini

Come avevamo riferito anche sulle nostre pagine, per la prima volta nella sua lunga storia una delle più prestigiose competizioni internazionali dedicate agli scacchisti ciechi e ipovedenti è approdata in Italia: la 28ª Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti, infatti, si è tenuta in giugno a Rimini, organizzata con competenza e passione dall’ASCID (Associazione Scacchisti Ciechi e Ipovedenti Italiani). E alla fine è arrivato anche il grande risultato, se è vero che ad imporsi nella manifestazione è stata proprio l’Italia, vincendo tutti e cinque gli incontri disputati nel corso della competizione, con Giuseppe Tarascio di Bari, Marco Casadei di Cesena, Claudio Ariaudo di Cuneo e Bersan Vrioni di Viterbo. Con quest’ultimo, che è anche il Presidente dell’ASCID, dell’Associazione, dell’evento di Rimini e di altro ancora, abbiamo parlato.

Nata nel 1972, sin dagli inizi l’ASCID punta a fare degli scacchi una lingua universale, accessibile a tutti. Oltre mezzo secolo dopo, cosa può dirci, Bersan, della sua Associazione?
«L’ASCID non è soltanto un’Associazione sportiva: è una comunità di persone, un luogo dove si dimostra che una persona cieca o ipovedente non soltanto può giocare a scacchi, ma può competere ai massimi livelli internazionali, rappresentare il proprio Paese e costruire, attraverso il gioco, relazioni che attraversano il mondo intero. Promuovendo la pratica scacchistica tra le persone con disabilità visiva, la nostra Associazione crea opportunità di crescita personale, favorisce la partecipazione alla vita sportiva e culturale e dimostra concretamente che il talento, quando incontra sostegno, competenza e fiducia, non conosce ostacoli».

Che cosa ha significato l’approdo della Coppa delle Sei Nazioni in Italia?
«È stato il riconoscimento del lungo cammino da noi percorso, il frutto del lavoro di dirigenti, atleti, volontari e sostenitori che, anno dopo anno, hanno costruito qualcosa che appartiene a tutta la comunità. Per un’intera settimana Rimini è diventata il punto d’incontro dell’Europa degli scacchi inclusivi. Gli atleti provenienti da Belgio, Francia, Paesi Bassi, Slovenia, Svezia e Italia hanno condiviso non soltanto una competizione sportiva, ma un’autentica esperienza di incontro tra persone. Nelle sale dell’Admiral Art Hotel si sono incontrate lingue diverse, storie personali differenti e sensibilità provenienti da tutta Europa, accomunate da una passione capace di superare qualsiasi frontiera».

Come è stato accolto l’evento dalle Istituzioni e dalle organizzazioni associative?
«L’evento ha potuto contare sulla vicinanza di Istituzioni e realtà territoriali che hanno scelto di fare squadra attorno a un progetto dal profondo valore umano. Per il Comune di Rimini, che ha concesso il patrocinio alla competizione, è intervenuto l’assessore Kristian Gianfreda, testimoniando l’attenzione dell’Amministrazione Comunale verso un’iniziativa che ha saputo coniugare sport, inclusione e valorizzazione del territorio.
Per la Presidenza Nazionale dell’UICI (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), la consigliera nazionale Chiara Tirelli ha portato il saluto del presidente nazionale Mario Barbuto, sottolineando il significato di un appuntamento che interpreta pienamente i valori dell’autonomia, della partecipazione e della cittadinanza attiva.
È intervenuta inoltre Sara Arseni, presidente dell’UICI di Rimini, che ha evidenziato il ruolo degli scacchi nella crescita personale e nell’autonomia delle persone con disabilità visiva, richiamando inoltre il valore di iniziative come la Coppa delle Sei Nazioni nel promuovere inclusione, partecipazione attiva e opportunità di incontro tra persone provenienti da realtà e Paesi diversi.
Dal canto suo, la Presidente del Lions Club Rimini Host, Bianca Maria Toccagni, ha rappresentato un partner fondamentale di questo percorso, contribuendo a rendere possibile una delle esperienze più apprezzate dell’intera settimana.
Un contributo altrettanto prezioso, infine, è arrivato dal circolo cittadino Rimini Scacchi i cui soci hanno messo a disposizione tempo, competenze ed entusiasmo, affiancando l’organizzazione come volontari e offrendo un aiuto concreto durante tutte le giornate della competizione. Il presidente Roberto Giovanini ha portato anche i saluti del Comitato Emilia-Romagna Scacchi e del presidente di esso Fabrizio Frigeri, a testimonianza della vicinanza del movimento scacchistico italiano a un evento di così alto profilo internazionale».

Ci sono stati, durante la settimana, anche altri momenti culturali?
«Effettivamente, tra i ricordi più belli rimarrà certamente il pomeriggio dedicato alla scoperta del centro storico di Rimini. Grazie infatti al sostegno del Lions Club Rimini Host, gli ospiti hanno intrapreso un viaggio attraverso oltre duemila anni di storia, dall’Arco d’Augusto al Tempio Malatestiano, da Piazza Tre Martiri fino alla Domus del Chirurgo. Per qualche ora, dunque, le scacchiere sono rimaste in silenzio. Eppure, proprio lontano dalle sale di gioco, si è disputata forse una delle partite più belle dell’intera settimana il cui risultato finale ha visto tutti vincitori. L’arte, infatti, ha incontrato le persone, la cultura ha incontrato l’accessibilità, l’amicizia ha incontrato la curiosità e i partecipanti ciechi hanno potuto esplorare con le mani pietre, lastricati, bronzi, incisioni e decorazioni, entrando in contatto diretto con la materia viva della storia. Al Tempio Malatestiano le dita hanno seguito i contorni della rosa a quattro petali, della scacchiera, dell’elefante e del monogramma di Sigismondo Pandolfo Malatesta, trasformando antichi simboli rinascimentali in un linguaggio universale accessibile a tutti. Alla Domus del Chirurgo, le riproduzioni degli strumenti chirurgici romani hanno permesso di avvicinarsi concretamente alla sorprendente medicina antica.
In quelle ore, dunque, le mani sono diventate occhi, le pietre hanno raccontato storie, i monumenti hanno smesso di essere semplici luoghi da osservare per diventare esperienze da vivere. Ed è forse questa la fotografia più bella lasciata dalla manifestazione: persone provenienti da tutta Europa che insieme camminano, ascoltano, ridono, si aiutano e si scoprono meno diverse di quanto avrebbero immaginato».

Cosa soprattutto rimarrà, dunque, di questa bella manifestazione?
«Rimarranno certamente la coppa, le classifiche e le fotografie ufficiali, l’orgoglio di un’Italia vincitrice e la gioia di noi quattro azzurri, oltre al volto accogliente di Rimini e al cuore generoso di tutti coloro che hanno contribuito alla riuscita dell’evento. Soprattutto, però, rimarrà la consapevolezza che per una settimana tutto questo è accaduto davvero e che certe partite continuano a vivere molto tempo dopo l’ultima mossa: quella vissuta a Rimini è stata una di quelle occasioni in cui sport, cultura, inclusione e umanità hanno saputo camminare insieme ed è forse proprio questa la vittoria più bella che la 28ª Coppa delle Sei Nazioni di Scacchi per Ciechi e Ipovedenti ha lasciato in eredità a tutti noi». (Stefano Borgato)

*Presidente dell’ASCID (Associazione Scacchisti Ciechi e Ipovedenti Italiani).

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