Proroga dell’Osservatorio Nazionale: la continuità si trasformi in partecipazione, monitoraggio e risultati concreti

di Vincenzo Falabella*
«La proroga per ulteriori tre anni dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità – scrive Vincenzo Falabella – garantisce la continuità. Adesso occorre trasformarla in partecipazione, monitoraggio e risultati concreti, affinché le riforme non rimangano enunciazioni di principio, ma diventino strumenti effettivi di libertà, autodeterminazione, pari opportunità e piena cittadinanza per tutte le persone con disabilità»

Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con DisabilitàLa proroga per ulteriori tre anni dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità rappresenta un passaggio importante per assicurare continuità istituzionale in una fase particolarmente significativa per le politiche italiane sulla disabilità. Il Decreto del Presidente del Consiglio del 7 agosto scorso, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 1° settembre, ha infatti disposto la prosecuzione dell’attività dell’Osservatorio oltre la scadenza del precedente triennio, fissata al 31 agosto 2026. Una scelta, questa, che assume particolare rilievo alla luce dei processi di trasformazione oggi in corso nel nostro Paese.
Nei prossimi anni, infatti, occorrerà accompagnare e monitorare l’attuazione del Decreto Legislativo 62/24, applicativo della Legge Delega 227/21 in materia di disabilità, con il nuovo sistema di valutazione della disabilità, la valutazione multidimensionale e il Progetto di Vita individuale, personalizzato e partecipato. Parallelamente sarà necessario tradurre in interventi concreti le indicazioni contenute nel terzo Piano di Azione Nazionale triennale per la promozione dei diritti e l’inclusione delle persone con disabilità.
In questo quadro, l’Osservatorio è chiamato a svolgere fino in fondo le proprie funzioni di partecipazione, proposta, confronto e monitoraggio delle politiche pubbliche. La proroga di esso era quindi necessaria e rappresenta una scelta di responsabilità istituzionale. Un’interruzione dell’Osservatorio, infatti, avrebbe prodotto un vuoto proprio nel momento in cui alcune delle più rilevanti riforme degli ultimi anni devono passare dalla dimensione normativa alla loro concreta applicazione nella vita quotidiana delle persone.

Negli ultimi mesi il dibattito intorno all’Osservatorio è stato accompagnato anche da discussioni e contrapposizioni riguardanti la composizione di esso, la sua rappresentanza e le modalità di funzionamento. Un confronto certamente legittimo in un organismo chiamato a rappresentare sensibilità, esperienze e competenze differenti. E tuttavia, la proroga deve segnare anche l’avvio di una nuova fase, lasciando alle spalle le polemiche che hanno caratterizzato questi mesi. Le differenze di valutazione, infatti, fanno parte del confronto democratico e devono poter essere espresse, ma oggi abbiamo davanti responsabilità troppo importanti per consentire che le contrapposizioni prevalgano sui contenuti. Dobbiamo tornare a concentrarci sui diritti delle persone con disabilità e sulla loro effettiva esigibilità.

Il rinnovo, dunque, non può essere considerato un punto di arrivo. Al contrario, deve rappresentare la condizione per rafforzare ulteriormente il lavoro dell’Osservatorio. E uno dei principali banchi di prova, come detto, sarà l’attuazione del Decreto Legislativo 62/24 il quale ha sancito una riforma che ha introdotto un cambiamento profondo nell’approccio alla disabilità, ponendo al centro la persona, i suoi desideri, le sue aspettative e le condizioni necessarie per permetterle di scegliere il proprio percorso di vita.
Proprio per la portata di questo cambiamento sarà indispensabile verificare attentamente ciò che accadrà nei territori, prevenendo il rischio di disomogeneità nell’applicazione della riforma e individuando tempestivamente eventuali criticità organizzative, procedurali o legate alla disponibilità delle risorse. Una riforma, infatti, non può essere valutata soltanto sulla base della qualità delle norme approvate. Deve essere misurata soprattutto per gli effetti che produce concretamente sulla vita delle persone. Il compito dell’Osservatorio sarà pertanto anche quello di osservare ciò che avviene nel Paese, valorizzare le esperienze positive e segnalare con chiarezza eventuali ritardi o criticità che richiedano interventi correttivi.

Altrettanto significativo sarà il lavoro sul Piano di Azione Nazionale, che dovrà essere accompagnato da obiettivi verificabili, tempi definiti, responsabilità chiare e strumenti adeguati di monitoraggio. Dentro questo percorso resta centrale il principio della partecipazione delle persone con disabilità e delle organizzazioni che le rappresentano, in coerenza con la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità e con il principio del Nulla su di Noi senza di Noi. Una partecipazione che non può limitarsi a una consultazione formale, ma deve incidere concretamente sulla progettazione, sull’attuazione e sulla valutazione delle politiche.
Abbiamo davanti tre anni di lavoro impegnativo e l’Osservatorio deve essere il luogo nel quale istituzioni, persone con disabilità, organizzazioni rappresentative ed esperti possano confrontarsi nel rispetto delle diverse posizioni, ma con un obiettivo comune: costruire risposte capaci di tradurre i principi e le norme in diritti concretamente esercitabili». La vera sfida, quindi, inizia ora e la continuità istituzionale assicurata dalla proroga dell’Osservatorio deve tradursi in una capacità ancora maggiore di monitorare l’attuazione delle riforme, mettere in evidenza le criticità, avanzare proposte e contribuire affinché le politiche pubbliche siano realmente coerenti con il paradigma dei diritti umani sancito dalla Convenzione ONU. Non sarà infatti la discussione sulla composizione dell’Osservatorio a determinarne il valore, ma la capacità di tale organismo di incidere concretamente sui processi in corso e di contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie. È su questo terreno che tutti saremo chiamati a misurare il lavoro dei prossimi tre anni.

La proroga garantisce dunque la continuità. Adesso occorre trasformarla in partecipazione, monitoraggio e risultati concreti, affinché le riforme non rimangano enunciazioni di principio, ma diventino strumenti effettivi di libertà, autodeterminazione, pari opportunità e piena cittadinanza per tutte le persone con disabilità.

*Presidente nazionale della FISH (Federazione Italiana per i Diritti delle Persone con Disabilità e Famiglie), componente dell’Osservatorio Nazionale sulla Condizione delle Persone con Disabilità e consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro).

Share the Post: