Il coraggio di fermarsi davanti a una vita e di ascoltarla

di Simona Atzori*
«La cosa che più mi ha emozionata – racconta Simona Atzori, danzatrice, pittrice e scrittrice, nata senza braccia, protagonista di una recente puntata del programma di Rai3 “Che ci faccio qui” – è che Domenico Iannacone mi ha dato la possibilità di raccontarmi non come una persona che “ha superato” qualcosa, ma semplicemente per ciò che sono. Una donna che danza, dipinge, scrive, ride, si commuove, attraversa le proprie paure e continua ogni giorno a cercare un modo autentico di abitare il mondo»
Domenico Iannacone e Simona Atzori
Domenico Iannacone e Simona Atzori durante la puntata intitiolata “La forma perfetta” fdfel programma di Rai3 “Che ci faccio qui”

Martedì 7 luglio i miei piedi gesticolavano in prima serata su Rai3. Il mio sorriso accoglieva migliaia di persone nel mio mondo e un perfetto padrone di casa mi accompagnava in un viaggio fatto di arte, di vita e di umanità.
La puntata di Che ci faccio qui, condotta da Domenico Iannacone e intitolata La forma perfetta, è stata molto più di un programma televisivo. È stato un incontro. Domenico, con la sua straordinaria capacità di osservare senza invadere, è entrato in punta di piedi nella mia vita. Non ha cercato l’eccezionalità, non ha rincorso l’effetto. Ha semplicemente guardato. E io l’ho accolto come si accoglie chi possiede un dono raro: uno sguardo capace di vedere davvero.

Da quel momento è accaduto qualcosa che non avrei potuto immaginare. Un mare di persone ha accolto quell’invito fatto con tanta delicatezza e si è sintonizzato non solo su un canale televisivo, ma su una frequenza umana fatta di ascolto, silenzi, sorrisi, fragilità e bellezza.
La cosa che più mi ha emozionata è che Domenico mi ha dato la possibilità di raccontarmi non come una persona che “ha superato” qualcosa, ma semplicemente per ciò che sono. Una donna che danza, dipinge, scrive, ride, si commuove, attraversa le proprie paure e continua ogni giorno a cercare un modo autentico di abitare il mondo.
Nei giorni successivi alla messa in onda sono arrivati centinaia di messaggi. Persone che mi hanno scritto di essersi emozionate, di aver pianto, di aver riconosciuto un pezzo della propria storia dentro la mia. Sono stata travolta da un’ondata di affetto, stima e condivisione profonda che mi ha fatto respirare un’umanità che, a volte, crediamo troppo rara per esistere.
La mia gratitudine è immensa e mi fa guardare al futuro con uno sguardo ancora più fiducioso, ma anche con una profonda fierezza per quella parte migliore dell’essere umano che spesso rimane nascosta e aspetta soltanto l’occasione giusta per emergere.

Io non ho nulla da insegnare. Con la mia arte e con la mia storia desidero soltanto dire che ci sono anch’io. Che ogni persona possiede un valore unico e irripetibile e che quel valore può emergere quando scegliamo di partire da ciò che abbiamo, invece di fermarci a ciò che ci manca, trasformando ogni possibilità in un’opportunità.
Forse è la stessa risposta che continuo a cercare anche nella domanda che dà il titolo al mio libro, Cosa ti manca per essere felice?. Dopo la puntata della Forma perfetta, quella domanda mi sembra ancora più attuale: forse la felicità inizia proprio quando smettiamo di misurarci con ciò che ci manca e impariamo ad abitare pienamente ciò che siamo.
Ogni volta che una storia riesce a farci guardare qualcuno con occhi nuovi, succede qualcosa anche dentro di noi. Si incrinano i pregiudizi, cadono le etichette, cambia la prospettiva. Non perché qualcuno ci abbia dato una lezione, ma perché abbiamo avuto il coraggio di fermarci davanti a una vita e di ascoltarla. E io ringrazio tutte le persone che, il 7 luglio, sono rimaste davanti alla mia storia, l’hanno accolta e l’hanno trasformata in piccoli semi di possibilità.
Porterò con me questa esperienza come uno dei doni più preziosi del mio percorso. Per la professionalità di tutta la squadra che l’ha resa possibile. Per la sensibilità di Domenico Iannacone, che ha il coraggio di fare una televisione che profuma di verità e di umanità. E soprattutto per tutte le persone che quella sera hanno scelto di fermarsi e ascoltare.

*Il presente testo è già apparso (con il titolo “Iannacone mi ha fatto sentire semplicemente Simona”) in “InVisibili”, blog del «Corriere della Sera.it». Viene qui ripreso, con diverso titolo e minimi riadattamenti al differente contenitore, per gentile concessione.

Share the Post: