«Molto spesso – scrive Mino Mammolenti, raccontando un po’ della sua vita, contraddistinta sin da subito da una diagnosi complessa – le limitazioni più gravose che una persona con disabilità si trova ad affrontare non derivano dalla propria condizione biologica, ma dall’ambiente sociale. E comprendere la disabilità significa superare i pregiudizi, abbattere le barriere culturali e promuovere una reale cultura dell’inclusione basata sul rispetto, sullo studio e sulla conoscenza diretta dei fatti»

Vorrei raccontare a tutti un po’ della mia vita, un cammino cominciato in salita fin dal primo istante. Sono nato con una diagnosi complessa, tetraparesi spastica, e fin da subito la sofferenza ha bussato alla mia porta, costringendomi a intraprendere un percorso lungo, articolato e spesso doloroso, fatto di continui “viaggi della speranza” e di numerosi interventi chirurgici nel corso degli anni.
Eppure, in questo viaggio lungo e tortuoso, non sono mai stato solo. Accanto a me ho sempre avuto due pilastri incrollabili, i miei genitori che con straordinaria dedizione, affetto profondo e un amore incondizionato, mi hanno accompagnato passo dopo passo, sostenendomi in ogni ricovero, in ogni sala d’attesa e in ogni riabilitazione, trasformando le difficoltà in momenti di unione.
Tuttavia, nonostante le barriere fisiche e le sfide quotidiane imposte dalla disabilità, non ho voluto che la mia vita si fermasse alla condizione medica. Ho vissuto bellissime esperienze, ho viaggiato, ho incontrato persone straordinarie e ho costruito ricordi preziosi. La disabilità fa parte di me, ma non ha mai definito l’intero perimetro delle mie possibilità.
Credendo però che non si possa parlare di disabilità senza conoscere davvero l’argomento e che la vera barriera non sia solo il deficit fisico, ma anche l’ignoranza e la mancanza di conoscenza da parte di chi giudica dall’esterno, con il passare degli anni io stesso ho avvertito un forte desiderio di risposte e sentito l’esigenza profonda di studiare da vicino il mondo della disabilità, affrontandolo non solo come un vissuto personale, ma anche con approccio analitico e culturale. Volevo e voglio capire da dove arrivano davvero i nostri reali deficit fisici e dove, invece, iniziano i limiti imposti dall’esterno.
Molto spesso, infatti, le limitazioni più gravose che una persona con disabilità si trova ad affrontare non derivano dalla propria condizione biologica, ma dall’ambiente sociale. Derivano dall’incompetenza intesa nel suo senso letterale: la mancanza di conoscenza e di familiarità con il tema.
È quindi fondamentale ribadirlo con forza: non si può parlare o giudicare se non si conosce a fondo l’argomento.
A questo punto, avere raccontato un po’ della mia storia non è servito certo a cercare compassione, ma a cercare di costruire un ponte di consapevolezza: comprendere la disabilità significa infatti superare i pregiudizi, abbattere le barriere culturali prima ancora di quelle architettoniche e promuovere una reale cultura dell’inclusione basata sul rispetto, sullo studio e sulla conoscenza diretta dei fatti.
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