Il “Piano Casa” e le persone con disabilità

di HandyLex*
Il cosiddetto “Piano Casa”, entrato in vigore con la Legge 116/26, interviene sul diritto all’abitare delle persone con disabilità promuovendo da un lato un modello abitativo maggiormente inclusivo, imponendo cioè che gli interventi previsti siano orientati ai princìpi dell’accessibilità e della progettazione universale; rafforzando dall’altro lato gli strumenti di sostegno economico destinati a favorire l’accesso e la permanenza nell’abitazione da parte delle persone in condizioni di maggiore vulnerabilità

Persona con disabilità in carrozzina in cucinaProgramma di interventi con i quali si intende contrastare il disagio abitativo e aumentare l’offerta di alloggi a prezzi calmierati attraverso progetti di rigenerazione urbana, valorizzazione dell’edilizia residenziale pubblica e sostegno all’edilizia sociale, il cosiddetto “Piano Casa”, entrato recentemente in vigore tramite la Legge 116/26 (conversione con modificazioni del Decreto Legge 66/26), interviene sul diritto all’abitare delle persone con disabilità attraverso un duplice approccio. Da un lato, promuove un modello abitativo maggiormente inclusivo, imponendo che gli interventi previsti siano orientati ai princìpi dell’accessibilità e della progettazione universale; dall’altro, rafforza gli strumenti di sostegno economico destinati a favorire l’accesso e la permanenza nell’abitazione da parte delle persone in condizioni di maggiore vulnerabilità.
L’intervento del Legislatore non si è quindi limitato a prevedere specifiche agevolazioni, ma ha anche voluto incidere sui criteri che devono guidare la realizzazione degli interventi edilizi. La norma stabilisce infatti che gli interventi realizzati debbano garantire, su base di uguaglianza con gli altri, l’accessibilità, l’autonomia, la sicurezza e la piena fruibilità degli edifici da parte delle persone con disabilità, nel rispetto dei princìpi e delle regole tecniche della progettazione universale.
Si tratta di un passaggio rilevante perché supera una visione limitata al solo abbattimento delle barriere architettoniche. L’accessibilità diventa così un elemento strutturale della politica abitativa e non un intervento meramente correttivo.

Accanto poi agli aspetti legati alla qualità e alla fruibilità degli alloggi, la legge interviene anche sul versante dell’accesso al credito per l’acquisto dell’abitazione principale. Tra le misure più significative rientra l’ampliamento delle categorie prioritarie ammesse al Fondo di Garanzia per la prima casa istituito dalla Legge 147/13.
Tra i beneficiari rientrano ora sia le persone con disabilità grave riconosciuta ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 104/92, sia i componenti di nuclei che convivono da almeno due anni con un familiare in condizione di disabilità permanente accertata dalla medesima legge.
Per queste categorie, dunque, è prevista una garanzia pubblica sulla quota capitale del finanziamento, elevabile fino all’80 per cento in presenza di un reddito ISEE non superiore a 40.000 euro annui.
La modifica rafforza la funzione sociale del Fondo, rendendo più agevole l’accesso al credito per l’acquisto dell’abitazione principale da parte delle persone con disabilità e delle famiglie che quotidianamente sostengono percorsi di assistenza e cura.
Da ricordare che la domanda per accedere al Fondo di Garanzia per la prima casa può essere presentata utilizzando la modulistica disponibile sul sito della CONSAP (a questo link).

*Centro Studi Giuridici HandyLex della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie).

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